INTERVISTA A FRANCESCO RUTELLI

FRANCESCO RUTELLI LA SOSTENIBILITA’? DA APPLICARE IN OGNI SETTORE!   Il recente convegno “Anica Academy ETS” e ‘Unicredit’ svolto a Venezia tramite il panel” Cinema e Sostenibilità: l’industria del Cinema e dell’ Audiovisivo di fronte alla sfida della sostenibilità “,   ha permesso di chiedere a  Francesco Rutelli, ex Presidente dell’Anica,  domande varie. Precisiamo che Rutelli è stato Presidente dell’Associazione Nazionale industrie cinematografiche audiovisive e digitali”, per oltre 8 anni e che l’attuale Presidente dallo scorso settembre, è  Alessandro Usai. Presidente, in termini pratici cosa si intende per sostenibilità del cinema ed audiovisivo? “Sostenibilità è una parola antica che viene dal latino. ‘Sostenere’ è stata usata per le coltivazioni nei boschi nei secoli passati, maggiormente in Germania. Quindi qual è una coltivazione, una messa a dimora di alberi che è redditizia e che rimarrà? Oggi è una cosa completamente diversa in quanto sostenibile vale per l’economia, la finanza, vale per l’ambiente e penso altro ancora. Certo, ma oggi vi sono criteri ambientali, sociali e di governo, di equilibrio tra i generi, ed ancora  di equilibrio nella gestione delle aziende e dei processi collettivi che sono indispensabili per avere finanziamenti. Oggi, chi  voglia accedere a finanziamenti europei, chi voglia avere un miglior trattamento in termini bancari, assicurativi, deve dimostrare d’avere processi rispettosi di tali parametri.  E quindi non avere mezzi altamente inquinanti, non sprecare il cibo, avere sempre parametri rispettosi anche nell’organizzazione interna. Se lo fa ottiene benefici, se non  lo fa, va fuori competizione con i concorrenti, ma noi guardiamo all’interesse generale. L’interesse generale ci dice che non è solo un problema di regolazione ossessiva come taluni anche giustamente temono, bensì un interesse di crescita, una opportunità di sviluppo e di lavoro oltre che di equilibrio ambientale e climatico. Quindi un processo del tutto sano che si svolge anche all’interno delle industrie cine- audiovisive e digitali. Va seguito perché in parte  necessario, indispensabile, tassativo, ma, in parte, soprattutto utile.” Bene, passando alla domanda successiva, sappiamo che i lavoratori del cinema ed audiovisivo, da anni attendono questo benedetto codice dello spettacolo purtroppo sempre rimandato. “Le rispondo tenendo conto che tale codice riguarda molto la componente teatrale, quella cine -audiovisiva e digitale. Quindi è un tema che non è proprio dentro le corde che rappresento: quello appunto dell‘Anica’.  Mi domanda se è un  tema d’interesse generale? Certo che lo è, questo è innegabile.” Ci sarà uno sbocco in merito a suo avviso? “Beh…il Governo si è impegnato, ma non tocca a me rispondere, ci sono le associazioni che se ne stanno occupando. Ci sono gli operatori, i lavoratori, tecnici, ma, ripeto è il Governo che se ne deve occupare sperando faccia presto.” Ultima domanda ‘Anica’ è molto sensibile ai cambiamenti in corso porgendo attenzione al sociale, all’ambiente, nonché alle direttive europee sulla sostenibilità. Ma, le grandi produzioni che si spostano in paesi dove regna anche molta povertà tipo Africa ed ancora India, hanno lo stesso codice? “Si, poiché hanno da rispettare rigorosi parametri rispetto ai loro controllori. Loro devono  rendicontare: se lei prende un grande gruppo mondiale …oggi esso deve assumere  comportamenti di riguardo e rispettosi, anche per quanto riguarda violenze su alcuni aspetti delle troupe cinematografiche. Bene, è nata tale figura! Eccoci!  Noi come “Anica Accademy” siamo stati i primi a formarla tramite figure che sui set accertano che non vi siano comportamenti scorretti verso minori, nonché figure femminili nelle scene di sesso. E’ pertanto un aspetto di trasparenza e correttezza indispensabile, dal momento che le aziende devono risponderne. E lo stesso vale per i grandi gruppi internazionali improntati al  rispetto verso la sostenibilità: fare una rendicontazione sul loro comportamento è necessario, tanto più sono grandi, maggiore è l’impegno   a renderne conto specialmente all’estero in maniera incisiva e precisa. Pertanto  da questo lato io posso solo salutare positivamente che si vadano a fare delle produzioni in paesi di sviluppo emergenti o in difficoltà economiche,  poiché questo porta sia professionalità, sia valorizzazione del territorio, chiaramente se esiste. Ed ancora una crescita di coscienza,  produttiva, occupazionale, fondamentale per i paesi emergenti”. [email protected]

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INTERVISTA A ENZO BARBIERI

Lo chef Enzo Barbieri, un demiurgo del proprio tempo.   Altomonte, un incantevole borgo medievale in Calabria, ospita l’Hotel Barbieri, un’affascinante struttura arroccata su una collina tra il Parco del Pollino e il mar Ionio. Qui, l’enogastronomia diventa un’esperienza artistica, grazie all’opera dell´agrichef Enzo Barbieri, che ha saputo trasformare la tradizione culinaria calabrese in un’arte da gustare con tutti i sensi. Altomonte è altresì noto per  l´apertura, con nuovi concetti espositivi,  del Civico Museo di Santa Maria della Consolazione, custode di pregiati manufatti artistici e di rari dipinti sacri.   Altomonte panorama.   Altomonte Museo Mimmo Bloise direttore del museo terzo da sin   Altomonte Don Paolo Baratta al museo   Hotel Barbieri Progettato negli anni ’60 da Italo Barbieri (padre di Enzo n.d.r.), il ristorante-hotel è oggi un vero e proprio “santuario” del gusto, portato avanti da Enzo con sua moglie Patrizia e dai figli Michele, Laura e Alessandra. L’hotel è molto più che un luogo per alloggiare: è una destinazione che incarna l’ospitalità e le tradizioni calabresi, e rappresenta un punto di riferimento per il turismo enogastronomico, attirando viaggiatori alla ricerca di esperienze autentiche e sapori genuini.   Sin Giuseppe Arnò ed Enzo Barbieri   Barbieri-Altomonte. Un binomio vincente ovvero gourmet e turismo. «Il nuovo modo di viaggiare oggi è etichettato turismo enogastronomico ed esso ammalia numeri sempre più crescenti di viaggiatori decisamente interessati a destinare i propri viaggi alle esperienze, degustazioni, sapori e saperi delle tradizioni genuine e delle culture locali». È quanto ci precisa l´agrichef stellato Enzo Barbieri. Seduti tranquillamente in un angolo confortevole del ristorante dell’omonimo hotel, Barbieri ci concede una piacevole intervista per soddisfare alcune domande che ci eravamo posti nel soggiornare in questo meraviglioso complesso alberghiero, alla cui entrata ci potremmo immaginare un’insegna «Benvenuti in paradiso». Ristorazione, un negozio di famiglia La famiglia Barbieri è un esempio di come la ristorazione italiana possa coinvolgere più generazioni, mantenendo salde le radici locali. Una formula vincente adottata prima da Italo e ora da Enzo Barbieri, punto di riferimento enogastronomico del turismo esperienziale calabrese e non solo. L’hotel è diventato anche la location ideale per eventi importanti come matrimoni, convegni e celebrazioni (turismo scolastico, pranzo dei 100 giorni degli studenti e quant’altro) consolidando il legame tra la cultura locale e i visitatori. Non a caso, Enzo e Patrizia sono stati insigniti dell’onorificenza dell’Ordine “al Merito del Lavoro” per il loro contributo all’economia locale e alla promozione del patrimonio culturale calabrese.   Famiglia Barbieri   Proporre Enzo Barbieri come rappresentante dell’Italia per la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo 2025 in Brasile sarebbe una splendida opportunità per valorizzare l’enogastronomia italiana. La sua partecipazione celebrerebbe i prodotti italiani di qualità e offrirebbe agli italiani all’estero un assaggio di autenticità, consolidando il ruolo della cucina calabrese nella promozione del Made in Italy. di Redazione

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La “Monaca Santa”

INTERVISTA A SUOR EUGENIA “Come la Croce è stata la misura dell’amore di Gesù per noi, così essa è la misura del nostro amore per Lui” parole della Beata Elena Aiello. Una frase che già dice tutto sulla figura di questa Beata, così tanto amata in Italia e non solo. Ella nasce nel 1895 e cresce in un ambiente familiare esemplarmente cristiano in provincia di Cosenza, a Montalto Uffugo. Rimane sin da giovinetta orfana di madre e durante una malattia dedicò la propria esistenza al Signore con i voti di povertà, castità, obbedienza e solidarietà verso il prossimo. Si affida all’inizio del suo percorso vocazionale alle opere di San Francesco di Paola, patrono della Calabria e di Santa Teresa di Gesù Bambino e, ad essi richiamandosi, dà vita alla Congregazione delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Dopo aver visitato assieme al prof. Giuseppe Trotta, esperto in arti sacre, l’omonimo Istituto a Cosenza, in particolare il museo dedicato alla Beata Elena Aiello, ci si è presentata l’opportunità di conversare con la Madre Generale dell’Ordine, suor Eugenia Amodio, che, con la cortesia che la distingue, ci ha concesso l’intervista appresso riportata. –Reverenda, la vocazione religiosa è un dono divino, una chiamata a servire Dio e a partecipare al compimento del suo piano per la tua vita. Come ha scoperto questa sua vocazione? La vocazione si manifesta spesso attraverso dei SEGNI che è necessario saper cogliere e interpretare. A me si è manifestata attraverso un particolare trasporto per la preghiera. Sin da bambina ho sempre sentito il bisogno di pregare. Chi può dubitare, che nei momenti difficili, quando la nostra forza non è bastevole, sentiamo la necessità di rivolgerci a Dio? Siamo deboli, e abbiamo bisogno dell’ausilio di Dio. Accade però che spesso, non perseveriamo nella preghiera. Non si prega solo quando qualche problema ci affligge; siamo fragili e bisognosi e per ciò bisogna perseverare nella preghiera. Cosa che ho sempre fatto. E poi, a un certo punto, ho capito che la vocazione religiosa per me sarebbe stata un percorso verso la felicità e la realizzazione personale. “[…]la chiamata del Signore è grazia, è dono gratuito, e nello stesso tempo è impegno ad andare, a uscire per portare il Vangelo”. –Reverenda, una volta scoperta la sua vocazione cosa rappresenta questa scelta nella sua vita? Volontà di diffondere l’amore di Dio; osservanza dei precetti divini perché è Lui che chiama; infatti, è questo il significato etimologico e più profondo della parola vocazione, che vuol dire “chiamata”. –Reverenda, quali sono le sfide della vita consacrata di oggi? La vita consacrata nel mondo in cui viviamo deve essere collocata nello scenario di una ecclesialità aperta; quella indicata dal Concilio, che esprime solidarietà, amore e rispetto verso i nostri simili in un contesto culturale interattivo. Comunque, vale rilevare che a tutt’oggi il marchio di fondazione del nostro Istituto, resta, precipuamente quello dell’infanzia disagiata e degli anziani soli e abbandonati, campo operativo in cui agiamo mettendo in funzione tutte le nostre forze. Purtroppo, le guerre, la globalizzazione, la pandemia e il conseguente nuovo modello di vita hanno sovvertito i valori e i modi di vivere che caratterizzavano le comunità cristiane del passato, per cui è necessario incamminarsi verso una “nuova evangelizzazione” — o, meglio, “evangelizzazione nuova” — (formula tipica dell’attuale pontificato, significativamente iniziato con l’esortazione a non temere di spalancare le porte a Cristo, perché solo Lui fonda e tutela l’umanesimo integrale). –Reverenda, i cosiddetti abusi liturgici; la mentalità secolare, che svilisce la ricca tradizione della Chiesa; lo sbando morale; e la crisi di fede saranno sanabili? Sarà dura, il popolo italiano è diventato più ateo, più pagano, il popolo fedele si allontana dalla Chiesa e la corruzione si propaga a macchia d’olio, ma noi non demordiamo, dobbiamo sovvertire la crisi delle vocazioni e riproporre con efficacia i veri valori cristiani. –Reverenda, quali sono le opere di carità ereditate da Madre Elena Aiello? Certamente, come già detto, l’assistenza all’infanzia disagiata e agli anziani, testimoniando la nostra fede in Gesù Cristo, la fraternità e la fedeltà alla vocazione dell’Istituto, camminando sulla “via minima” del Vangelo. Foto n.2   Foto n.1: Suor Adelaide (sin.), Suor  Eugenia, Giuseppe Arnò e suor Rosanna Foto n. 2 – Suor Eugenia Amodio, Madre Generale dell´Ordine

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Intervista con l´Ambasciatore d´Italia in Brasile

Belém,  24/9/2024 Riportiamo qui di seguito l´intervista all´Ambasciatore Alessandro Cortese a cura di Paolo Carlucci, inviato dell´ASIB e dell´AISE.  Vale la pena ricordare che la funzione dell´ambasciatore è notoriamente di estrema importanza, in quanto permette a chi la riveste di rappresentare in territorio straniero il capo di Stato del Paese di provenienza. In sostanza,  l´ambasciatore deve possedere un  consolidato bagaglio culturale sui temi della politica, dell’economia e sui fenomeni socio-culturali e l´attività diplomatica , da come si può rilevare da questa intervista, non ha sosta. Bene dunque, se il buon giorno si vede dal mattino… complimenti Ambasciatore Cortese: la diplomazia italiana in Brasile è in ottime mani!       Nel giorno 19 Settembre 2024 è stato lanciato qui a Belém il libro Santa Maria de Belém do Mar Doce che tratta degli architetti e decoratori italiani che qui hanno lavorato dal XVIII al XX secolo. Il bellissimo volume è stato prodotto dall’Ambasciata Italiana con l’organizzazione della Prof.ssa Jussara Derenj dell’Università Federale del Parà. L’Ambasciatore italiano Alessandro Cortese insieme alla Ministra del Turismo Daniela Santanchè, hanno presenziato all’evento insieme  al Sindaco di Belém Edmilson Rodrigues ed altre autorità locali e pubblico invitato.    Ambasciatore Alessandro Cortese, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’immigrazione italiana in Brasile, l’Ambasciata ha sostenuto la produzione del libro “Santa Maria de Belém do Mar Doce” che tratta degli architetti e decoratori italiani che qui hanno lavorato dal XVIII al XX secolo. Il libro e stato lanciato Giovedì scorso, 19 Settembre, qui a Belém, con la presenza del Ministro del Turismo Daniela Santanché ed altre personalità brasiliane. Come è stata la ricezione da parte del pubblico presente e delle autorità locali?   Effettivamente quest’anno è stato un anno molto importante per le relazioni Italia-Brasile, nel quale si è celebrato il 150esimo anniversario della grande immigrazione italiana in Brasile. L’anniversario fa riferimento allo sbarco a Vitoria, nello Stato dello Espírito Santo, delle prime 380 famiglie di immigranti italiani. Ad oggi si stima che il Brasile conti circa 32 milioni di discendenti italiani, i quali sono parte integrante della società e che negli anni hanno contribuito in maniera determinante alla crescita di questo splendido Paese.   In questo anno speciale, l’Ambasciata ha organizzato numerosi eventi sul tema, tra i quali quello da lei citato della pubblicazione di questo bellissimo volume di 270 pagine – voglio sottolinearlo, esteticamente è proprio un bel volume – sull’influenza dell’architettura italiana a Belém, con immagini e fotografie straordinarie, in tre trilingue (Italiano, Portoghese, Inglese). L’evento di lancio è stato aperto dal Ministro del Turismo, Sen. Daniela Santanché, e mi pare che il libro sia stato molto ben accolto dal pubblico presente in sala. La coordinatrice dell’opera, Dott.ssa Jussara Derenji, è stata veramente molto brava nel realizzare questa preziosa opera. Peraltro anche nella bilaterale tra il nostro Ministro del Turismo e il Ministro del Turismo brasiliano, Celso Sabino, si è parlato dell’iniziativa, da lui apprezzata in modo particolare, essendo lui originario di Belém.   La Ministra del Turismo ha visitato Belém in occasione dell’incontro dei Ministri del Turismo dei Paesi del G20, che si è tenuto dal 19 al 21 Settembre. Questo avviene nel momento in cui in Brasile esercita la Presidenza del G20 e l’Italia quella del G7. Che tipo di sinergie possibili Lei intravede con questa concomitanza e cosa si auspica?   Ritengo sia stata una coincidenza fortunata quella di avere nell’anno del 150esimo anniversario dell’immigrazione italiana, anche la contermporanea Presidenza brasiliana del G20 e italiana del G7, tra i piu’ importanti forum multilaterali a livello globale. Tutto ciò ha reso possibile delle sinergie nella preparazione delle agende e nello svolgimento dei vari incontri, visite ed appuntamenti, sia a livello ministeriale che di vertice.   Voglio ricordare che al vertice del G7 ha partecipato lo stesso Presidente Lula, a dimostrazione di come questa nostra cooperazione sia attiva e funzionale. Proprio ieri il Ministro Santanché, nell’incontro bilaterale con il suo omologo brasiliano, lo ha invitato come ospite al G7 Turismo, che si terrà in Italia a breve, il quale ha confermato dando la sua parola che farà di tutto per essere presente. Gli incontri a livello politico in questi mesi sono stati tantissimi: Esteri, Cultura (la Menezes era presente al vertice dei Ministri della Cultura G7 tenutosi a Pompei dal 20 al 21 Settembre scorsi) e tanti altri, culminati nella visita del nostro Presidente della Repubblica in Brasile, lo scorso mese di luglio. Sono state insomma coincidenze fortunatissime che hanno veramente rilanciato i rapporti tra i nostri due Paesi, rinsaldando anche relazioni personali che sono piu’ difficili da creare. Anche questo vertice ministeriale del Turismo G20 sicuramente è stata un’occasione splendida che il Ministro Santanchè ritengo abbia saputo sfruttare molto bene.   Ambasciatore, a 25 anni dall’ultima visita presidenziale, quella realizzata dal Presidente Sergio Mattarella nel Luglio di quest’anno segna una volontà rinnovata dei due Paesi di procedere su un cammino di relazioni bilaterali più strette e unite da obbiettivi comuni. Può parlarci degli obbiettivi comuni che i due Paesi condividono?   Diciamo, innanziutto, che è molto significativo che il Presidente Mattarella sia venuto in Brasile e abbia compiuto una lunga visita di 7 giorni, visitando 5 città del Brasile. Come lo stesso entourage del Presidente faceva notare, non era mai accaduto di effettuare una visita così prolungata in un altro Paese. Qui però era necessario farlo, perché il Brasile è un Paese con una grandissima comunità italiana italo-discendente, la piu’ ampia al mondo in valore assoluto (si stima arrivi a circa 32 milioni di persone).   In sostanza, stiamo vivendo un momento molto importante di slancio nei rapporti e negli accordi bilaterali. Tra essi, per riprendere un tema attuale, anche il recente Memorandum d’Intesa sul turismo. I colloqui tra i due Ministri – posso dirlo per avervi presenziato – sono stati molto positivi, fruttuosi e particolarmente amichevoli e l’attuazione del MoU è stato uno dei punti principali di discussione. Va anche ricordato che Lula era già stato in visita a Roma ed aveva incontrato il Presidente Mattarella lo scorso anno e il Presidente

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Santanché: turismo motore per sviluppo economico e sociale. L´intervista

Belém, 24/9/2024 Il vicepresidente dell´ASIB (Associazione Stampa Italiana in Brasile) per Pará- Amazzonia ha intervistato  la ministra del Turismo italiana, Daniela Santanché, alla Ministeriale del G20 in Brasile. Dal 19 al 21 di Settembre si è tenuto a Belém l’incontro sul Turismo dei ministri del G20, l’Italia è stata rappresentata dal nostro Ministro del Turismo Daniela Santanchè. Il Ministro Santanchè ha inoltre presenziato al lancio del libro “Santa Maria de Belém do Mar Doce” prodotto dall’Ambasciata d’Italia in Brasile, che tratta degli architetti, pittori e decoratori italiani che hanno lavorato qui dal XVIII al XX secolo.  Qui di seguito l´intervista integrale e alcune foto del G20. Carlucci intervista il Ministro del Turismo Daniela Santanchè     D. – Ministro Daniela Santanchè, quali sono gli obbiettivi che questa riunione dei Ministri del G20 si prefigge in vista del prossimo vertice G7 sul turismo?   R. – Direi che ci sono alcune parole chiave che saranno valide anche per questo primo G7 sul turismo che si terrà in Italia, a Firenze. La prima parola è sostenibilità cioè il turismo deve essere sostenibile, ma la sostenibilità non dev’essere soltanto un’etichetta; la sostenibilità ha bisogno di risorse quindi ogni Governo deve sostenere il cambiamento da questo punto di vista. Un’ altra parola chiave è l’intelligenza artificiale che sicuramente può essere un ‘opportunità ma i Governi devono far sì che non diventi una minaccia quindi bisogna regolamentare perché oggi tutto quello che ci sembra possibile non è detto che sia un’opportunità se non sapremo regolamentare questa nuova tecnologia. Sicuramente è importantissima per il turismo perché il turismo è molto digitale, molto tecnologico; le prenotazioni si fanno tutte attraverso le piattaforme ma quello che avrà l’intelligenza artificiale nel turismo avrà anche una grande massa di dati perché l’AI è un grande elaboratore di dati e attraverso i dati potremmo sviluppare delle strategie più efficaci per il turismo.   D. – Come Ministro del Turismo dell’Italia quali sono le Sue aspettative per questa conferenza COP 30 sul clima che si terrà qui a Belém nel Novembre del prossimo anno?   R. – Direi intanto che l’Italia sarà sempre più centrale in tutte le tematiche perché finalmente l’Italia ha un Governo stabile, affidabile, un Governo che poi le cose che dice le fa e quindi avremo sicuramente come Nazione un tema centrale. I temi sono tanti, bisogna saperli affrontare senza un furore ideologico, bisogna parlare dei temi senza estromettere l’uomo perché non è in contrapposizione con l’Ambiente né questo è in contrapposizione con l’Uomo ma bisogna fare delle politiche per sostenere che l’uomo e l’ambiente debbano stare insieme per produrre i migliori risultati.   D. – In questa città, Capitale dell’Amazzonia Orientale, hanno lavorato in passato molti artisti italiani nel campo della pittura, della decorazione, dell’architettura. Che effetto fa vedere per la prima volta tutto ciò di persona?   R. – È stato molto bello e ieri abbiamo visitato la Cattedrale e alcuni Musei dove l’impronta è sicuramente italiana. Abbiamo visto che l’Ambasciata italiana in Brasile ha promosso e lanciato questo libro bellissimo parlando di italiani che erano artigiani, architetti, ingegneri che hanno attuato qui a Belém e quindi questo ci rende ancora più orgogliosi di essere italiani, anzi le dirò di più, noi italiani più andiamo in giro per il mondo e più dobbiamo essere orgogliosi di esserlo perché dovunque andiamo c’è qualcosa che ci rappresenta e soprattutto c’è sempre grande meraviglia e attenzione quando si parla della nostra grande Nazione.   D. – Ministro quali sono state le Sue prime impressioni sulla città di Belém?   R. – Belém è sicuramente una città interessante comunque una porta per l’Amazzonia e la foresta amazzonica è un riscontro in tutto il mondo perché comunque ci dobbiamo ricordare che è per tutti il polmone del mondo, poi perché ha delle bellezze naturalistiche importanti e soprattutto poi c’è questa grande voglia, come ha detto il Ministro del Turismo brasiliano, di puntare sul turismo, di metterci i soldi perché quando si parla di sviluppo e di turismo gli Stati e i Governi centrali ci devono credere e vedendo poi che qua il prossimo anno ci sarà un grandissimo evento sono certa che Belém cambierà faccia diventando ancora più bella e mi auguro che ci saranno anche aziende italiane che daranno il loro contributo.   D. – Qui in Brasile vivono circa 32 milioni di discendenti italiani, molte di queste persone non sono poi mai tornate in Italia per vari motivi ma esiste ed è ormai iniziato un turismo di ritorno che forse andrebbe incentivato, cosa può dirci su questo?   R. – Il turismo delle radici. Noi abbiamo tantissimi brasiliani che hanno origini italiane, io dico semplicemente che per noi esseri umani è molto importante dove si va ma è anche molto importante sapere da dove si viene e io credo che dovrebbero venire nei loro luoghi di origine per imparare a conoscere se stessi perché poi le famiglie di origine sono quelle che danno l’imprinting; la nostra educazione, la nostra vita,  i nostri valori, la nostra visione e quindi consiglierei a tutti di venire a vedere le proprie origini perché possono essere uomini e donne migliori quando scoprono da dove arrivano.   Alcune immagini dell´evento             Celso Sabino, Ministro del Turismo del Brasile Paolo Carlucci ASIB-AISE

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Le nostre interviste: Fendi

Intervista Fendi   FloraCult 4ª edizione, mostra mercato di floravivaismo amatoriale: by Ilaria Venturini Fendi.       Durante i giorni 26-27-28 Aprile si é tenuta a Roma presso la tenuta I Casali del Pino, all’interno del Parco di Vejo (antica capitale etrusca), la 4ª edizione di FloraCult, , ormai irrinunciabile per gli amanti della flora e dei colori e profumi della Primavera, nella quale è stato possibile in uno scenario paradisiaco incontrare varietà ricercatissime per il giardino. La mostra é stata curata dalla paesaggista Antonella Fornai. Durante le 3 giornate d’esposizione della 4ª edizione è stato possibile degustare per la prima volta vari frutti esotici provenienti da Brasile (foto nº… con Ilaria e la gerba brasiliana) che così si affaccia per la prima volta in questo meraviglioso scenario per farsi assaggiare, anche se al momento nell’ancora limitato numero di specie di piante e  frutti presenti, da migliaia di visitatori della fiera.   Il desiderio di progetti dedicati al biologico, all’ambiente, l’amore per la campagna, per il riciclo, per le attività economicamente e socialmente sostenibili hanno spinto Ilaria Venturini Fendi, imprenditrice agricola e designer a convertire un’azienda agricola, rimasta per molti anni abbandonata, al biologico; i Casali del Pino  si estendono su 174 ettari, di verdi campi e  colline ombreggiate da pini mediterranei secolari, sui quali pascolano ovini da latte ed altri animali allevati allo stato brado.   Il tema di questa quarta edizione è stato “Il giardino come luogo di globalizzazione e integrazione”: ‘Meglio degli uomini le piante sono un esempio di realtà multietnica e di buona convivenza, quasi tutte le specie che si trovano nei nostri giardini provengono da ogni parte del mondo e sono frutto della ricerca di viaggiatori e di ‘cacciatori di piante” dicono gli organizzatori.   Ilaria Venturini Fendi ci dice: “Chi mi chiede che lavoro svolgo, rispondo l’imprenditrice agricola con l’Hobby del riciclo. Dopo aver a lungo lavorato nella moda, qualche anno fa ho acquistato I Casali del Pino motivata da un forte bisogno di vivere la mia vita con ritmi diversi. In questo luogo convertito al biologico ho convertito anche me stessa cercando di mettere salde radici nella terra, grazie alle quali sono tornata ad un progetto di design basato sul riuso dei materiali, con un interesse ed una passione che avevo perso, fondando il progetto Carmina Campus, “Buoni Modelli per un Futuro Sostenibile”.   Ilaria è stata invitata lo scorso Giugno 2012 a partecipare al  Rio + 20 dove in una conferenza ha potuto raccontare la sua esperienza nel progetto Carmina Campus che crea nuovi prodotti di moda partendo da materiali riciclati; rielaborando prodotti senza uso per trasformarli in borse, impegnandosi socialmente e  avvalendosi di mano d’opera proveniente da comunità di donne svantaggiate Kenyote. Oggi le borse Carmina Campus 100% made in Africa sono vendute nei più esclusivi punti vendita del mondo, generando rendita e condizioni di vita migliori nelle comunità africane svantaggiate, con la filosofia di “Lavoro e non Carità”, se è giusto fare la carità, meglio è insegnare il lavoro.     Ilaria Venturini Fendi per la prima volta in questa 4ª edizione 2013 di FlorCult sono stati presenti negli stand degli espositori specie brasiliane, con degustazione per il pubblico di vari frutti, questo dopo il suo passaggio al Rio + 20, potremmo chiamarlo un caso del destino?   SONO MOLTO LEGATA AL  BRASILE, CHE CONOSCO DA QUANDO AVEVO DIECI ANNI. NON E’ QUINDI SOLO UN CASO DEL DESTINO ESSERMI AVVICINATA ALLA SUA MERAVIGLIOSA NATURA, CHE NON FINISCE DI SORPRENDERMI.  SONO CONTENTA CHE FLORACULT SIA STATA L’OCCASIONE PER FARMI CONOSCERE ANCORA QUALCOSA DI QUELL’IMMENSA RICCHEZZA CHE E’ IL PATRIMONIO NATURALE DEL BRASILE.   I COLORI E I PROFUMI DELLE PIANTE E DEI FRUTTI BRASILIANI SONO SEMPRE STATI PER ME  UNA DELLE PIU GRANDI ATTRAZIONI. QUANDO SONO A RIO,  LA MIA MATTINA COMINCIA IMMANCABILMENTE CON LA  COLAZIONE DA POLIS SUCO A IPANEMA.   I.V.F. la degustazione di specie tropicali durante la Fiera ha avuto molto successo, ma si trattava di poche tipologie di frutta, pensando alla ricchezza di varietà di frutta amazzonica non sarebbe forse auspicabile nella prossima edizione permettere ai migliaia di visitatori di degustarne altri tipi, magari anche sotto forma di succhi, l’ Açai o la Castanha do Pará per citarne soltanto due ma molto rappresentativi della regione.   SAREBBE INTERESSANTE E SICURAMENTE APPREZZATO DAL PUBBLICO DI FLORACULT . LA NOSTRA FILOSOFIA DI AZIENDA BIOLOGICA A KM ZERO CI PORTA A ENFATIZZARE L’USO DEI PRODOTTI LOCALI, MA  LA FIERA E’ L’OCCASIONE PER  PROMUOVERE LA CONOSCENZA E LO SCAMBIO DI PIANTE E FRUTTI CHE PROVENGONO DA TUTTO IL MONDO E POSSONO ARRICCHIRE LA NOSTRA CULTURA. NON A CASO IL TEMA DI QUEST’ANNO ERA QUELLO DEL GIARDINO COME LUOGO DI GLOBALIZZAZIONE E INTEGRAZIONE. LE PIANTE RISPETTO AGLI UOMINI SONO UN ESEMPIO MIGLIORE  DI REALTA’ MULTIETNICA E BUONA CONVIVENZA. BEN VENGANO QUINDI ANCHE ALTRE  MERAVIGLIE AMAZZONICHE CHE POTREMMO PROPORRE IL PROSSIMO ANNO   Il Brasile in questo momento è uno dei mercati emergenti e di consumo specialmente per prodotti di altissima qualità e manifattura come quelli italiani, ha già pensato di vendere i prodotti con filosofia Carmina Campus in questo mercato?   CARMINA CAMPUS E’ UN BRAND DI NICCHIA CON LAVORAZIONI ARTIGIANALI E PRODOTTI CHE SONO PER LO PIU’ PEZZI UNICI. IL BRASILE SAREBBE CERTAMENTE UN MERCATO MOLTO INTERESSANTE PER NOI ANCHE IN VIRTU’ DEL GRANDE INTERESSE VERSO IL DESIGN E LA CREATIVITA’ SOSTENIBILE. VOGLIAMO CRESCERE IN MODO CONTROLLATO,   FACENDO  UN PASSO ALLA VOLTA SENZA FORZARE IL RITMO DELLA NOSTRA CRESCITA     In Amazzonia, nello stato del Pará, nell’arcipelago di Marajó gli indici di sviluppo umano sono uguali od inferiori a quelli dei paesi africani, molte le opportunità di “Lavoro e non Carità” possibili per le comunità qui residenti, tra le più svantaggiate del Brasile. Questa grande ricchezza di materiali oriundi dalla foresta come le fibre naturali provenienti dall’albero del cocco ed altri palmizi esistenti e pronti per essere trasformati con creatività in prodotti di lusso, potrebbero in un futuro non troppo distante entrare in teoria a far parte

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