Il Louvre, la Gioconda e gli altri ladri d’autore: quando il furto diventa opera d’arte

Da Napoleone a Picasso (sospettato per errore), fino all’ascensore Böcker divenuto testimonial: i colpi al museo più sorvegliato del mondo ricordano che il genio, a volte, si nasconde dietro una maschera nera e non dietro un cavalletto.  a a C’è chi ruba per necessità, chi per avidità, e chi per… pubblicità. L’ultimo furto al Louvre, sì, proprio quel Louvre, tempio dell’arte e, pare, anche del furto artistico, ha avuto come involontario protagonista un ascensore dell’impresa tedesca Böcker. L’azienda, anziché sprofondare nella vergogna, ha pensato bene di sollevarsi (è il caso di dirlo) con una campagna pubblicitaria: “I nostri elevatori arrivano dappertutto”. E chi siamo noi per negare loro un applauso di marketing? Il Louvre, poveretto, di furti se ne intende. Da oltre un secolo è il palcoscenico preferito dei ladri con vocazione estetica: nel 1911 sparì nientemeno che la Gioconda, e per qualche giorno il mondo intero credette che il colpevole fosse Pablo Picasso in persona. In realtà, il genio spagnolo era innocente, troppo impegnato a inventare il cubismo per mettersi a rubare quadri altrui. Il vero ladro fu un italiano, Vincenzo Peruggia, che portò la Monna Lisa a casa “per restituirla alla patria”. L’arte del patriottismo, si direbbe. Da allora, il museo più famoso del mondo sembra aver sviluppato un certo magnetismo per i cleptomani d’élite. Ogni epoca ha avuto il suo ladro gentiluomo, il suo Arsène Lupin in giacca e guanti bianchi, e il Louvre la sua parte di figuracce. Dopotutto, rubare al Louvre è un po’ come rubare la scena: si diventa leggenda, più che criminale. E così, tra gioielli napoleonici che scompaiono in pieno giorno e tele che cambiano indirizzo con la disinvoltura di una cartolina, il confine tra cronaca e romanzo giallo diventa sempre più sottile. Forse, in fondo, questi ladri ci affascinano perché osano fare ciò che tutti sogniamo: prendersi un pezzo di bellezza proibita, un frammento di eternità. E mentre la direzione del museo corre ai ripari con nuovi sistemi di sicurezza, il mondo sorride. Perché, diciamocelo pure, se il Louvre non fosse anche il teatro dei suoi colpi di scena, sarebbe solo un altro museo. E, come avrebbe detto Montanelli, “il guaio non è che rubino al Louvre; il guaio è che, con tutto quello che c’è da rubare nel mondo, c’è ancora chi preferisce rubare un’idea piuttosto che un capolavoro”. Giuseppe Arnò

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Bronzi di Riace Reggio Calabria: Tesori del Museo Archeologico

I Bronzi di Riace Reggio Calabria sono tra le sculture più iconiche e misteriose del mondo antico. Questi guerrieri di bronzo a grandezza naturale attraggono ogni anno migliaia di visitatori. Il loro luogo di conservazione privilegiato è il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ospita, oltre ai celebri Bronzi di Riace Reggio Calabria, una vasta collezione di reperti archeologici. Questi manufatti raccontano la storia millenaria della Calabria e della Magna Grecia. Una visita al museo è un viaggio affascinante nel passato. museo archeologico di Reggio La Scoperta dei Bronzi di Riace La scoperta dei Bronzi di Riace Reggio Calabria avvenne in modo casuale nell’estate del 1972. Un sub romano, Stefano Mariottini, si trovava nelle acque cristalline al largo della costa di Riace Marina. A pochi metri di profondità, emerse la sagoma di una statua in bronzo. Poco dopo, fu rinvenuta una seconda statua, a breve distanza dalla prima. Il ritrovamento dei Bronzi di Riace Reggio Calabria suscitò immediatamente un’enorme attenzione a livello mondiale. Le due statue, eccezionalmente conservate, rappresentavano un’importante testimonianza della scultura greca del V secolo a.C. La loro bellezza e il loro mistero affascinarono esperti e pubblico. Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: custode dei Bronzi Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria divenne la casa definitiva dei Bronzi di Riace Reggio Calabria. Il museo, situato nel cuore della città, è uno dei più importanti musei archeologici d’Italia. La sua collezione spazia dalla preistoria all’età romana, con un’attenzione particolare ai reperti provenienti dalle colonie greche della Calabria. L’allestimento del museo è stato progettato per valorizzare al meglio i Bronzi di Riace Reggio Calabria. Le statue sono esposte in una sala appositamente climatizzata e protetta. Un sistema di illuminazione sofisticato ne esalta i dettagli anatomici e la maestosità. I visitatori possono ammirare da vicino questi capolavori dell’arte greca. Altri Tesori Archeologici del Museo di Reggio Calabria Oltre ai Bronzi di Riace Reggio Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria custodisce numerosi altri reperti di grande valore storico e artistico. Tra questi, spiccano: * I Kouroi di Reggio Calabria: Due statue marmoree arcaiche di giovani uomini, risalenti al VI secolo a.C. La loro possente fisicità e il sorriso enigmatico sono tipici della scultura greca di quel periodo. * La Testa di Basilea: Un’imponente testa in bronzo di un personaggio maschile, probabilmente un atleta o un eroe. La sua espressività e la finezza dei dettagli testimoniano l’abilità dei bronzisti greci. * I Pinakes di Locri: Tavolette votive in terracotta decorate con scene mitologiche e religiose, provenienti dal santuario di Persefone a Locri Epizefiri. Questi reperti offrono preziose informazioni sulla vita religiosa e sulle credenze degli antichi Locresi. * I Mosaici Romani: Pavimenti musivi di epoca romana ritrovati in diverse località della Calabria. Le intricate decorazioni geometriche e figurate testimoniano la ricchezza e la raffinatezza delle ville romane della regione. * Materiali Preistorici e Protostorici: Testimonianze delle prime forme di insediamento umano in Calabria, risalenti al Paleolitico e all’Età del Bronzo. Ceramiche, strumenti in pietra e oggetti di ornamento raccontano la vita quotidiana delle antiche comunità. Il Fascino Misterioso dei Bronzi di Riace I Bronzi di Riace Reggio Calabria continuano ad affascinare per la loro bellezza e per i numerosi interrogativi che ancora li circondano. Non si conosce con certezza l’identità degli scultori né dei personaggi rappresentati. Le ipotesi più accreditate li attribuiscono a grandi maestri del V secolo a.C., come Fidia o Mirone. Le due statue, soprannominate “il Giovane” e “il Vecchio”, presentano differenze stilistiche che suggeriscono la mano di due artisti diversi o due fasi cronologiche distinte. La perfezione anatomica, la forza espressiva dei volti e la cura dei dettagli rendono questi bronzi dei capolavori assoluti della scultura greca. L’Importanza Culturale ed Economica dei Bronzi di Riace per Reggio Calabria I Bronzi di Riace Reggio Calabria rappresentano un simbolo identitario per la città di Reggio Calabria e per l’intera regione. La loro presenza nel Museo Archeologico Nazionale attira un flusso costante di turisti e studiosi da tutto il mondo. Il turismo legato ai Bronzi di Riace Reggio Calabria ha un impatto economico significativo sulla città, generando entrate per le attività ricettive, la ristorazione e il commercio locale. La valorizzazione di questo patrimonio culturale è fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio. Il Restauro e la Conservazione dei Bronzi di Riace Dopo la loro scoperta, i Bronzi di Riace Reggio Calabria furono sottoposti a un lungo e delicato processo di restauro. Gli esperti lavorarono per rimuovere le incrostazioni marine e per stabilizzare la struttura metallica delle statue. La conservazione dei Bronzi di Riace Reggio Calabria è un impegno continuo. Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria garantisce condizioni ambientali ottimali per preservare nel tempo questi capolavori. La temperatura, l’umidità e l’illuminazione della sala espositiva sono costantemente monitorate. La Calabria e la Magna Grecia: un patrimonio da scoprire Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria è la porta d’accesso a un patrimonio archeologico straordinario. La Calabria fu una delle regioni più importanti della Magna Grecia, la colonizzazione greca dell’Italia meridionale. Le antiche città greche di Locri Epizefiri, Crotone, Sibari e Reggio (Rhegion) fiorirono per secoli, lasciando testimonianze preziose della loro cultura e della loro arte. I reperti conservati nel museo offrono uno spaccato affascinante di questo passato glorioso. Visitare il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria Una visita al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria è un’esperienza indimenticabile per chiunque sia interessato alla storia e all’arte antica. Ammirare da vicino i Bronzi di Riace Reggio Calabria è un’emozione unica. Il museo è facilmente accessibile e offre servizi di accoglienza e didattica per i visitatori. Percorrere le sue sale significa intraprendere un viaggio nel tempo, alla scoperta delle radici della nostra civiltà. L’Eredità dei Bronzi di Riace nel Mondo dell’Arte I Bronzi di Riace Reggio Calabria hanno influenzato il mondo dell’arte contemporanea. La loro possente bellezza e il loro mistero continuano a ispirare artisti e creativi. La loro immagine è diventata un simbolo dell’eccellenza della scultura greca e un’icona della cultura italiana. La loro

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Conservatorio di Stato di Musica Alessandro Scarlatti – In scena “Zyz Percussion Orchestra”

Al Conservatorio di Stato di Musica Alessandro Scarlatti “La Rassegna di Musica Jazz” chiude i battenti con il concerto Zyz Percussion Orchestra ideato e diretto dal M° Giuseppe Urso 13 maggio, ore 20,30 – Sala Ferrara La Rassegna Jazz del Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo chiude i battenti  il  13 maggio, alle ore 20.30 con un progetto inedito ed una prima assoluta, ad ingresso libero sino ad esaurimento posti . In scena “Zyz Percussion Orchestra” ideata e diretta dal M° Giuseppe Urso. La  Zyz Percussion Orchestra attraverso la storia della batteria partendo da New Orleans, luogo di origine non soltanto del jazz ma dello stessostrumento musicale, ripercorrendo oltre un secolo di musica esplora le possibilità musicali del drum set con altre importanti percussioni sulla scena come il pianoforte, la marimba, il vibrafono ed altre percussioni a suono indeterminato oltre al contrabbasso che completa la sezione ritmica. Al suo interno si avvale della presenza di un clarinetto e della danza contemporanea in qualche intervento e l’ottavino nel primo quadro. Il programma parte dalla New Orleans di Baby Dodds fino al  brano iconico di Frank Zappa “The Black Page” che è musica contemporanea del 900. Il concerto dedica delle pagine significative a performer come Max Roach, Philly Joe Jones centrali nello sviluppo tecnico e musicale dello strumento. Un quadro è dedicato alla cultura africana dalla quale discendono tutti i generi musicali della black music fino ai giorni nostri. Si conclude con le atmosfere neo soul e delle recenti tendenze musicali che portano in territori lontani ed affascinanti questo meraviglioso strumento. La rassegna jazz del Conservatorio Alessandro Scarlatti è un appuntamento da non perdere per gli appassionati di musica jazz e per chi vuole scoprire nuovi talenti e sonorità. L’evento è gratuito e aperto a tutti, e offre l’opportunità di assistere a spettacoli di alta qualità in un ambiente accogliente e culturale.   Rosanna Minafò addetto stampa Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo  

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Tour Portugal – Daniela Mercury

Concerto agendado para 3 de julho, às 21h30   Daniela Mercury regressa ao Casino Estoril com os principais êxitos da sua carreira     Referência da música brasileira, Daniela Mercury actua, no dia 3 de julho, às 21h30, no Casino Estoril. A cantora baiana, de São Salvador, sobe ao palco do Salão Preto e Prata para revisitar os principais êxitos da sua carreira. Daniela Mercury tem a revolução e a reinvenção no sangue. Descobriu que o seu caminho era a música e aos quinze anos começa a actuar em bares de São Salvador. Desde então, faz da festa barroca das multidões a oportunidade de renovar a sua expressão artística e nas suas digressões e apresentações internacionais, tornou-se uma espécie de embaixadora da música e da cultura brasileira. É uma artista de personalidade magnética, que prima pela criatividade, responsabilidade e solidariedade social, excelência e inovação nos seus trabalhos. Passeia confortavelmente pela diversidade musical e tem, ainda, a seu favor a alegria e a energia contagiantes de quem é baiana. Os seus espectáculos ao vivo são uma “força da natureza”, repletos de energia, cor, dança, criatividade, irreverência e muita alegria. Neles não podem faltar os seus grandes sucessos de mais de 30 anos de carreira como, por exemplo, “Nobre Vagabundo”, “O Canto da Cidade” e “Pérola Negra”.   O Salão Preto e Prata do Casino Estoril recebe, no dia 3 de julho, pelas 21h30, Daniela Mercury. M/18. Preço: A partir de 30€   As reservas podem ser efectuadas: https://blueticket.meo.pt/pt/event/13234/daniela-mercury-2025   O Casino Estoril abre às 15h00 e encerra às 03h00, sendo a entrada limitada a maiores de 18 anos. O acesso só é válido após registo obrigatório e mediante a apresentação de documento de identificação físico (Cartão de Cidadão, Bilhete de Identidade, Bilhete de Identidade Militar, Passaporte, Carta de Condução) ou aplicação móvel do Governo (App IGov). Sugere-se a chegada antecipada de forma a cumprir as formalidades do processo de registo.   Gabinete de imprensa da Estoril Sol III Tel: 214667700 * fax: 214667970 [email protected]

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Mostra al Circolo degli Esteri di Roma

Al Circolo degli Esteri di Roma inaugurata la mostra di Anna Addamiano “Vocabolario del tempo”, del Progetto Storie   ROMA – Un tripudio non comune, con un pubblico singolare e illustri ospiti, quello che si è visto all’inaugurazione della mostra dell’artista Anna Addamiano, dal titolo “Vocabolario del tempo” al Circolo degli Esteri del Ministero Affari Esteri di Roma nel quadro della Collezione Farnesina Uno (Palazzo della Farnesina) e Due (Circolo Esteri) di Arte Contemporanea. Un progetto, ideato e diretto dallo Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea Prof. Carlo Franza, intellettuale di piano internazionale, che porta ad indicare e sorreggere un’Europa Creativa Festival e, dunque, artisti-protagonisti e bandiere, bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell’eterno.   Questa mostra dal titolo “Anna Addamiano. Vocabolario del tempo” è la seconda del nuovo percorso, ed è già una novità in quanto si veicolano a Roma nomi dell’arte contemporanea di significativo rilievo, che evidenziano e mettono in luce gli svolgimenti più intriganti del fare arte nel terzo millennio. L’esposizione raccoglie opere dell’artista Anna Addamiano, già apparsa agli occhi della critica italiana e internazionale come una figura delle più interessanti e propositive dell’arte contemporanea, ed ancor oggi nella memoria di tutti ricordata come chiara e significante interprete.   Con “STORIE” (2024-2028) – questo il titolo del progetto che segue il precedente che si titolava “Mondi” – si porgono dodici mostre personali di dodici artisti contemporanei, taluni di chiara fama. Unitamente a un pubblico di eccellenza, con intellettuali, artisti, scrittori, collezionisti e numerosi diplomatici tra cui gli Ambasciatori Stefano Baldi, Lucio Alberto Savoia con l’Ambasciatrice Stefanelli, l’Ambasciatore Gaetano Cortese con l’Ambasciatrice Sidsel Hover, l’Ambasciatore Umberto Vattani, altre storiche figure come l’illustrissima Professoressa Marisa Settembrini dell’Accademia di Brera a Milano.   Ha preso la parola lo Storico dell’arte Prof. Carlo Franza già docente all’Università Statale La Sapienza, ideatore del Progetto e curatore della mostra. Egli ha indicato e sottolineato i punti di forza dell’esposizione che hanno fatto del “tempo” il motore e la filosofia di lavoro dell’artista Anna Addamiano. Il Prof. Franza ha tra l’altro osservato: “Trovo significante e doveroso proporre la mostra di Anna Addamiano al Circolo Esteri di Roma nel Progetto “Storie” in concomitanza con la mostra romana che presenta una selezione delle opere della collezione Iannaccone di Milano relative alla linea espressionista dell’arte italiana tra gli anni Trenta e Cinquanta – dalla Scuola Romana al gruppo Corrente. E ciò perché il suo lavoro, il percorso dell’artista romana, si attesta nel quadro di un fil rouge che l’apparenta – come illustri colleghi tra cui Carlo Belli, Carlo Fabrizio Carli, Arnaldo Romani Brizzi, hanno già sottolineato – nel tornare a parlare di una nuova estetica dell’Espressionismo italiano, per tornare ad analizzare un linguaggio artistico che si è andato rilevando, confrontandolo con il mondo figurativo degli anni fra le due guerre e il suo nuovo attuale sviluppo. Questa ricerca artistica contemporanea mostra la realtà oggettiva vista attraverso la coscienza soggettiva, con in primo piano l’anima deformante dell’artista in crisi che si riverbera nella deformazione data dalla pittura stessa”.   E ancora: “Il percorso espositivo di Anna Addamiano inizia naturalmente da Roma, attratta da alcune delle personalità che via via hanno definito variamente la “scuola romana” e le sue peculiarità tecniche e tematiche, non ultima quella del tonalismo. Ha proseguito con un vigoroso e appassionato espressionismo lirico, che ha guardato alle ricerche parigine del postimpressionismo; inaugurando una pittura antiretorica, essenziale e intimista. Ha lavorato tra pittura, scultura, installazioni e arazzi, lasciando pensare anche a stoffe e fili utilizzati da Maria Lai. Un discorso su Anna Addamiano ci riporta a quelle che potrebbero essere state le fonti di gusto dell’artista, a quell’excursus di Scuola Romana, a quegli echi di un certo gusto del primitivo, a quelle radici goyesche caldeggiate da Oppo, che precedettero l’avvento di Scipione e Mafai, imperniate di irrazionalità metafisica e surrealista. Da questi miti, pittorici e letterari, la sua visione spesso risultava e ancora oggi lo è, surreale, diciamo animata da fantasmi e miracoli. La sua è una poetica di evocazione, i suoi insetti, le sue farfalle, le sue macerie, le sue donne, le sue bambole, i suoi desolati istantanei fantasmi, il suo racconto visionario; animali, uomini e cose assumono nel gran moto della creatività un’eccitazione nervosa con qualcosa di spiritico e fantastico. Opere tese, espressive, che trovano ascendenza soprattutto in Scipione e Stradone, specie in quella certa scelta di temi di fondo popolaresco e istrionesco, dove compaiono diseredati e maschere, disperazioni mimetiche e balletti, popolane e componenti romantiche che lasciano individuare il suo diario interiore. La pittrice va ad estri, lasciando emergere in questo racconto gli incontri, gli abbracci, le occasioni, i volti, le donne, una esistenzialità, un costume ridotto a maschera, tra il freddo e il caldo, conferisce moto a una realtà disfatta nel tempo, fantasie, visioni, sogni o capricci. Spesso è una realtà notturna che avvolge le figure umane, l’artista fa affiorare dal buio lampeggiato nuovi verdi, e rossastri bellissimi, in uno spazio vago e approfondito. Anna Addamiano seguita a movimentare la sua inventiva con fervore psicologico il suo racconto pittorico è un moto di liberazione dell’esistenza vissuta, un dipingere la vita con i colori del sogno”.   Dopo il Prof. Carlo Franza ha preso la parola l’illustre Ambasciatore Umberto Vattani, ideatore e fondatore della collezione Farnesina e per ben due volte Segretario Generale della Farnesina, il quale si è detto felice del secondo Progetto Storie ideato per il Circolo degli Esteri, perché solo la Cultura e l’Arte sono il motore dell’aggregazione dei Circoli Storici come per l’appunto quello degli Esteri che ha una storica tradizione, sportiva, culturale artistica, ecc. Volgendo poi lo sguardo alle opere di Anna Addamiano, ha toccato e segnalato non solo la grazia svelata nel discorso del tempo, messo in atto dall’artista ed esaltato dai segni dell’oroscopo dipinti, ma maggiormente dai colori del sogno che colpiscono come da sempre è stato per la creatività umana.   Infine ha preso la parola l’illustre Ambasciatore Gaetano Cortese che ha voluto indicare come abbia a suo tempo conosciuto

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Chiude in positivo il “World Jazz Network Event in Sicily”

Sul palco Dorrey Lyn Liles e Sylwester Ostrowski per la rassegna “Eventi e Manifestazioni nella Provincia di Palermo” 22-24 novembre – Blue Brass Jazz Club allo Spasimo Ingresso gratuito sino ad esaurimento posti   Chiude con un bilancio più che positivo di presenze ed apprezzamenti da parte del numeroso pubblico presente la terza ed ultima giornata della prima edizione del World Jazz Network Event in Sicily che viene realizzata nell’ambito della rassegna “Eventi e Manifestazioni nella Provincia di Palermo” promossa dalla Regione Siciliana – Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo ed in collaborazione artistica con il World Jazz Network, il Bangkok Jazz Festival, Amersfoort Jazz Festival, One Voice – Szczecin Jazz Festival e la Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group. L’iniziativa “Eventi e Manifestazioni in Provincia di Palermo” prevede al suo interno un calendario ricco e variegato, distribuito nel territorio di Palermo e provincia, con concerti di musica jazz, marching band in stile New Orleans, concerti di musica classica con interpreti di valore, tributi pop ed una speciale produzione dedicata al Natale con Stefania Brandeburgo e Laura Sfilio. La rassegna ideata dia Fabio Lannino per l’Associazione Culturale Parla Piano, ha dato vita il 22 e 23 novembre alle ore 20.30 ed il 24 novembre alle ore 18.00 a una tre giorni con concerti jazz al Blue Brass – Ridotto dello Spasimo (Via dello Spasimo 15 Palermo) ad ingresso gratuito sino ad esaurimento posti. Durante i concerti si alterneranno alcuni ospiti provenienti dall’ Olanda, dagli USA, dalla Polonia e dalla Thailandia insieme a musicisti residenti. Dopo i concerti, nelle giornate del 23 e 24 novembre alle ore 22.30, in programma jam-sessions rivolte a tutti i musicisti e giovani jazzofili. La prima edizione del World Jazz Network Event in Sicily si chiude domenica 24 ottobre alle 18.00 con l’atteso concerto di Dorrey Lyn Liles e Sylwester Ostrowski che si esibiranno sul palco dello storico jazz club palermitano con il loro progetto “One Voice”, accompagnati da Sal Bonafede al piano e Fabio Lannino al basso elettrico. One Voice è un progetto nato in Polonia ed ideato da Sylwestr Ostrowsky e raccoglie in sé tutte le energie del Gospel e del Jazz, convivendo spesso ed allargando ai giovani la possibilità di interagire con grandi artisti. One Voice sarà anche ospite d’onore al Premio Internazionale Pino Puglisi, lo stesso 24 novembre alle ore 21.00. L’ufficio stampa Rosanna Minafò Nella foto: Dorrey-Lin-Lyles-Sylwester-Ostrowski

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Durs Grünbein: poeta pensatore

  Il poeta tedesco ospite d’onore al Premio L’Aquila “Laudomia Bonanni”   di Liliana Biondi     Il Premio Letterario Internazionale L’Aquila-BPER Banca non si smentisce: un altro gigante dalla Poesia, il tedesco Durs Grünbein, è il graditissimo ospite d’onore della XXIII edizione; un Premio che tra gli altri ha visto la presenza di E. Evtusenko, D.Walcott, K. Takano, T. Patrikios, T.B.Jelloun, Y.Lian, J. Haddad. Durs Grünbein è tra i massimi poeti e intellettuali contemporanei, giustamente stimato «vero poeta cosmopolita». Dal 1992 ad oggi non si contano i premi ricevuti in varie parti del mondo. In Italia, nel 2006, il Premio Pasolini; nel 2015, il Premio Violani Landi presso l’Università di Bologna, che nel 2021 lo onora con la Laurea Honoris Causa in Letterature moderne comparate e postcoloniali; nel 2022, l’Università di Milano gli conferisce la Laurea H.C. in Scienze Filosofiche; nel 2023, a Pescara vince il Premio Internazionale NordSud di Letteratura e Scienze. Dal 2005 docente di Poetica ed Estetica alla Kunstakademie di Düsseldorf, frequenta l’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma; e dal 2008 è membro dell’Ordine al merito delle Scienze e arti in Germania. Grünbein è autore di numerose raccolte di poesia, cinque libri di saggi, un diario, un libro di memorie in prosa, è traduttore di rilevanti autori antichi e moderni. Le sue opere sono state tradotte in molte lingue; la prima ad uscire in lingua italiana,  nel 1999 con Einaudi, è A metà partita: poesie 1988 – 1999, traduzione di Anna Maria Carpi; seguono in volume e in antologie altre undici pubblicazioni tutte con Einaudi  e Il Mulino, fino alla più recente del 2022, edita da Crocetti, Le parole non dormono, traduzione di Valentina Di Rosa, un volume di circa 300 pagine che raccoglie in 9 sezioni un florilegio di oltre un  trentennio «puntando su alcune delle sue traiettorie dominanti», come scrive la traduttrice, che distinguono la “zona grigia” da quella “a  colori”: due generi di esperienze che si intersecano continuamente. Dresda, città cara a Wagner e tornata oggi ad essere splendida città barocca, nel 1962, anno in cui vi nasce Durs, era tra i più importanti centri industriali della Germania Est, ma portava ancora tutti i segni del devastante bombardamento fatto dall’esercito britannico e americano nella seconda guerra mondiale, e già da un anno il muro di Berlino la isolava dal resto del mondo. Durs è figlio unico in una giovane famiglia colta: chimica la madre, ingegnere aeronautico il padre, entrambi non iscritti al partito. Cresce nella periferia della città, a Hellerau, «quieta città giardino» la definisce; la prima città giardino realizzata in Germania. Anche Durs ha precoci interessi scientifici pari, tuttavia, a quelli per la poesia, attento lettore sin da giovanissimo di tre giganti: Novalis, Hölderlin, Pound e precoce poeta. La formazione di Grünbein è piuttosto tormentata, da autodidatta. Assolto il servizio militare, nel 1985, a 23 anni si trasferisce a Berlino est, ma non può iscriversi alla Germanistica avendo rifiutato durante il servizio militare di pattugliare armato presso i confini del Muro.  Sceglie allora un corso di teatro, che abbandona dopo due anni deluso di non poter studiare quello che desidera. Torna a Dresda, frequenta i collettivi dell’Accademia di Belle Arti, identifica poesia e pittura come Simonide, lavora per le riviste, per il teatro e collabora col padiglione fisico-matematico dello Zwinger. Viene scoperto e apprezzato da Heiner Müller, drammaturgo, regista e poeta tedesco molto indipendente e, come riconosce Durs, con un «orizzonte di pensiero più ampio». Grazie a lui, caduto il muro, Duns presenta alla Fiera di Francoforte il suo primo importante volume di poesie Grauzone Morgens (Zona grigia al mattino), edito nel 1988, che lo rende noto all’estero fino a fargli conferire nel 1995, a 33 anni, il massimo premio letterario tedesco il Büchner Preis. Come già nel titolo, in questa sua silloge Durs rappresenta l’ambiente storico-geografico di quell’angolo della Germania est sotto l’occupazione sovietica: monotono, incolore, arido, ripetitivo, desolato, dove il grigio anonimo delle superfici, dell’asfalto è tutt’uno con quello atmosferico, privo di sole, e dove persino l’acqua del grande fiume Elba ha una veste plumbea, melmosa, sporca, una cloaca stagna partecipe del triste letargo che tutto e tutti avvolge. Ma in tanta desolazione ambientale e collettiva, la mente, l’immaginazione del giovane poeta corre anche verso quella zona “grigia” del cervello con le sue cellule cerebrali che rappresentano le capacità creative e intellettive dell’individuo; così che anche l’acqua dell’Elba improvvisamente esonda, straripa trascina con sé tutto quanto trova, e torna ad essere dinamica e vitale. Una raccolta, Zona grigia all’alba, che in nuce contiene tutti i motivi e le tematiche che nelle opere successive in poesia come nella saggistica vengono ripresi, ampliati, sviluppati, chiariti da Grünbein, primi fra tutti il tema dell’acqua declinato in tutte le sue trasformazioni, fiume Elba compreso; il tema della memoria indelebile, e quello della poesia con le sue connessioni con la biologia e la fisiologia, in una parola, con la scienza e la filosofia. E come lo straripare dell’Elba, all’indomani della caduta del muro di Berlino, Durs, assetato di conoscenza, viaggia moltissimo tra Europa, Asia, Stati Uniti (ospite delle Università di Los Angeles e di New York). In Italia, nel 1994, la visita a Pompei e a Ercolano si rivela risolutiva nello sviluppo della sua opera. Il diretto contatto con lo “scavo” lo trasforma in una sorta di archeologo dell’anima. Nasce Vulcano e Poesia, un testo in cui il recupero di  frammenti di vite sepolte per secoli e la storia anche autobiografica sono fonti di riflessione  sul tempo  nel quale gli esseri umani si specchiano per dare un senso alla fragilità delle proprie vite aiutandoli ad accettare i propri rischi e pericoli: «Solo là vidi per la prima volta l’effetto  di questa violenta detonazione che è il tempo, vidi lo scroscio  ritardato delle schegge della civilizzazione, e nella famosa catastrofe in presenza del vulcano, la prova di una sorta di memoria immemore – deus absconditus (…). La poesia, l’ho sempre saputo, sarebbe riuscita a ritrovare le tracce, se no a che scopo sarebbe esistita».

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 Milano Fashion Week 2024

In occasione della Milano Fashion Week 2024 Anna Caterina Masotti presenta la mostra fotografica   A SINGLE MOMENT L’Immortalità dell’Attimo nella Natura e nell’Umanità Il filo che ricama gli Attimi della Vita A cura di Alessia Locatelli Opening: 18 settembre 2024 ore 18.00 – 21.00 Dal 19 settembre al 2 ottobre 2024   Galleria Gli Eroici Furori Via Melzo 30, Milano   Durante la Milano Fashion Week 2024, la Galleria Gli Eroici Furori presenta la fotografa bolognese Anna Caterina Masotti con la mostra “A Single Moment”, in programma dal 18 settembre al 2 ottobre. La fotografa – nipote di Ada Masotti, fondatrice di una nota casa di moda del bolognese – compie un percorso che partendo dalla sua crescita all’interno della casa di alta moda paterna, la conduce verso un progressivo dialogo che lega creatività ed arte inserendo, all’interno delle sue stampe fotografiche, l’artigianalità di ricami fatti a mano che le rendono opere uniche. Infatti, Anna eredita dalla nonna Ada la passione per il ricamo insieme alla capacità innata della cura dei dettagli e dalla mamma Olga l’amore per la fotografia, combinandoli con estro nelle sue opere. Anna Caterina Masotti afferma: “L’immagine è come una stampa, un ricamo, un fiore cresciuto nella stoffa”. Da qui prende vita “A Single Moment”, un percorso immersivo, a cura di Alessia Locatelli in collaborazione con l’art manager Laura Frasca, che unisce estetica e poetica, legame che si ritrova nell’allestimento all’interno della Galleria dove il visitatore potrà da subito ammirare due grandi immagini stampate su chiffon ed impreziosite con fili di lurex, insieme ad una ventina di opere fotografiche in copia unica stampate su carta naturale e ricamate a mano. Come scrive, la curatrice della mostra Alessia Locatelli: “Lo stesso connubio tra estetica e poetica delle fotografie si rigenera nell’allestimento che ricrea ambienti intimi, uterini, dentro cui danzano la vita della quotidianità i suoi affetti, i suoi spazi ed i paesaggi a lei cari. Stampe di grande formato si alternano ad altre in dimensione minore, intime nell’approccio visivo oltre che nel soggetto rappresentato.  Un percorso sia materico che visivo, che mira ad aprire un dialogo con l’esperienza del fruitore stesso, condividendo – dal buio verso la luce – il momento dello scambio e dell’intimità che racchiude tutta l’umanità di un sentimento collettivo”. La luce gioca un ruolo centrale nelle fotografie di Anna Caterina filtrando negli interni e creando pattern e contrasti, riflettendosi nell’acqua e delineando delicati ornamenti floreali sui muri da lei immortalati. Le illusioni visive tipiche delle creazioni della fotografa bolognese vengono intensificate dai ricami, i quali aiutano l’osservatore a focalizzare l’attenzione sul punto di luce dello scatto, rendendo il risultato finale ancor più raffinato e attrattivo.   Attraverso un linguaggio trasversale – stampa su chiffon, fineart e le installazioni – Anna Caterina Masotti offre al visitatore la possibilità di prendere parte ad un viaggio affascinante, intimo ed emozionale immergendosi nella poetica della fotografia e l’estetica della moda. Questi elementi che si amalgamano tra loro sottolineano la versatilità della visione artistica della Masotti e la sua capacità di dialogare con gli spazi della galleria in modo dinamico, non perdendo il concetto del la mostra “A Single Moment”, che immortala il qui e ora rendendolo eterno. Anna Caterina Masotti nasce negli anni ‘70 a Bologna, dove attualmente vive. Dall’età di 10 anni inizia ad appassionarsi di fotografia: passione trasmessa dalla madre Olga, stilista innovativa che amava fotografare, nel tempo libero, fiori e paesaggi. Terminati gli studi a 22 anni entra subito nella house agency di famiglia dove si occupa di comunicazione. Nel 2004 ritira assieme al padre Alberto il premio La Kore, Oscar della Moda. Qualche tempo dopo, riceve un importante riconoscimento per il suo ruolo di giovane dirigente di una azienda italiana di eccellenza e viene invitata al Quirinale dal Presidente della Repubblica per parlare ad una platea di studenti. Successivamente viene nominata Direttore della Comunicazione del Gruppo, gestendo personalmente tutti i servizi fotografici e gli eventi nel mondo. Nel 2010, le viene diagnosticato un problema agli occhi per il quale ha dovuto subire diversi interventi chirurgici. Da quel giorno i suoi sensi si modificano e la sua vita ha un inaspettato cambio di percorso. È da questo momento che fotografare diventa una priorità, attraverso una nuova visione che la porta ad esplorare modalità alternative di percezione della luce. INFORMAZIONI UTILI   TITOLO: A Single Moment DI: Anna Caterina Masotti A CURA DI: Alessia Locatelli OPENING: 18 settembre 2024 ore 18,00 DATE: Dal 19 settembre al 2 ottobre 2024 DOVE: Galleria Gli Eroici Furori – Via Melzo 30, Milano ORARI: Da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19; Sabato e mattina su appuntamento INFO: www.furori.it; [email protected]; 347 8023868 Instagram: gli eroici furori Facebook: gli eroici furori – Silvia Agliotti   IN COLLABORAZIONE CON: Laura Frasca Art Manager di Green Whale Space CARTELLA STAMPA E IMMAGINI CULTURALIA DI NORMA WALTMANN   Agenzia di comunicazione e ufficio stampa   tel : +39-051-6569105 mob: +39-392-2527126   email: [email protected]   web: www.culturaliart.com  

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