Europa, svegliati: il mondo non aspetta i tuoi sbadigli

Tra golden power in salsa Dragone, minacce d’oltreoceano e sonnellini istituzionali, il Vecchio Continente prova a capire che fine vuole fare.

 

 

Tutto sbagliato, tutto da rifare? No: come direbbe il Bartali dei giorni nostri, “tutto superato, tutto da rifare”. Perché se c’è una costante nella nostra epoca di accelerazioni improvvise è che noi europei arriviamo sempre un paio d’ore dopo, come quei passeggeri che perdono il treno… e poi se la prendono con l’orologio della stazione.

Eppure, sarebbe ora di spalancare gli occhi: cambiano i governi, cambiano le alleanze, cambia perfino il destino della nostra sopravvivenza, politica, economica e culturale. Mentre ci distraiamo con la solita cronaca di giornata, là fuori si consumano partite che decidono il nostro futuro. E noi, diligenti, prendiamo appunti su ciò che conta poco, ignorando ciò che pesa davvero.

Prendiamo la vicenda dei bambini ucraini riportati a casa da Melania: un gesto nobile, certo, ma simbolico. Una goccia in un oceano di minori trasferiti in Russia con destini opachi. La geopolitica umanitaria è faccenda complessa; a noi, invece, piacciono le storie brevi e leggere, da 45 secondi su TikTok.

Nel frattempo, sul fronte dei materiali critici, quelli veri, che decidono se domani avremo industrie funzionanti o solo ricordi gloriosi, Bruxelles allestisce un piano da tre miliardi l’anno. Un piccolo miracolo, considerando che nella capitale comunitaria per ogni idea servono tre riunioni, due rinvii e un compromesso che non scontenti nessuno, a parte la realtà.

E però, sorpresa: sembra apparso un principe azzurro. No, non quello delle favole, quello non passa più da anni. Parliamo del golden power “confezione Dragone”, un marchingegno per evitare che la Cina trasformi l’Europa in un gigantesco outlet di marchi storici in saldo. L’affaire Riello lo dimostra: marchio italiano, destino incerto, interessi cinesi in agguato. E l’esperienza insegna che dopo l’acquisto arrivano, puntuali come un’interrogazione parlamentare, le delocalizzazioni e le promesse rimaste sulla carta.

In patria, però, qualcuno si muove: Meloni a Tokyo, Tajani in India. Sembra la versione diplomatica del “chi prima arriva meglio alloggia”: l’idea è garantirsi una via d’uscita nel caso in cui il castello europeo dovesse scricchiolare più del solito. A rendere il quadro più frizzante arriva pure la querelle tra Albanese e Il Giornale, con Cerno che smaschera, denuncia, rivela, illumina, insomma, fa il mestiere di chi oggi deve urlare per farsi capire. Che la politica non aiuti a risolvere i problemi, lo sapevamo; che li aumenti con zelo, è ormai conferma quotidiana.

E poi c’è lui, Donald Trump, che come un moderno profeta del malaugurio lancia anatemi sul destino dell’Europa: “possibile fine della sua civiltà”. Una minaccia? Un avvertimento? O solo una delle sue abituali carezze diplomatiche? Fatto sta che la nuova Strategia di Sicurezza Usa parla chiaro: meno difesa europea finanziata da Washington, rapporti più freddi, e una bella spruzzata di dazi per ricordarci chi comanda davvero nel mercato globale. Mano tesa a Mosca, bacchettata a Bruxelles. Fidarsi? Sì, ma solo se si è disposti poi a recitare il mea culpa.

Conclusione
E allora, che vogliamo fare? Partecipare alla “Guerra dei troni” con l’elmo di latta e la spada di legno? O decidere una volta per tutte se vogliamo contare qualcosa? Rafforzare la difesa comune? Rinegoziare alleanze? Cercare un nuovo equilibrio tra Washington, Mosca e Pechino? L’Europa è davanti allo specchio: o si mette in linea, o rischia che la storia la metta in liquidazione.

E ricordiamoci, come avrebbe scritto Montanelli: il problema non è che l’Europa dorma; è che quando finalmente si sveglia, spesso si accorge di essersi addormentata nel posto sbagliato.

Giuseppe Arnò

Subscribe
Notificami
guest

2 Comentários
Inline Feedbacks
View all comments
NOTIZIE CORRELATE

Vedi anche

di Francesco Lenoci * PREMIO MARIO CAMPUS Perché accadono le cose? Ce l’ha insegnato Padre Pio: per il combinarsi delle.

    È morta la Giustizia! Con queste parole Alberto Sordi, ne “Il Marchese del Grillo”, si giustifica con Papa Pio VII.

Ferrari riaccende il Mondiale Costruttori: tutto si decide ad Abu Dhabi! Il GP del Qatar è stato un concentrato di.