Ehilà Europa, qualcuno a Bruxelles è ancora sveglio?  

Tra le piccate risposte a Trump, le invettive di Musk e le indignazioni di rito, resta irrisolto il nodo vero: un’Unione guidata più da equilibri politici che da competenza tecnica. E i risultati, scandali compresi,  continuano a ricordarcelo.

 

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Se c’è una costante nella vita dell’Unione europea, è la sorprendente capacità di offendersi senza mai mettersi in discussione. Arriva la nuova strategia di sicurezza nazionale Usa, firmata Trump, e Bruxelles si affretta a comunicare, con tono severo: “Sulle nostre regole decidiamo noi.”
Per carità, legittimo. Ma detta così, suona un po’ come il grido dell’alunno che non ha fatto i compiti, e spera che al professore non venga in mente di chiederglieli.

L’Europa spiegata a Trump… sperando che non faccia domande

Il portavoce della Commissione annuncia che “le decisioni dell’Ue si prendono nell’Ue”. Una rivelazione che ha lasciato di stucco almeno tre persone: due stagisti a Palazzo Berlaymont e un passante.
Gli altri, compreso Trump, già immaginano l’Unione come quel vecchio zio che dice di essere in forma, salvo poi non riuscire ad aprire un barattolo di marmellata.

Il ministro Crosetto, che almeno la realtà la guarda in faccia, ricorda l’ovvio: gli Usa fanno gli Usa. Pensano alla Cina, alla tecnologia, alla supremazia del secolo. E l’Europa? Per Trump “non serve a niente”. Perché non ha risorse, non ha potere militare, non ha innovazione, e soprattutto non ha velocità.
Il che è buffo: un continente che ha inventato metà della scienza moderna, oggi riesce a perdere ogni gara anche contro Paesi che vent’anni fa non comparivano sulle mappe del progresso.

La partita dei grandi: Usa, Cina… e poi arriva Bruxelles a mani vuote

Trump ragiona in termini di forza e vantaggi. L’Ue invece parla di valori, parola che ormai significa tutto e niente.
Kallas, dal Forum di Doha, ci rassicura: “Gli Usa sono ancora il nostro maggiore alleato.” Per fortuna! Perché se domani decidessero di cambiare idea, all’Europa resterebbe giusto la capacità di mandare una forte email di protesta. Allegando un pdf.

Wilders e Orban si uniscono al coro, attaccando una Commissione percepita come “non eletta e totalitaria”. Ora, che Wilders veda totalitarismi ovunque è noto; che Orban difenda la libertà di parola fa sorridere.
Ma, spiace dirlo, l’argomento resta: la tecnocrazia di Bruxelles è diventata politicocrazia. Le poltrone si assegnano per equilibrio, non per competenza. E quando la tecnica dorme, la politica fa disastri.

Caso esemplare: la grande epopea delle scelte politiche scambiate per scelte scientifiche

È utile ricordarlo oggi che tutto traballa:
– Il mancato Piano pandemico, come confermato da Zaccardi, non fu un errore tecnico. Fu una scelta politica. E i risultati li abbiamo visti nelle cronache funebri più che nei documenti ufficiali.
– Sulla questione Hamas–Albanese spunta l’ennesimo capitolo della politica fai da te: viaggi pagati dall’Onu senza ricevute. Una trasparenza da pescheria del dopoguerra.
– Sul fronte continentale, si discute se l’Europa sia già sfasciata, mentre Gruber e Travaglio se lo rinfacciano in diretta tv: simbolicamente perfetto.

E poi, l’immancabile fiaba verde

Nell’orgia dei comunicati, arriva la consolazione: l’Ue sul green.
E c’è chi scrive: “Dovevamo aspettare gli americani per capire che l’alleanza sinistra–Verdi non serve a niente. Ma se lo dice Draghi, allora va bene.”
Il che suona come: quando l’idraulico te lo dice, non ci credi; quando te lo dice l’architetto col papillon, smonti casa in mezz’ora.

Poi arriva la realtà vera, non quella delle linee guida:
Chernobyl lancia un allarme perché lo scudo non blocca più le radiazioni.
Qui non servono comunicati, né indignazioni. Qui servono ingegneri, tecnici, scienziati veri. Non i soliti nominati politici che decidono su dossier che non saprebbero neanche riassumere.

E ogni tanto, per fortuna, l’Europa che funziona: quella dei cuochi

Almeno una buona notizia: il talento italiano che brilla.
Sodano e Genovese, quattro stelle e quattro mani, riuniscono maestro e allievo in una serata di alta cucina.
Forse l’unico settore dove l’Europa non mette bocca: infatti funziona.

Conclusione

L’Europa ribadisce che decide da sola. E ha ragione.
Il problema è come decide. E con chi.
Perché se continuiamo a mettere ai posti chiave persone scelte per bilanci politici, e non per competenza, l’Ue potrà anche decidere tutto da sola…
…ma continuerà a sbagliare in perfetta autonomia.

di Redazione

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