Quando una regione diventa laboratorio politico e gli alleati iniziano a contarsi più che a sommarsi
La miccia, questa volta, sembra essere stata accesa in Calabria. La serpentina corre lungo gli Appennini e il botto, se le premesse saranno confermate, potrebbe sentirsi alle prossime elezioni.
Nel centrodestra qualcosa si muove. Non con il fragore delle rivoluzioni, ma con quel rumore secco che fanno gli equilibri quando iniziano a spostarsi. La Lega appare meno granitica di qualche stagione fa: perde qualche pezzo lungo il cammino, mentre il generale Roberto Vannacci continua a raccogliere consensi, simpatie e qualche transfuga in cerca di nuove coordinate politiche. Il risultato è che la destra della destra tende ad acquisire una propria fisionomia, non ancora autonoma ma certamente sempre meno marginale.
Forza Italia, dal canto suo, procede come quei vecchi treni che nessuno sa esattamente chi conduca, ma che continuano ad arrivare in stazione. Meno slanci epici, meno proclami rivoluzionari, più gestione dell’esistente. Una navigazione in modalità “pilota automatico”, che nel mare agitato della politica italiana non è necessariamente un difetto.
E poi c’è Fratelli d’Italia. Qui il dato interessante è un altro: la scelta di blindare Roberto Occhiuto. Non è passata inosservata la presenza di Giorgia Meloni in Calabria in una delle giornate politicamente più dense delle ultime settimane, mentre altrove si discuteva del futuro dell’Europa, dell’Ucraina e dei nuovi assetti geopolitici continentali. Sarebbe azzardato attribuire significati assoluti alle coincidenze. Tuttavia, in politica le coincidenze sono come i miracoli: tutti giurano di non crederci, ma nessuno smette di osservarle.
Il messaggio appare piuttosto chiaro. La Calabria di Occhiuto non viene considerata una semplice periferia amministrativa, bensì un tassello strategico del mosaico nazionale. E quando una regione del Sud diventa terreno di investimenti politici così evidenti, significa che qualcuno sta già guardando oltre il prossimo tornante elettorale.
L’osservatore distratto vedrà episodi scollegati: Meloni in Calabria, Vannacci in crescita, la Lega in affanno. L’osservatore più attento potrebbe invece scorgere una trama comune. Non ancora una riscrittura degli equilibri del centrodestra, ma certamente una fase di riassetto. E quando in politica si parla di riassetto, di solito qualcuno sta salendo di piano e qualcun altro sta cercando l’ascensore.
Chiusura
La politica italiana conserva un pregio che nessun’altra disciplina possiede: riesce a presentare come inattesi eventi preparati da mesi. Così, mentre tutti guardano i grandi tavoli internazionali, spesso le partite vere si giocano nei corridoi di casa nostra. E se la Calabria oggi appare al centro della scacchiera, forse non è perché sia cambiata la geografia del Paese. È perché qualcuno ha finalmente capito che le mappe elettorali contano più di quelle geopolitiche.
Roma, dunque, tenga pure un occhio ai vertici europei. Ma l’altro lo tenga ben aperto sulla punta dello Stivale. Perché a volte le micce più lunghe sono quelle che nessuno vede bruciare.
Giuseppe Arnò