Due fuochi e una speranza

Dal Papa in Spagna ad Antonelli a Montecarlo: quando le fiamme possono illuminare invece che bruciare

C’è un fuoco che divora e un fuoco che illumina. In questi giorni l’attualità ce ne offre due esempi, assai diversi tra loro, ma curiosamente accomunati dalla stessa metafora.

Da una parte c’è Papa Leone, impegnato nel suo viaggio apostolico in Spagna tra Madrid, Barcellona e le Canarie. Un’agenda fitta di incontri con i reali, con il premier Sánchez, con le vittime degli abusi e con quanti vivono il dramma delle migrazioni. Temi pesanti come macigni, sui quali il Pontefice continua a battere un tasto che il mondo sembra ascoltare con attenzione intermittente: la pace.

Il Papa ha definito ingiusta la guerra e ha invocato il negoziato per i conflitti che insanguinano il pianeta. Fa il suo mestiere, verrebbe da dire, e lo fa con la tenacia di chi continua a lanciare secchi d’acqua su un incendio che altri si ostinano ad alimentare. Resta però la domanda che accompagna ogni appello alla pace: basteranno le parole a fermare i professionisti della guerra?

La storia non induce a facili ottimismi. Un conflitto si spegne e un altro si accende. L’umanità sembra aver trasformato l’emergenza in abitudine e la guerra in una sorta di rumore di fondo permanente. Forse Eraclito non aveva tutti i torti quando descriveva il mondo come un “fuoco vivo in eterno”, destinato ad accendersi e spegnersi secondo tempi che sfuggono alla comprensione degli uomini.

Dall’altra parte troviamo un altro tipo di incendio: quello mediatico che accompagna ogni giovane talento dello sport moderno. Qui entra in scena Andrea Kimi Antonelli, reduce dall’ennesima prestazione che ha confermato il suo straordinario potenziale.

Attorno a lui arde un fuoco diverso: quello dei social network, degli opinionisti istantanei, degli esperti a gettone e dei critici professionisti che oggi celebrano e domani processano. È un incendio meno devastante delle guerre, ma non per questo facile da attraversare.

Eppure il giovane pilota bolognese sembra possedere una qualità sempre più rara: la capacità di non farsi consumare dalle fiamme della notorietà. A diciannove anni regge pressioni che farebbero vacillare molti veterani. Tanto da sorprendere persino chi, come Toto Wolff, è abituato a frequentare il talento ad altissima velocità.

Forse la vera notizia non è la maturità di Antonelli, ma la nostra crescente sorpresa nel vedere un ragazzo comportarsi da adulto. Segno che il problema potrebbe non essere l’accelerazione delle nuove generazioni, bensì una certa decelerazione delle vecchie.

Alla fine, dovendo scegliere tra i due fuochi, la preferenza è inevitabile. Quello che alimenta guerre, divisioni e tragedie merita di essere spento. Quello che accende il talento, la passione e la speranza può continuare a bruciare.

Montanelli, probabilmente, avrebbe concluso osservando che il mondo non smette mai di giocare con il fuoco: la differenza sta nel capire se lo usa per incendiare una casa o per accendere una lampada. Oggi, purtroppo, di incendiari ce ne sono molti; di lampionai, un po’ meno. Ma finché qualcuno continua a provarci, dal Vaticano a un circuito di Formula 1, vale la pena conservare un filo di fiducia.

Giuseppe Arnò

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Foto Canva remix

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