DNA di destra, cromosomi di sinistra?

Tra genetica, epigenetica e qualche battuta ben piazzata, il mistero dell’orientamento politico resta più umano che molecolare. C’è chi giura di aver ereditato dal nonno la passione per il risotto e dall’antenato austro-ungarico una certa disciplina elettorale. Ma davvero la genetica e l’epigenetica hanno un ruolo nell’orientamento politico delle persone? Probabilmente sì. Ma anche no. Dipende dai punti di vista, dalle esperienze, dal contesto, dall’educazione e, soprattutto, dalla persona. La scienza, che negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante, anche grazie agli studi di Rita Levi-Montalcini, ci dice che alcuni tratti della personalità possono avere una componente ereditaria. Apertura mentale, propensione al rischio, sensibilità alla paura o al cambiamento: elementi che, indirettamente, possono influenzare le preferenze politiche. Ma attenzione: parlare di “gene del conservatore” o “allele del progressista” è un esercizio più da bar sport che da laboratorio. L’epigenetica, poi, ci ricorda che l’ambiente accende o spegne i geni come un interruttore capriccioso. Cresci in una famiglia rumorosa e discuterai; cresci in una silenziosa e voterai in punta di piedi. Ma non c’è un microscopio che possa prevedere per chi metterai la croce sulla scheda. Del resto, come si sente talvolta dire con candore disarmante: “La genetica è la scienza che studia gli organi genitali”. Ecco, se fosse così semplice, avremmo già risolto il problema della selezione della classe dirigente. Purtroppo, o per fortuna, non molti sono i politici con buoni attributi, e il legame tra cromosomi e coraggio civico non appare scientificamente comprovato. C’era poi Paolo Villaggio che sosteneva come la comicità fosse un’arte genetica. Forse si riferiva ai comici. O forse, più sottilmente, ai politici. Perché certe performance parlamentari sembrano scritte nel DNA: ripetitive, prevedibili, con la stessa carica innovativa di un fax nel 2026. In realtà, la politica è un fenomeno culturale prima ancora che biologico. È frutto di storia, di economia, di paure collettive e di speranze private. La genetica può predisporre, ma non dispone; può suggerire, ma non comanda. Se così non fosse, avremmo alberi genealogici perfettamente allineati alle urne: dinastie di progressisti e stirpi di conservatori. Invece capita spesso che il figlio voti contro il padre e che la nipote smentisca l’intero ceppo familiare. La verità è che l’essere umano è più complesso di una sequenza di basi azotate. E la politica, quando non è pura propaganda, è l’arte, imperfetta, di organizzare questa complessità. E per concludere Se davvero esistesse un gene politico, sarebbe quello della memoria corta. È l’unico che sembra trasmettersi con impressionante fedeltà ereditaria: di generazione in generazione, continuiamo a stupirci degli stessi errori. E a votarli con impeccabile coerenza scientifica. Giuseppe Arnò

Per saperne di più »

Planetarium Pythagoras: Filosofia quantistica

Martedì 30 settembre 2025, ore 21.00 Planetarium Pythagoras Città Metropolitana di Reggio Calabria     FILOSOFIA QUANTISTICA “L’idea di determinismo nella fisica classica e nella fisica moderna” Prof. Gianfranco Cordì, filosofo della scienza     Quarto e ultimo appuntamento con la fortunata rassegna «Filosofia Quantistica» condotta al Planetarium Pythagoras – Città Metropolitana di Reggio Calabria dal prof. Gianfranco Cordì, filosofo della scienza. Dopo aver affrontato temi molto specifici relativi a quella branca della scienza fisica chiamata meccanica quantistica, martedì 30 settembre alle ore 21.00, il discorso verterà sull’argomento molto più generale dell’«Idea di determinismo nella fisica classica e nella fisica moderna». Partendo dalle considerazioni di Alexandre Kojève, il prof. Cordì renderà partecipe il pubblico di uno dei più importanti problemi del pensiero filosofico-scientifico. Le nozioni di causalità, legalità e determinismo, infatti, sono legate a quelle di necessità dei fenomeni terrestri e umani e di realtà. Conoscere una causa vuole dire conoscere anche il suo effetto. Su tale postulato, la fisica classica e la fisica moderna divergono, ma solo apparentemente. La serata finale della rassegna costituirà quindi l’occasione per penetrare dentro il significato di una vera e propria «Filosofia quantistica». Anche nel mondo della materia sbriciolata della meccanica quantistica ci può essere un pensiero? E se ci può essere, che tipo di filosofia nascerà dalla fisica moderna? Il compito del pensiero è sempre quello di apprendere la realtà. Ma se la realtà va in frantumi, rimane ancora spazio per la filosofia? Saranno queste le affascinanti domande al centro della riflessione, con l’intento di cercare insieme, sotto la cupola del planetario, qualche possibile risposta. L’ingresso è libero e gratuito. Non occorre prenotare.   Staff Planetarium Pythagoras – Città Metropolitana Reggio Calabria

Per saperne di più »

Pontecorvo, documenti controcorrente

  Il grande fisico “sovietico” Bruno Pontecorvo. Ispiratore scientifico di ben quattro Premi Nobel Roma, Cimitero acattolico – Riporta all’archiviata politica dei blocchi contrapposti, della cortina di ferro (tuttora riemergente nel digrignar di denti tra Occidente e Russia per il casus belli ucraino) una delle tante tombe illustri del Cimitero acattolico per gli stranieri, prima Cimitero degli inglesi o dei protestanti oppure, ancora, Cimitero del Testaccio o Cimitero degli artisti e dei poeti. Nel rione, appunto, del Testaccio, vicino a Porta San Paolo ed alla stazione ferroviaria Roma Ostiense, nell’omonimo quartiere, a lato della Piramide Cestia (monumento in stile egizio e su scala ridotta, edificato nel 12 a. C. quale tomba di Caio Cestio Epulone e, poi, assorbito da una sezione delle Mura Aureliane che cingono il lato meridionale del luogo di sepolture).  Cupi tomi di memoria contemporanea resuscitano dall’impatto visivo con il loculo di Bruno Pontecorvo, in URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) Bruno Maksimovič – dal nome del padre Massimo – Pontekorvo (Marina di Pisa, 22 agosto 1913 – Dubna, oblast’ di Mosca, sulle due rive del fiume Volga, 24 settembre 1993). Nel rispetto di precise volontà, le sue ceneri furono divise e le due parti interrate nel Cimitero di Dubna e nell’acattolico romano. Bruno, brillante fisico italiano con cittadinanza britannica naturalizzato sovietico, nato in un’abbiente famiglia ebraica non praticante, con papà Massimo industriale tessile, mamma Maria Maroni, sette fratelli tra cui Guido (Guido Pellegrino Arrigo, Pisa, 29 novembre 1907 – Pisa, 25 settembre 1999, genetista a sua volta con cittadinanza britannica) e Gillo (Gilberto, Pisa, 19 novembre 1919 – Roma, 12 ottobre 2006, regista, sceneggiatore, attore, compositore, partigiano), autore di opere entrate nella cinematografica mondiale come “Kapò”, 1960, “La battaglia di Algeri”, 1966, “Queimada”, 1969. Assistente di Enrico Fermi a Roma, di Irène Curie e Jean Frédéric Joliot a Parigi La biografia di Bruno Pontecorvo (qui riassunta) è lusinghiera, in quanto autore di vari studi sulla fisica delle particelle ad alta energia e sul decadimento del muone e sui neutrini, ma controversa ed enigmatica per certe sue prese di posizioni. Ad appena diciotto anni s’iscrisse al terzo anno di Fisica all’Università di Roma superando l’esame d’ammissione con Enrico Fermi e Franco Rasetti. Fu il più giovane (e, per questo, secondo la regola comune dell’affibbiar nomignoli, detto “Il Cucciolo”) degli stretti assistenti dello stesso Fermi, facendo parte del “gruppo di via Panisperna” (dal nome della via dell’istituto di Fisica) che, nel 1934, realizzò il noto esperimento sui neutroni lenti avviando le ricerche sulla fissione del nucleo atomico e delle sue applicazioni. Tra il 1936 ed il 1940 collaborò a Parigi con Irène Curie (od Irène Joliot-.Curie, Parigi, 12 settembre 1897 – Parigi, 17 marzo 1956) e suo marito Jean Frédéric Joliot-Curie (Parigi, 12 settembre 1897 – Parigi, 14 agosto 1958) nello studio degli urti dei neutroni con protoni ed alle transizioni elettromagnetiche tra isomeri. Irène e Frédéric formarono una coppia di fisici celebre per la scoperta della radioattività artificiale che gli fece vincere il Premio Nobel per la Chimica nel 1935. Irène fu, per così dire, figlia d’arte: i suoi genitori, Pierre Curie (Parigi, 15 maggio 1859 – Parigi, 19 aprile 1906) e Maria Salomea Skłodowska-Curie (Varsavia, 7 novembre 1867 – Passy, 4 luglio 1934) raggiunsero fama scientifica per i loro studi sulla radioattività. Ricevettero il Premio Nobel per la Fisica nel 1903 (assieme al fisico Antoine Henry Becquerel) per la scoperta della radioattività spontanea. A Marie Curie, nel 1911, venne conferito un secondo Premio Nobel per la Chimica riguardo all’individuazione del radio e del polonio. In ordine cronologico-storico, Irène Curie fu, perciò, la seconda donna a ricevere il Premio Nobel per la Chimica, dopo sua madre. Nel periodo di collaborazione con i coniugi Joliot.-Curie, Bruno Pontecorvo s’avvicinò al marxismo ed al comunismo senza, comunque svolgere attività politica. Nel 1938 iniziò una relazione con la studentessa svedese Marianne Nordblom da cui ebbe il primogenito Gil. Bruno e Marianne si sposarono il 10 gennaio 1940. Negli Stati Uniti, in Canada e nel Regno Unito   In seguito all’occupazione di Parigi da parte delle truppe naziste (il 14 giugno 1940), lui, ebreo, nell’agosto successivo riuscì a rifugiarsi con la famiglia negli Stati Uniti trovando lavoro in una società petrolifera, Wells Surveys Inc. di Tulsa, in Oklahoma, dove sfruttò le sue specifiche conoscenze scientifiche. In pratica, realizzò una metodologia d’introspezione dei pozzi petroliferi poggiata sul tracciamento di neutroni (il carotaggio neutronico), già primo utilizzo concreto del reperimento, con Fermi a Roma, delle proprietà dei neutroni lenti.  Forse in quanto di nota ideologia comunista, Pontecorvo non fu coinvolto, per tale ragione, nel Progetto Manhattan in ambito militare destinato a portare a termine la prima bomba atomica durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1943, comunque, concorse a ricerche teoriche in un centro presso Montréal, in Canada, studiando i raggi cosmici e, soprattutto, i neutrini ed il decadimento del muone.  Ottenuta la cittadinanza britannica, nel 1948 lavorò nel Regno Unito, su chiamata del fisico Sir John Douglas Cockcroft (Tormorden, 27 maggio 1897 – Cambridge, 18 settembre 1967), al progetto della bomba atomica inglese dell’Atomic Energy Research Establishment (AERE) a Harwell, nell’Oxfordshire. Quindi, ottenne una nuova mansione professionale a Liverpool. Il trasferimento segreto con la famiglia in Unione Sovietica Nel dopoguerra attuò meditati piani misteriosi. Durante un suo soggiorno in Italia, il 31 agosto 1950, lasciò Roma senza dir nulla a nessuno per raggiungere Stoccolma assieme alla moglie Marianne ed ai loro tre figli (Gil del 1939, Tito Nils del 1944 ed Antonio del 1945). Poi, andarono subito ad Helsinki, in Finlandia ed entrarono in Unione Sovietica in auto (probabilmente al seguito di agenti di Mosca) passando prima da Porkkala, base navale sovietica in territorio finnico e, poi, Leningrado (oggi San Pietroburgo) per stabilirsi, infine, a Dubna, nell’oblast’ di Mosca da cui dista 125 km, sulle due sponde del fiume Volga, assumendo l’identità di Bruno Maksimovič Pontekorvo. Secondo una versione, la famiglia Pontecorvo, per violare la cortina di ferro, si divise: Marianne ed i figli su un’automobile e Bruno nel bagagliaio d’una seconda, tra sovietici

Per saperne di più »

ATTIVITÀ SOLARE | A L’Aquila la Scuola internazionale per giovani scienziati

Centro Congressi “Luigi Zordan” [Roma, 12 maggio 2025] Al via oggi, negli spazi del Centro Congressi “Luigi Zordan” dell’Aquila, la Scuola internazionale “Cross-scale coupling of Heliophysics Systems” organizzata da Consorzio Area di Ricerca in Astrogeofisica, Università degli Studi dell’Aquila, Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Il corso, in programma fino a venerdì 16 maggio, sarà dedicato alla discussione di tematiche di grande attualità e interesse scientifico: attività solare, esplosioni coronali con relativa propagazione di strutture coronali nello spazio interplanetario, interazione tra magnetosfera e ionosfera terrestri, tempeste geomagnetiche e Space Weather. La Scuola, patrocinata tra gli altri dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), coinvolge 50 giovani ricercatori provenienti da Enti e Università di tutto il mondo che saranno guidati nelle loro attività da alcuni dei più autorevoli scienziati del settore. Clicca qui per maggiori informazioni Link utili: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Consorzio Area di Ricerca in Astrogeofisica Università degli Studi dell’Aquila Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ________________________________________________________ Ufficio Stampa / Press Office Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV Via di Vigna Murata, 605 | 00143 – Roma (Italia) +39.06 51.86.05.14 | +39.06 51.86.05.72 | +39.06 51.86.02.75 www.ingv.it  |  Facebook  INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Instagram ingv_press  |X Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |LinkedIN Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Youtube  INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |Telegram INGV press. |Threads INGV press  | WhatsApp INGV Press

Per saperne di più »

Earth Telescope per lo studio della dinamica del pianeta Terra

EARTH TELESCOPE | A Roma il kick-off meeting per presentare le principali linee di ricerca del progetto Si svolgerà la prossima settimana la riunione di presentazione delle linee di ricerca che l’INGV ha selezionato nell’ambito del progetto Earth Telescope per lo studio della dinamica del pianeta Terra   [Roma, 7 maggio 2025] I prossimi lunedì 12 e martedì 13 maggio, nella Sala Conferenze della Sede di Roma dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), si terrà il kick-off meeting dei progetti Earth Telescope finanziati con fondi del progetto ROSE. Earth Telescope è un’iniziativa dell’INGV dall’approccio interdisciplinare volta a promuovere la ricerca svolta dall’Istituto nello studio di tematiche complesse legate alla dinamica del pianeta Terra, con l’obiettivo di riunire, nell’arco di un triennio, una comunità scientifica internazionale impegnata nello studio del funzionamento del sistema Terra. Il progetto ROSE (Reinforcement of the Observational Systems of the Earth), finanziato dal Fondo per l’edilizia e le infrastrutture di ricerca del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), ha permesso all’INGV di raccogliere la sfida di Earth Telescope, sostenendo tre linee di ricerca principali: SAKURA (Studying the Asthenosphere as a Key to Understand the Dynamics of Plates and the Origin of Magmas), per esplorare il ruolo dell’astenosfera nella tettonica e nella formazione del magma, avvalendosi di tecniche osservative e analitiche avanzate; TESI (Study of Geospheres Interactions in the Earth System), per analizzare le interazioni tra i processi interni e la dinamica superficiale della Terra, mediante sismologia, indagini geofisiche, modellazione ed esperimenti di laboratorio; DEMETRA (Investigating the Interplay Between Volcanic Activity and Climate Change), per studiare come l’attività vulcanica interagisca con il cambiamento climatico, valutando l’impatto delle emissioni vulcaniche sul clima globale. Ogni linea di ricerca favorirà lo sviluppo di nuove metodologie, contribuendo a trasformare la comprensione dei sistemi dinamici terrestri. Integrando innovazione scientifica e tecnologica, Earth Telescope si propone infatti di ampliare i confini della conoscenza sulla dinamica terrestre e di valorizzare le sinergie con altre iniziative chiave dell’INGV, per approfondire lo studio delle interazioni tra i processi interni e superficiali del pianeta. Il kick-off meeting della prossima settimana potrà essere seguito anche da remoto collegandosi al seguente link. Maggiori informazioni nella locandina di cui sopra.   Link utili: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) Ufficio Stampa / Press Office Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV Via di Vigna Murata, 605 | 00143 – Roma (Italia) +39.06 51.86.05.14 | +39.06 51.86.05.72 | +39.06 51.86.02.75 www.ingv.it  |  Facebook  INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Instagram ingv_press  |X Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |LinkedIN Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Youtube  INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |Telegram INGV press. |Threads INGV press  | WhatsApp INGV Press

Per saperne di più »

Genetica: sempre più al centro della medicina contemporanea

Genetica: sempre più al centro della medicina contemporanea Oncologia, farmacogenetica, PMA e malattie rare, la SIGU: “Fondamentale il riconoscimento del genetista nella presa in carico dei pazienti e nella cabina di regia del SSN, anche per definire i LEA” Roma, 17 aprile 2025 – La genetica è ormai una disciplina fondamentale nella medicina contemporanea: è essenziale per le diagnosi, indispensabile per una medicina personalizzata, imprescindibile nella ricerca. Si tratta di test genetici di ultima generazione (come il sequenziamento di genoma ed esoma), ma anche di farmacogenetica, di oncogenetica e oncogenomica, di medicina riproduttiva. È ormai chiaro che il genetista clinico ha un ruolo fondamentale non solo nella pratica clinica, ma anche nella pianificazione e nella gestione delle risorse disponibili per il Servizio Sanitario Nazionale. A questo tema è stato dedicato il convegno “Il ruolo del genetista medico. Percorso aperto per la valorizzazione della figura del genetista nel Servizio Sanitario Nazionale” svoltosi presso l’Auditorium Cosimo Piccinno del Ministero della Salute a Roma. “Il genetista medico è inscindibile dalla medicina contemporanea – spiega il Prof. Paolo Gasparini, Presidente di SIGU – Società Italiana di Genetica Umana – perché la genetica rappresenta ormai un pilastro fondamentale per la diagnostica e per la personalizzazione delle cure. È opinione diffusa che i genetisti medici lavorino soprattutto in laboratorio, nell’eseguire test genetici sempre più complessi, ma oggi il genetista clinico è soprattutto un medico a tutti gli effetti e per sua formazione deve riuscire ad avere una visione globale delle problematiche delle persone che lo consultano. Parliamo di oncologia, di medicina riproduttiva, e certamente anche del complesso ambito delle malattie rare, che per la larghissima maggioranza ha una causa genetica. È il genetista il medico in grado di ottenere la profilazione genomica di un tumore, per permettere un percorso terapeutico mirato. È sempre il genetista che è in grado di fornire informazioni sulla familiarità della patologia oncologica, gestendo le indagini genetiche ‘a cascata’ per i familiari. Ancora, è il genetista medico ad affiancare le coppie che si apprestano ad affrontare un percorso di PMA con diagnosi preimpianto. È sempre il genetista medico uno degli specialisti in grado di porre il sospetto clinico in caso di malattia rara. A partire dalla prevenzione, l’integrazione del genetista nei percorsi diagnostici può ridurre l’incidenza di malattie ereditarie, genetiche e rare, consentendo interventi preventivi che migliorino la qualità della vita dei pazienti. Il contributo di questa figura professionale, essenziale per rendere i processi di diagnosi e cura più rapidi ed efficienti, può diminuire la complessità burocratica e migliorare l’accesso alle cure. Inoltre, grazie a diagnosi precoci e interventi mirati, il genetista può aiutare a ridurre significativamente costi e sprechi evitando terapie inadeguate o tardive”. Le sfide per il SSN sono molteplici, a partire dalla sostenibilità, ma anche dalla corretta stima delle risorse necessarie. Durante l’evento, infatti, i rappresentanti istituzionali si sono concentrati in modo particolare sul ruolo della genetica medica per la prevenzione. “Per fare prevenzione bisogna conoscere la composizione della popolazione – dichiara il Sen. Ignazio Zullo, membro della Commissione X ‘Affari Sociali, Sanità, Lavoro Pubblico e Privato, Previdenza Sociale’ del Senato della Repubblica – capire che le malattie rare sono una priorità, così come la presa in carico dei pazienti anziani. Dobbiamo ricordare che ci sono molte patologie a trasmissione genetica, e tutti questi aspetti devono essere affrontati con un approccio multidisciplinare che oggi deve necessariamente comprendere il genetista clinico. Per questo auspico che il mondo istituzionale comprenda pienamente l’impatto della genetica nella medicina contemporanea. A tal fine sono a disposizione per proseguire questo percorso di confronto e per produrre gli atti parlamentari idonei a portare avanti questo fondamentale obiettivo”. “In un momento in cui si parla sempre più spesso di medicina di precisione e di prevenzione, è fondamentale valorizzare il ruolo del genetista medico, figura centrale per affrontare con efficacia le grandi sfide del nostro Servizio Sanitario Nazionale – afferma l’On. Francesco Ciancitto, Commissione XII “Affari Sociali”, Camera dei Deputati – Non possiamo parlare seriamente di prevenzione, soprattutto in ambito cardiovascolare e oncologico — due settori cruciali e ad alto impatto economico — senza il contributo del genetista medico. E non possiamo costruire una vera medicina personalizzata senza di lui. Per questo è essenziale che in ogni azienda sanitaria locale sia prevista la presenza stabile di questa figura professionale, affinché la genetica medica diventi una risorsa strutturale e accessibile per tutti i cittadini”. “È dunque fondamentale che il genetista medico, che deve lavorare in stretta collaborazione con gli altri specialisti, venga riconosciuto come una figura essenziale del nostro SSN. Un grande impegno di SIGU è quello di assicurarsi che vengano formati specialisti in medicina genomica – dice la Prof.ssa Brunella Franco, Ordinario di Genetica Medica, Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali, Università “Federico II”, ricercatore dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina e docente della Scuola Superiore meridionale, Napoli – cioè medici che siano in grado di stare al passo con il continuo evolvere della genetica. I genetisti devono prima di tutto avere una formazione completa dal punto di vista clinico, che li prepari anche all’avvento di tutte le nuove terapie, che presuppongono un modello assistenziale completamente diverso da quello del passato. Dopo di che dovranno specializzarsi ulteriormente: oncogenomica, farmacogenetica, medicina riproduttiva, malattie rare, bioinformatica; queste sono le sfide alle quali il nostro SSN deve rispondere quotidianamente”. “Durante questo incontro – aggiunge la Prof.ssa Franco – abbiamo individuato almeno 4 azioni che possono essere messe in atto per riconoscere concretamente la figura del genetista. La prima azione è certamente l’inserimento del genetista nei tavoli decisionali, come il Consiglio Superiore di Sanità. Per lo stesso motivo i genetisti devono essere coinvolti nella definizione dei LEA”. “Pensando poi alla difficile gestione dei pazienti adulti con malattie genetiche e rare – ribadisce Franco – dal confronto odierno con le istituzioni è emerso che il medico genetista potrebbe essere una figura chiave per fornire a pazienti e famiglie un punto di riferimento. Il genetista può essere il ‘disease manager’ in grado di coordinare tutti gli altri specialisti necessari alla presa in carico globale,

Per saperne di più »

Italia fuori dall’OMS? Una Riforma Sanitaria o una Boutade Politica?

  È il tema del momento: l’Italia dovrebbe abbandonare l’Organizzazione Mondiale della Sanità? Secondo la Lega, assolutamente sì. Tra dichiarazioni infuocate, dati sui bilanci e accuse di inefficienza, la proposta di uscire dall’OMS è diventata una vera e propria “pietanza” politica, servita con contorno di polemiche e un tocco di sovranismo alla salsa di Trump. Gli argomenti a favore dell’uscita La Lega descrive l’OMS come un “carrozzone” il cui bilancio sembra più un banchetto per pochi privilegiati che una macchina operativa per la salute globale. I numeri citati da Claudio Borghi non lasciano spazio all’immaginazione: un terzo delle risorse destinate agli stipendi, mediamente vicini ai 150.000 euro l’anno e rigorosamente esentasse. Per non parlare dei 160 milioni di euro annui spesi in viaggi. E l’Italia, con i suoi 100 milioni di contributi annuali, cosa riceve in cambio? Secondo i proponenti del disegno di legge, ben poco. “Il nostro denaro potrebbe essere meglio investito nel Servizio sanitario nazionale o in progetti più mirati, come la lotta all’antibiotico resistenza insieme agli Stati Uniti”, sostiene Borghi. Non manca poi l’accusa, ormai classica, al ruolo dei grandi donatori privati: tra tutti, Bill Gates, che con il suo contributo rappresenterebbe “il principale azionista” dell’organizzazione. Insomma, l’OMS è dipinta come una multinazionale più interessata a seguire i capitali che la missione. I contro: Isolamento o responsabilità? Non tutti però condividono questa visione. Per Angelo Bonelli di Europa Verde, abbandonare l’OMS significherebbe trascinare l’Italia verso un “isolamento internazionale” in un periodo storico dove la collaborazione globale è cruciale. Matteo Bassetti, noto infettivologo, rincara la dose: “L’OMS è fondamentale nei paesi in via di sviluppo, e uscire significherebbe ignorare il ruolo che svolge nella prevenzione di malattie infettive in luoghi come Siria, Tanzania o Gaza”. Certo, non è perfetta, ma è davvero possibile gestire le future pandemie senza una rete globale di monitoraggio e coordinamento? OMS: I numeri della discordia L’OMS, fondata nel 1946, si occupa di tutto, dalla sorveglianza epidemiologica alle vaccinazioni. Tuttavia, è sempre più spesso accusata di essere una struttura obsoleta, politicizzata e inefficiente. Gli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, avevano già tentato di abbandonarla, lamentando contributi finanziari sproporzionati e una cattiva gestione delle crisi sanitarie. Ma il contraccolpo di un’eventuale uscita di Washington è ancora oggi oggetto di dibattito: meno fondi, meno programmi globali e un futuro incerto per la salute pubblica internazionale. Una riforma necessaria, ma a che prezzo? Che l’OMS necessiti di una riforma, sembra opinione condivisa. Anche i suoi sostenitori più convinti ammettono che è una struttura lenta, spesso appesantita da dinamiche burocratiche e influenze politiche. Ma la domanda resta: è meglio lavorare per cambiarla dall’interno o abbandonare il tavolo? Borghi propone l’uscita come un primo passo verso un nuovo approccio sanitario internazionale, dove i fondi sarebbero gestiti direttamente dai singoli Stati o tramite partnership bilaterali. Tuttavia, è difficile non chiedersi: siamo davvero pronti a rinunciare alla rete di collaborazione internazionale che, per quanto imperfetta, è stata cruciale in passato per affrontare emergenze sanitarie globali? Conclusione: Carrozzone o ancora di salvezza? In fondo, la vera domanda è questa: quanto vale per l’Italia il suo posto nell’OMS? Vale davvero la pena abbandonarla, rischiando di perdere un canale cruciale per la gestione di crisi globali, per risparmiare 100 milioni di euro l’anno? O sarebbe meglio investire le energie per migliorarne il funzionamento, magari spingendo per una maggiore trasparenza e un uso più efficiente dei fondi? In attesa di una risposta, lo spettacolo politico continua. Ma una cosa è certa: mentre i protagonisti discutono, i problemi sanitari globali non si prendono pause.   Giuseppe Arnò   Foto credit: Di WHOhttp://www.who.int/about/licensing/emblem/en/ –     Open Clip Arthttp://www.who.int/about/licensing/emblem/en/, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=437462

Per saperne di più »

POLVERE DI STELLE E POLVERE NEGLI OCCHI: LA FAVOLA DI MUSK, GOVERNO E OPPOSIZIONE

Nel grande circo mediatico che chiamiamo politica italiana, un nuovo numero tiene banco: il caso SpaceX. Abbiamo un cast d’eccezione degno di una serie Netflix, dove ogni personaggio interpreta con passione il proprio ruolo. Musk, il visionario: “Siamo pronti!” proclama il maestro della retorica iperbolica, come se avesse già acceso i motori dei razzi per decollare verso la luna (o verso Palazzo Chigi). Nessuno sa esattamente a cosa sia pronto, ma Elon ci tiene a farcelo sapere. Sarà per i satelliti? Per la connessione internet globale? O per un cameo in una puntata speciale di Porta a Porta? Boh, non lo sapremo mai. Il Governo, l’acquirente prudente: Da Palazzo Chigi arriva la dichiarazione solenne: “Nessuna firma”. Una frase breve, decisa, quasi tagliente, che taglia il rumore mediatico con la precisione di un bisturi. Altro che surreale: è il governo che si muove con cautela in un terreno minato da accuse infondate e insinuazioni creative. Nessun contratto, nessuna gara, nessuna cena compromettente. L’incontro in Florida? Solo un episodio diplomatico, trasformato dall’opposizione in una trama degna di un romanzo di spionaggio. Palazzo Chigi, intanto, resta saldo e insiste: la realtà non ha bisogno di effetti speciali. L’opposizione, maestra di fuochi d’artificio: Giuseppe Conte si lancia in accuse da spy-story: “La premier decide in base ai rapporti personali con uno degli aspiranti padroni del mondo?” Aspettate un attimo: aspiranti padroni del mondo? Siamo passati da House of Cards a James Bond in un batter d’occhio. Matteo Renzi, dal canto suo, indossa il mantello del paladino della trasparenza: “1,5 miliardi a un privato senza gara? Non sia mai!” (Detto da chi ci ha regalato anni di governo “strategico”, il sarcasmo è una scelta inevitabile). E il gran finale di Borghi: Il senatore Borghi si scatena con un monologo da teatro shakespeariano, con tanto di “emozioni da resort” e il ministro degli Esteri paragonato a un maggiordomo silente. Uno spettacolo che oscilla tra tragedia e farsa. Ma almeno qualcuno si diverte. La maggioranza, con Lupi in testa: Maurizio Lupi, fedele scudiero del governo, controbatte con un tono da maestro di scuola elementare: “L’opposizione inventa tutto, è ridicolo!” Non che servisse, ma grazie per il chiarimento, Lupi. E dunque? L’effetto complessivo di tutti questi numeri è un grande niente. Musk resta “pronto” per non si sa cosa, il governo corre a dire che non fa cose che nessuno ha mai provato, e l’opposizione cerca di scalmanar la gente con accuse che sembrano più delle fiction che della vera politica. Ma si sa, in Italia, il vero spettacolo è sempre dietro il sipario. Tu chiamale, se vuoi, emozioni… o solo polvere negli occhi.   Giuseppe Arnò

Per saperne di più »

25 ANNI INGV | Pubblicata la Carta della Sismicità in Italia dell’ultimo quarto di secolo

A 25 anni dalla sua istituzione, l’INGV pubblica un’edizione speciale della Carta che raccoglie gli eventi sismici registrati sul territorio nazionale dal 1999 ad oggi. [Roma, 6 dicembre 2024] L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha appena pubblicato la nuova Carta della Sismicità che racconta i terremoti avvenuti nell’ultimo quarto di secolo in Italia e nelle aree limitrofe. Questa edizione speciale della Carta, realizzata in occasione delle celebrazioni per i 25 anni dalla nascita dell’Ente, mostra gli oltre 72.000 eventi sismici con magnitudo pari o superiore a 2.0 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale Integrata dell’INGV tra il 1° gennaio 1999 e il 31 agosto 2024. La maggior parte dei terremoti riportati sulla Carta, colorati in giallo, è stata localizzata nello strato più superficiale della crosta terrestre, soprattutto nei primi 15 chilometri di profondità. L’area del Tirreno centro-meridionale è invece caratterizzata da eventi sismici identificati con il colore blu, a indicare ipocentri profondi anche centinaia di chilometri sotto la superficie del mare in una zona caratterizzata dal fenomeno della subduzione dell’Arco calabro, con una delle due placche che scorre sotto l’altra, sprofondando nel mantello sottostante. Interessante anche l’elevata sismicità evidenziata nelle aree vulcaniche siciliane, in particolare l’area dell’Etna, e campane, con i Campi Flegrei che, soprattutto negli ultimi mesi, hanno fatto registrare terremoti di magnitudo superiore a 4.0. Con la nuova Carta della Sismicità è stato pubblicato anche il grafico dell’andamento del numero annuale di terremoti di magnitudo pari o superiore a 2.0 dal 1999 al 2024. L’istogramma evidenzia come gli anni in cui è stato registrato un numero maggiore di terremoti coincidono con quelli delle sequenze sismiche più rilevanti degli ultimi 25 anni: 2009 (L’Aquila), 2012 (Emilia) e 2016-2017 (Centro Italia). In particolare, l’anno con il maggior numero in assoluto di eventi sismici è stato il 2016, con quasi 12.000 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2.0. In totale, gli eventi localizzati quell’anno furono oltre 70.000. Il 2016 è inoltre ricordato come l’anno con l’evento sismico più forte mai registrato dalla Rete Sismica Integrata Nazionale dell’INGV dalla sua nascita, negli anni ‘80: il terremoto di magnitudo 6.5 registrato a Norcia il 30 ottobre. La nuova Carta presenta anche un QR code da cui è possibile accedere al sito web dedicato “Carta della Sismicità in Italia”, sviluppato per visualizzare la mappa interattiva dei terremoti con contenuti e funzionalità aggiuntive e scaricare la versione digitale della Carta direttamente sui propri smartphone. Maggiori informazioni sull’articolo pubblicato nel Blog INGVterremoti. Link utili: Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) Sito web 25 anni INGV Sito web Carta della Sismicità in Italia Blog INGVterremoti Figura 1: La sismicità profonda nel Tirreno centro-meridionale Figura 2: Grafico che riporta l’andamento annuale del numero di terremoti di magnitudo pari o superiore a 2.0 registrati dalla Rete Sismica Nazionale Integrata dell’INGV negli ultimi 25 anni, con aggiornamento al 31 agosto 2024 ________________________________________________________ Ufficio Stampa / Press Office Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV Via di Vigna Murata, 605 | 00143 – Roma (Italia) +39.06 51.86.05.14 | +39.06 51.86.05.72 | +39.06 51.86.02.75 www.ingv.it  |  Facebook  INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Instagram ingv_press  |X Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |LinkedIN Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  |Youtube  INGV – Ist. Nazionale di Geofisica e Vulcanologia |Telegram INGV press. |Threads INGV press  | WhatsApp INGV Press

Per saperne di più »

La Mini-Luna va in pensione

Breaking News: La Mini-Luna va in pensione (ma forse torna per Capodanno) A cura del Comitato “Notizie Così” La Terra saluta il suo “sasso cosmico” preferito: l’asteroide 2024 PT5, noto per aver portato gioia, gravità e quel pizzico di nostalgia cosmica che mancava nei cieli. Dopo aver passato due mesi come “mini-luna” (per gli amici, “MiniLu”), questo ciottolo celeste grande quanto un camion di medie dimensioni ha deciso di svincolarsi e tornare a farsi i fatti suoi nella fascia di asteroidi di Arjuna. Un arrivederci, non un addio Gli astronomi ci tengono a rassicurarci: 2024 PT5 tornerà presto. “Non ci liberiamo così facilmente delle nostre ex,” commenta un astrofisico con ironia. Il prossimo appuntamento è già fissato per il 9 gennaio 2025, giusto in tempo per rovinarci i buoni propositi del nuovo anno. Ma la vera rimpatriata sarà nel 2055, quando l’asteroide potrebbe addirittura avere figli propri da mostrarci. La parentela con la Luna: ‘Figlio’ o solo gossip astronomico? Secondo un recente studio, 2024 PT5 potrebbe essere un frammento della Luna stessa. “È come scoprire che il tuo vicino di casa è in realtà tuo cugino,” scherza un esperto. La velocità di rotazione e la composizione chimica del sasso sembrano infatti confermare questa inaspettata parentela. E ora la Luna si domanda: “Sei sicuro di non essere anche mio?” Perché 2024 PT5 è importante? Beh, oltre a farci sentire speciali con la sua presenza temporanea, l’asteroide è una perfetta scusa per evitare i problemi reali sulla Terra. “Asteroide potenzialmente pericoloso? Perfetto, parliamone per altri 30 anni e lasciamo perdere la crisi climatica,” dicono i complottisti del pianeta. Non dimentichiamo che questo sasso spaziale è anche una pepita d’oro per i futuri minatori stellari. Già si parla di estrazioni minerarie sugli asteroidi, un’attività che promette miliardi… o almeno la possibilità di dichiarare bancarotta su scala interplanetaria. Visibile ad occhio nudo? Neanche per sogno Purtroppo, 2024 PT5 è timido. Nonostante tutta questa pubblicità, non lo vedrete mai senza un telescopio professionale. “È come quegli amici che promettono di venire alla tua festa e poi spariscono,” commenta un astronomo frustrato. Conclusioni: Perché ci interessa davvero? Forse perché, in un universo così vasto e indifferente, anche un ciottolo di 10 metri riesce a farci sentire speciali. Oppure, semplicemente, ci piace l’idea di avere due lune, anche se una è un affitto temporaneo. Per ora, salutiamo MiniLu con affetto e una lacrimuccia di gas e polvere cosmica. “Torna presto, ma non troppo. Abbiamo già abbastanza problemi con quella grande.” A cura di Giuseppe Arnò

Per saperne di più »
NOTIZIE CORRELATE

Vedi anche

  La difesa europea tra burocrazia, slitte groenlandesi e l’eterna tutela americana   Si torna a parlare di difesa europea..

Scrocconi, sanguisughe, odiosi e chi più ne ha più ne metta. Ecco come ci definisce il presidente-dittatore Donald Trump. Un.

Renault Italia inaugura il primo store “rnlt©” a Milano: un nuovo concept nel cuore della città Durante l’evento di inaugurazione.