
Tra uno shopping duty-free e una stretta di mano, Trump e Putin si incontrano per “preparare la pace”. Tre anni e mezzo di guerra, migliaia di vittime, e l’Europa resta in corridoio.
C’è chi a Ferragosto va al mare e chi, invece, vola in Alaska. Donald Trump e Vladimir Putin hanno scelto la seconda opzione, ufficialmente per discutere di pace, ufficiosamente per capire se il Muktuk si abbina meglio all’acqua tonica o alla vodka.
L’evento è così importante che, per l’occasione, il Tesoro americano ha concesso ai russi una “licenza” per fare acquisti sul suolo USA fino al 20 agosto. Diplomazia gastronomico-commerciale: si parla di cessate il fuoco, ma intanto si fanno scorte di souvenir e halibut fresco.
Putin non ha cambiato spartito: la pace passa per mezza Ucraina in regalo, niet NATO per Kiev e addio alle sanzioni. Tre punti fermi, come le zampe di un orso polare che non intende muoversi. Trump, in versione sceriffo, ha risposto con un classico “o la smetti o saranno guai”, promettendo sanzioni ancora più pesanti… salvo alleggerirle giusto per Ferragosto, che rovinare la festa sarebbe da maleducati.
E l’Europa? Come sempre, in sala d’attesa, sfogliando riviste vecchie e cercando di convincersi che “questa volta sarà diverso”. I leader europei si dicono rassicurati: nessun accordo sui territori senza il sì di Kiev. Peccato che Mosca abbia già ribadito che la sua posizione “rimane invariata”. Tradotto: la partita si gioca tra Washington e Mosca, gli altri possono guardare dagli spalti.
Sul campo, intanto, il copione è lo stesso: offensiva russa a est, controffensive ucraine altrove, e un bilancio di sangue che cresce. Ma ad Anchorage, tra una foto di gruppo e un brindisi, il tempo scorre con calma artica.
Forse, dopo il Ferragosto, ci sarà un secondo incontro: magari per Natale, con grigliata inclusa. Del resto, la pace, come certi piatti, “rende meglio se servita fredda”.
Giuseppe Arnò



















