I cancelli della mente

Il dialogo tra Mimmo Leonetti e Francesco Alberoni sulla paura della libertà

Tra Nietzsche, fede, stato nascente e volontà creatrice, un viaggio filosofico nell’uomo che costruisce da sé le proprie prigioni mentali e può ancora trovare il coraggio di aprirle.

I cancelli della mente di Mimmo Leonetti, con postfazione di Francesco Alberoni, è più di un libro. È la fotografia di un incontro: quello tra la filosofia rapsodica di uno scrittore e la sociologia dello stato nascente di uno dei più grandi intellettuali italiani. L’opera, edita da GIZETA in edizione speciale, ruota attorno a una tesi radicale: le prigioni più resistenti non sono fuori, ma dentro di noi.

1. I cancelli siamo noi: la paura della libertà

Alberoni apre la postfazione con una definizione che ribalta la prospettiva comune. I cancelli della mente sono le barriere, i dogmi, i miti, i pregiudizi che noi stessi abbiamo costruito per imbrigliare il pensiero. Non sono imposti da un potere esterno. Sono autocostruiti.

Perché l’uomo si imprigiona da solo? Per Alberoni la risposta è nella natura umana: la sua illimitata libertà creativa lo spaventa. È come se si trovasse sempre al centro di una tempesta di venti. La libertà assoluta è vertigine. Allora l’uomo edifica una muraglia sicura, un castello, una torre fatta di certezze immutabili. Sono le ideologie, le fedi dogmatiche, le abitudini mentali. Proteggono, ma accecano. Chi si rifugia lì dentro non potrà più vedere i grandi spazi che lo circondano, le montagne, il mare, i cumuli di nubi e gli altri uomini nella loro diversità.

Qui Alberoni riconosce in Leonetti il suo stesso tema: il passaggio dallo stato nascente all’istituzione. Il castello è l’istituzione cristallizzata. Il cancello chiuso è la fine del movimento, la morte della creatività.

2. Dio è morto, ma gli idoli restano: la filosofia del giorno

Il cuore filosofico del libro, secondo Alberoni, è un’interpretazione di Friedrich Nietzsche. Leonetti riprende l’annuncio “Dio è morto” per portarlo alle conseguenze estreme. Se Dio è morto, scrive, non bisogna più costruire nuovi idoli. Eppure gli uomini hanno continuato a farlo: la ragione, il progresso, la patria, le ideologie, i miti.

Sono questi i nuovi cancelli: abbiamo sostituito un assoluto con altri assoluti laici, pur di non affrontare il vuoto esistenziale. Leonetti propone allora tre filosofie del tempo:

  • Filosofia del mattino: accettare il vuoto. Capire che il mondo vero non è il mito, il paradiso o l’iperuranio di Platone. È il risveglio, lo stato nascente.
  • Filosofia del meriggio: dire di sì alla vita creando nuovi valori con la volontà di potenza. Non subire il vuoto, ma riempirlo con azione creatrice.
  • Filosofia del tramonto: non c’è progresso, ma il cammino dell’akrasia. L’akrasia greca è la debolezza della volontà, l’agire contro il proprio giudizio. È la dismisura che trova limite soltanto nella volontà libera e nell’accettazione della contraddizione.

3. OSA!!!!!: la volontà come chiave

Alle pagine 15 e 17 compare un titolo ricorrente: Ingranaggi della mente OSA!!!!!. È l’imperativo di Alberoni. La risposta ai cancelli non è la rivolta caotica, ma l’azione cosciente. Solo l’azione dà la felicità. “Siete voi stessi che dovete essere l’agente del vostro cambiamento, non farvi imbrigliare dai cancelli della mente che altri hanno messo sul vostro cammino”.

Alberoni precisa: Leonetti non invita al disordine. Invita alla responsabilità. E porta due modelli: Socrate e l’amicizia. Socrate muore per fedeltà alla ragione e così crea il passaggio dal mito alla ragione e la nascita dell’umanesimo. L’amicizia, valore supremo, è quella di chi dona tutto se stesso, come quella di Davide e Gionata, ma anche di Abramo e il suo Dio. Non interesse, ma dono.

4. Trasformare il male in bene: la fede come slancio

La conclusione di Alberoni è teologica e rivoluzionaria insieme. Il messaggio di Leonetti è quello della fede illuminante, dell’esperienza elevata, sublime, di cui non occorre aver paura e che supera i limiti dei cancelli. È una fede che non è dogma, ma conversione del cuore.

Solo questa libertà entusiasta, questo superare di slancio i cancelli della mente, permette la formula centrale del libro: “Non esiste male che non passi al bene”.

Per Alberoni, Leonetti ha scritto un’opera filosofico-poetica che indica una via: dopo aver mostrato la prigionia dell’illusione, invita a lasciarsi travolgere dall’infinito orizzonte dell’universo con una mente nuova, rinnovata e continuamente rinascente.

Conclusione: lo stato nascente dell’individuo

I cancelli della mente è Movimento e istituzione applicato all’anima singola. Se Alberoni nel 1977 studiava come nascono i movimenti collettivi, qui accompagna con una postfazione un autore che studia come nasce il movimento interiore.

Il cancello è l’istituzione della mente. OSA!!!!! è l’appello allo stato nascente. La mente rinnovata e continuamente rinascente è l’uomo che accetta di vivere nella tempesta di venti senza costruirsi torri. È l’uomo che ha capito che i cancelli li aveva messi lui, e lui solo può aprirli.

In un’epoca che moltiplica ideologie, algoritmi e comfort zone identitarie, il dialogo Leonetti-Alberoni suona come un manifesto: la vera prigione non ha sbarre esterne. E la chiave non è fuori. È la volontà di vedere di nuovo montagne, mare e gli altri uomini.

Mimmo Leonetti
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