Europa cercasi: istruzioni per diventare potenza (e per non perdere l’anima)

 

Draghi predica l’unità, il mondo si divide, la Svizzera inciampa: tra grandi strategie e piccole delusioni europee

Mario Draghi, insignito della laurea honoris causa a Leuven, ha fatto ciò che gli riesce meglio: parlare chiaro a chi finge di non capire. L’Europa, ha detto in sostanza, rischia di diventare una terra di mezzo: subordinata, divisa, deindustrializzata. Gli Stati Uniti cercano il dominio, la Cina l’espansione silenziosa, e nel mezzo c’è un’Unione che spesso scambia la prudenza per strategia e l’unanimità per virtù.

Il messaggio è fin troppo limpido: un’Europa incapace di difendere i propri interessi non potrà a lungo difendere nemmeno i propri valori. Tradotto per i meno avvezzi al linguaggio dei consessi accademici: o ci si consegna a una delle due superpotenze, oppure si trova il coraggio di diventare adulti. La terza via esiste, ma richiede un prezzo: un’Europa federata, politicamente coesa, capace di decidere senza restare ostaggio dei veti incrociati. Il caso Groenlandia, con le sue improvvise centralità geopolitiche, insegna più di molti trattati.

Con tutto il rispetto per il demiurgo Draghi, non siamo davanti a rivelazioni esoteriche. Persino il quivis de populo intuisce che un gruppo che condivide davvero un obiettivo può raggiungere l’impossibile. Diventare la terza potenza mondiale non è una missione impossibile; è una missione scomoda. Implica riscrivere regole, archiviare l’unanimità, rivedere criteri di adesione e, soprattutto, sentirsi cittadini europei prima che collezionisti di bandiere nazionali. Volere è potere, sì. Ma volerlo davvero è tutta un’altra faccenda. E quanto alle teste pensanti, sarebbe ora che pensassero sul serio, oppure lasciassero spazio a chi è ancora capace di farlo.

Mentre a Leuven si discute di destini globali, a Milano il presidente Mattarella si reca a sorpresa al Niguarda per incontrare i feriti di Crans-Montana. Un gesto umano, doveroso, che stride con la freddezza amministrativa del dopo tragedia. Dal Vallese arrivano promesse, rassicurazioni, tempi tecnici. Intanto, però, alle vittime arrivano le bollette delle spese mediche. I risarcimenti? Annunciati, diluiti, parziali: 45 pagamenti su quasi 150 vite spezzate.

C’era una volta la Svizzera, esempio di precisione, equità e senso della responsabilità. Oggi resta la contabilità, puntuale come sempre. 

Per concludere
Forse l’Europa diventerà una potenza quando smetterà di parlare solo di valori e inizierà a praticarli, anche nei dettagli. E forse la Svizzera tornerà a essere la Svizzera quando capirà che la puntualità è una virtù, ma la giustizia senza cuore è solo un modulo compilato correttamente.

Giuseppe Arnò

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