Mentre la Terra va in fiamme e si inonda di lacrime e calore, i grandi della politica giocano a Risiko atomico. Ma forse non servirà il bottone rosso per estinguerci: ci basta il phon globale che abbiamo acceso. Intanto, tra un vertice e un’alluvione, qualcuno continua a chiedersi se sia poi così grave.
L’umanità si prepara all’Apocalisse. Peccato abbia sbagliato tipo.
Da millenni l’uomo sogna l’Armageddon, e ora che si fa davvero sentire… scopriamo che non sarà nucleare, ma meteorologico. Sì, perché mentre le élite mondiali pianificano scenari da guerra termonucleare globale e scavano bunker come talpe impazzite, la Terra sta già attuando il suo piano B: bollirci lentamente, ma con metodo.
Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato — 1,6 gradi sopra la media preindustriale — con record su record, in un gioco perverso che nessuno vuole vincere, ma che tutti continuano ad alimentare. Un decennio intero, dal 2015 al 2024, ha fatto segnare i dieci anni più roventi della storia registrata, mentre il vapore acqueo atmosferico ha raggiunto livelli da hammam globale, +5% sulla media 1991-2020.
Cosa ci vuole per capire che siamo già in emergenza, ma senza sirene?
I segni dell’inferno climatico sono chiari. Ma gli strateghi preferiscono le testate (atomiche)
Invece di invertire la rotta, ci prepariamo come se la fine dovesse venire da un nemico umano: missili, guerre preventive, droni, arsenali. A cosa servirà il predominio militare su un pianeta in fiamme, avvolto da polveri, frane e fango? Forse per proteggere le ultime lattine di fagioli in un rifugio blindato a sei piani sottoterra.
Nel frattempo, uragani, incendi, alluvioni e ondate di calore mietono vittime. Si stima che il caldo estremo, solo nel 2024, abbia ucciso circa 500.000 persone. Altro che “armi di distruzione di massa”: qui basta un anticiclone africano ben piazzato.
Il clima impazzisce, noi pure
Siccità estreme stanno devastando intere regioni, con conseguenze a cascata: penuria d’acqua, crisi alimentari, migrazioni climatiche. L’ONU parla di emergenza planetaria “senza precedenti”. E noi cosa facciamo? Produciamo nuove SUV da 400 cavalli e continuiamo a discutere se Greta sia troppo catastrofista.
Come ricordano i climatologi: il calore è energia, e l’energia in eccesso crea disastri. L’atmosfera è un equilibrio fragile, non un sacco da boxe da colpire a colpi di CO₂. Ma c’è sempre qualche “statista” illuminato che, nel dubbio, scommette ancora sul carbone.
Gli accordi? Parole in carta da riciclare
Il famoso accordo di Parigi del 2015, tanto celebrato, ora sembra una di quelle promesse da campagna elettorale: firmata con entusiasmo, disattesa con maestria. Abbiamo promesso di non superare +1,5°C, ma ci siamo già sopra. E mentre l’Europa ci prova, c’è chi se ne tira fuori: Trump, tornato alla Casa Bianca, ha stracciato l’accordo di nuovo, forse convinto che l’aria condizionata basti a salvarci.
Ma come si affronta un disastro annunciato?
Le soluzioni ci sono, ma richiedono cervello. Che scarseggia
Gli esperti parlano chiaro: azzerare le emissioni, pianificare territori, adattarsi localmente. Eppure sembriamo più inclini a costruire dighe su sabbie mobili che a ripensare modelli di sviluppo.
Il clima non aspetta. E mentre la natura presenta il conto, i grandi della Terra continuano a prenotare stanze nei resort delle COP mondiali, tra strette di mano e dichiarazioni solenni che evaporano più in fretta di una pozzanghera a luglio.
In conclusione: nessuna testata nucleare potrà eguagliare la nostra stupidità
Non avremo bisogno di una guerra nucleare per autodistruggerci: ci stiamo già cucinando a fuoco lento, con una ricetta a base di CO₂, miopia strategica e arrogante presunzione. Mentre la Terra lancia SOS evidenti, noi rispondiamo con dibattiti, rinvii, piani decennali e conferenze ben climatizzate.
E allora sorge spontanea la domanda: tra tutti i signori del mondo, ci sarà almeno una testa che non sia… di rapa?
Giuseppe Arnò
Foto originale: Il Palisades Fire alimentato dai forti venti devasta un quartiere a Pacific Palisades, Los Angeles, gennaio 2025 – Fonte: Ethan Swope/AP




















