Dalla cristianità trasversale d’un tempo all’attuale laicismo assurdo europeo.
Abbottonata intervista al console generale della Federazione Russa a Milano



Settimo (Pescantina, Verona) – Un evento storico-rievocativo, con proiezioni nell’attualità, passato immeritatamente in sordina, se non bollato, minimizzato o compatito quale russofilo per certi accostamenti “scomodi”, all’indice d’un odierno, balbettante diritto di critica, disciplinato dall’art. 21 della Costituzione italiana.
Nell’accogliente e suggestiva location di Villa Bertoldi, risalente al XVII secolo, l’Associazione culturale Veneto-Russia, presieduta da Palmarino Zoccatelli, ha tenuto il suo nono evento commemorativo della vittoria cristiana nella Battaglia di Lèpanto (in greco Nàfpaktos, Nàupaktos, affacciata sul golfo omonimo, parte interna del golfo di Corinto, nonché frazione del comune di Nafpaktia, in Grecia occidentale), del 7 ottobre 1571.
Lo scontro in mare avvenne durante la guerra di Cipro tra le navi musulmane dell’Impero Ottomano e quelle cristiane della Lega Santa (unite dalle insegne pontificie), metà delle quali appartenenti alla Repubblica di Venezia e con le altre soggette all’Impero spagnolo (inclusi i regni di Napoli, Sicilia e Sardegna), allo Stato Pontificio, alla Repubbliche di Genova e Lucca (aggregate alle galee genovesi), ai Cavalieri di Malta, al Granducato di Toscana, ai ducati di Savoia, Urbino, Ferrara, Parma e Piacenza, Mantova. L’unione alleata, condotta da Don Giovanni d’Austria, sconfisse le forze ottomane, comandate da Müezzinzade Ali Pascià, morto in battaglia.
Il titolo dell’incontro pubblico s’è barcamenato, con un pizzico di polemica, tra ieri ed oggi: “Lèpanto 1571: l’Europa cristiana sconfigge i turchi. 2025: l’Europa laicista fa guerra alla Russia cristiana. Un paradosso nella storia europea”.
Coordinato dallo stesso Zoccatelli, il corposo programma ha visto dapprima i saluti di Vito Comencini (ex deputato della Lega per Salvini Premier ed ora leader di Popolo Veneto) nel giorno del suo compleanno e, poi, l’intervento di Mauro Murgia, dell’Associazione “Amici di Beslan”, in merito al suo ultimo viaggio appunto a Beslan (tragico teatro della famigerata strage, avvenuta fra il 1º e il 3 settembre 2004, perpetrata da fondamentalisti islamici e separatisti ceceni nella scuola Numero 1 della cittadina nella repubblica autonoma dell’Ossezia del Nord, nel Caucaso).
È seguito il videosaluto di mons. Carlo Maria Viganò (che, nel giugno 2024, è stato accusato di scisma dal Dicastero per la dottrina della fede e, il 5 luglio successivo, lo stesso organismo vaticano l’ha dichiarato colpevole del delitto canonico di scisma, ribadendo d’essere incorso nella scomunica latae sententiae a causa del suo “rifiuto di riconoscere e sottomettersi al Sommo Pontefice, della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti e della legittimità e dell’autorità magisteriale del Concilio Ecumenico Vaticano II”. Scomunica non riconosciuta dall’interessato, affermando di voler proseguire a celebrare le funzioni religiose).
A mons. Viganò è succeduto il lucido esame di realtà contemporanee esposto da Gianandrea Gaiani, già reporter di guerra in vari fronti, attuale opinionista su emittenti televisive e direttore responsabile di “Analisi Difesa”, primo magazine online in Italia a trattare argomenti militari e di difesa, anche sotto il punto di vista tecnico-industriale.
Sono poi seguiti i contributi di Antonio Imperatore (“Amici della Russia Imperiale”), Dmitry Shtodin (console, con grado diplomatico di Ministro Straordinario e Plenipotenziario di 1^ Classe, del Consolato generale della Federazione Russa a Milano), Velimir Tomovic (giornalista e documentarista), Nicola Cavedini (presidente del Comitato Celebrazione Pasque Veronesi), Riccardo Pasqualin (che ha presentato il suo libro-ricerca “Il Codino. Un giornale padovano filocarlista”, Edizioni Solfanelli, 2024), Vincenzo Lorusso (giornalista freelance nel Donbass, autore di “De russofhobia”, 4 Punte Edizioni, 2025) in videomessaggio.
Al termine dell’articolata disamina, il console generale Shtodin (Vladivostok, 1963, in servizio presso il ministero degli Affari esteri di Mosca dal 1989), alquanto riservato e cauto nell’esprimere pareri, ha, in qualche maniera, replicato ad alcune domande d’attualità internazionale.
Dmitry Shtodin: «Israele e Palestina? Due Stati! Russia ed Ucraina?
C’è un negoziato che si svolge!»
– In Italia si sta passando dalla russofobia all’israelofobia per la questione Israele-Palestina. Cosa ne pensa?
Il console, dopo aver scosso la testa in senso di non disponibilità a rispondere, ha infine affermato: «Non è nostro compito, per favore, per favore. Non posso nemmeno dare commenti a questo riguardo, no. La posizione del governo di Mosca è solo questa: la soluzione di questo conflitto è due Stati. Non le posso dire nient’altro. L’esistenza di due Stati, palestinese ed israeliano».
– Pare che Putin abbia approvato il piano di Trump per Gaza.
«Non ho ancora sentito gli argomenti del suo portavoce (Dmitrij Sergeevič Peskov, n.d.a.) e per questo non le posso dire qualcosa».
– E per quanto riguarda la guerra tra Russia ed Ucraina, l’“Operazione militare speciale” di Mosca nei confronti di Kyïv , quando pensa potrà avere termine?
«Guardi, è stato avviato un processo di negoziati, c’è un negoziato che si svolge, dobbiamo pazientare. Nient’altro, nient’altro, nient’altro».
– Anche perché lo stesso presidente ucraino Zelens’kyj non è più legittimato al potere, il suo mandato, infatti, è scaduto.
«Ci sono colloqui tra due delegazioni, russa ed ucraina, ecco. Non abbiamo contatti diretti con l’amministrazione degli Stati Uniti. Insomma, questi due formati di negoziato dovrebbero dare dei risultati. Poi vedremo cosa avremo come esito».
– Ci sarà un’evoluzione anche per i buoni rapporti tra Putin e Trump?
«Sì, c’è un buon rapporto con il nostro presidente che sottolinea personalmente quello che fa di positivo Trump. Voi lo sapete molto bene».
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi



















