Cercansi pubblici ministeri per la Flotilla

Quando la giustizia diventa accanimento: la strana applicazione dell’articolo 244 del Codice penale

C’è chi sostiene – e non a torto – che gli italiani della Flotilla abbiano violato l’articolo 244 del Codice penale, quello che punisce chi, con atti ostili, espone lo Stato al rischio di conflitto o rappresaglie. Perché il pericolo c’è stato, eccome. Non si è trasformato in danno solo per cause indipendenti dalla volontà dell’agente: l’intervento decisivo del Presidente Mattarella pare abbia frenato, almeno momentaneamente, una situazione gravida di conseguenze.

Eppure viviamo in un Paese in cui tutto diventa spazzatura mediatica e dove, per un nulla, si è esposti al ludibrio pubblico. Un Paese che manda a processo ministri e persino un Primo Ministro, salvo poi chiudere entrambi gli occhi quando in gioco ci sono scelte “politicamente delicate”. Così, per chi è inquisito ingiustamente, resta solo un cammino imposto da un potere impossibile, spesso senza via di ritorno.

Non di rado, come denuncio da tempo, si arriva persino a perseguitare i morti. È l’immagine di un accanimento investigativo che calpesta i diritti della difesa. Ma qui la questione è più sottile: la violazione dell’articolo 244 non è venuta meno, almeno fino ad ora, non perché mancavano gli elementi, bensì perché un intervento esterno ha impedito che il rischio si trasformasse in fatto compiuto.

La delegazione italiana della Flotilla, composta anche da parlamentari, aveva scelto una strada pericolosa. Dopo l’appello di Mattarella, sembra essersi fermata a più miti consigli; vedremo. Ma il rischio di mettere in crisi i rapporti fra Italia e Israele è stato comunque corso. E allora la domanda resta: ci saranno pubblici ministeri pronti a indagare su una vicenda che, almeno in diritto, presenta i tratti tipici di una condotta ostile?

Risuonano, in questo contesto, le parole di giuristi e magistrati che hanno descritto una giustizia forte con i deboli e debole con i forti: da Cordero con le sue “armi pulite e carte scoperte” ai giudici che confessano di non riuscire più a guardare un indagato negli occhi; fino a Sirianni, che parlava di “barocchismo inquisitorio”. Non quadretti isolati, ma il ritratto di una deriva che rischia di diventare sistema.

La delusione, lo ripeto, non è mai l’ultima. È sempre, e soltanto, la penultima.

Mimmo Leonetti

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