Brics, sogno o illusione? L’ambizione di un nuovo ordine globale tra proclami e contraddizioni

Dal summit di Rio de Janeiro un fronte comune contro l’unilateralismo occidentale, ma le divergenze interne e la realtà geopolitica minacciano la coerenza del progetto. Predicare è facile, governare un altro affare.

Nel loro diciassettesimo summit a Rio de Janeiro, i Paesi Brics hanno lanciato un messaggio chiaro: si propongono come alternativa al vecchio ordine economico dominato dall’Occidente e al sistema finanziario globale basato sul dollaro e controllato da istituzioni considerate inique. Le parole sono state nette: basta con le sanzioni unilaterali, con i dazi punitivi, con un multilateralismo svuotato di contenuti. Lula da Silva ha evocato lo spirito dei Paesi Non Allineati, Dilma Rousseff ha parlato del Sud del mondo come artefice del proprio destino. Parole forti, visioni ambiziose.

I progetti messi sul tavolo non sono da poco: garanzie multilaterali della New Development Bank per ridurre i rischi di investimento, una nuova piattaforma per attrarre capitali infrastrutturali, sistemi di pagamento alternativi allo Swift, e addirittura un paniere di valute per limitare la dipendenza dal dollaro. L’aspirazione è costruire un sistema autonomo, più equo, più rispettoso delle specificità dei paesi in via di sviluppo.

Lettieri e Raimondi, rispettabili economisti, nel loro articolo, sembrano condividere in pieno lo spirito della rivolta del Sud globale. Dipingono con entusiasmo una nuova era, in cui la subordinazione cede il passo all’autodeterminazione economica e politica.

Postilla critica – di redazione: realismo prima dell’entusiasmo

Ma l’entusiasmo, se privo di spirito critico, rischia di essere fuorviante.

È facile predicare contro le storture dell’ordine attuale – che certamente non mancano – molto più arduo è costruire un’alternativa praticabile. Il blocco Brics, per quanto suggestivo, è tutt’altro che monolitico. È composto da Paesi con interessi divergenti, visioni geopolitiche spesso conflittuali e sistemi economici profondamente disomogenei.

Prendiamo la Cina e l’India, per esempio: rivali strategici nell’Asia meridionale, non solo economicamente ma anche militarmente. O consideriamo la Russia, immersa in un conflitto ad alta intensità, e il Sudafrica che affronta crisi interne ben più urgenti del multilateralismo.

E che dire poi dell’Arabia Saudita, candidata Brics e al tempo stesso tra i più grandi acquirenti di armi occidentali. Parlare di pacifismo, in questo contesto, è una forzatura che offende l’intelligenza dell’uomo medio.

Inoltre, i valori promossi dal Brics – rispetto della sovranità, multipolarismo, crescita condivisa – sono spesso disattesi proprio da alcuni membri del gruppo, che si distinguono per scarsa trasparenza democratica, repressione interna e politiche di potenza non meno aggressive di quelle occidentali che si vorrebbero contrastare.

L’idea che i Brics possano “sostituire” l’Occidente su scala globale è più uno slogan che una possibilità a breve o medio termine. Né le loro valute hanno la forza e la stabilità per competere con il dollaro o l’euro, né le loro istituzioni (come la NDB) godono ancora del livello di fiducia e operatività richiesto per imporsi come riferimento universale.

Certo, la volontà di costruire un’alternativa merita rispetto e attenzione, con particolare riguardo alla politica pacifista brasiliana. Ma il percorso sarà lungo, accidentato e pieno di contraddizioni da gestire. Il rischio è che, nel nome dell’anti-occidentalismo, si accetti di buon grado qualsiasi alleanza, anche con regimi autoritari e illiberali, dimenticando che un nuovo ordine mondiale non sarà automaticamente più giusto solo perché “non occidentale”.

E allora, più che credere a una nuova alba, bisognerebbe osservare con spirito lucido la nebbia del presente. Perché la strada, per i Brics, è tutta in salita. E la retorica da sola non basta a superare gli ostacoli strutturali.

 

Segue l´aricolo di Lettieri e Raimondi

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I Brics camminano nonostante Trump – di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

 

ROMA\ aise\ – Trump può vantare un altro “successo”. La sua guerra dei dazi e la politica di polverizzazione degli organismi internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite, hanno compattato i paesi Brics, riuniti nel loro diciassettesimo summit a Rio de Janeiro. Il proliferare dei conflitti, in alcuni dei quali sono direttamente coinvolti, avrebbe loro reso più difficile trovare un’unità d’intenti.
Essi hanno così dichiarato che: “L’economia globale e i mercati finanziari sono sempre più soggetti a elevata incertezza e a periodi d’intensa volatilità. Abbiamo espresso le nostre serie preoccupazioni in merito all’imposizione unilaterale di azioni commerciali e finanziarie, tra cui l’aumento di tariffe e misure non tariffarie che distorcono il commercio e sono incoerenti con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio”.
Il presidente brasiliano Lula da Silva ha analizzato la situazione geopolitica ricordando che “i Brics sono gli eredi del Movimento dei Paesi Non Allineati, l’organizzazione che ebbe un ruolo centrale nel processo di decolonizzazione”. “Con il multilateralismo sotto attacco, la nostra autonomia è nuovamente minacciata. La legge internazionale è diventata lettera morta, così come la soluzione pacifica dei conflitti. È sempre più facile investire nella guerra che nella pace”, ha affermato. Come, purtroppo, dimostrano i conflitti in atto e anche la decisione di aumentare le spese per gli armamenti adottate dall’Ue sotto la pressione di Trump.
Sul fronte della necessaria cooperazione economica e finanziaria i Brics hanno confermato importanti progetti. In primo luogo essi sostengono l’iniziativa di Garanzie Multilaterali (Bmg), che mira a offrire strumenti di garanzia da parte della New development bank (Ndb), la banca del Gruppo, per ridurre il rischio degli investimenti strategici e migliorare l’affidabilità creditizia dei Brics e del Sud del mondo. Questo meccanismo aiuterà i paesi a ottenere prestiti a tassi d’interesse più bassi.
Vi è poi la New investment platform. L’idea è di sviluppare congiuntamente strumenti per sostenere e attrarre fondi dalle economie dei Brics e dei paesi del Sud e dell’Est del mondo da investire nelle infrastrutture. L’iniziativa sta avendo un grande sostegno soprattutto dopo l’adesione e la vicinanza al Gruppo da parte dei paesi produttori di petrolio. Recentemente a Kazan, in Russia, si è tenuta una conferenza per discutere la creazione di strumenti usati dalla finanza islamica dove il credito per gli investimenti non prevede il pagamento d’interessi ma la partecipazione ai profitti futuri.
Inoltre, facendo seguito alle decisioni del summit di Kazan del 2024, il meeting di Rio ha rilanciato l’Iniziativa sui Pagamenti Transfrontalieri, l’alternativa al sistema Swift basato sul dollaro e usato, cosa molto grave, come arma di ricatto nei confronti di quei paesi che non si allineano ai diktat di Washington. L’iniziativa svolgerà un ruolo molto importante nella definizione di un sistema finanziario multilaterale, che comporta il perfezionamento dell’utilizzo delle monete locali nella finanza, nel commercio e nel sistema di pagamento dei Brics e anche la realizzazione di un paniere di valute e di una moneta di conto per le operazioni interne al Gruppo e con il Sud del mondo.
Il giorno prima del summit, anche la Ndb ha celebrato il suo decimo anniversario a Rio. La presidente, Dilma Rousseff, ha evidenziato che “la creazione della Nuova Banca di Sviluppo è stata più di una semplice pietra miliare istituzionale. È stata una dichiarazione politica: il Sud del mondo non sarebbe più stato un destinatario passivo di modelli di sviluppo imposti dall’esterno, ma un artefice attivo del proprio futuro.”.
Anche Dilma ha denunciato il pesante attacco al multilateralismo. “Stiamo assistendo a un declino della cooperazione e a una rinascita dell’unilateralismo. Dazi, sanzioni e restrizioni finanziarie sono utilizzati come strumenti di subordinazione politica. Le catene di approvvigionamento globali sono ristrutturate non per raggiungere una maggiore efficienza, ma per ragioni geopolitiche. Il sistema finanziario internazionale rimane profondamente asimmetrico, gravando gli oneri più pesanti su chi ha meno risorse”, ha detto. E ha ripetuto il programma della Banca: “Dobbiamo rafforzare i finanziamenti in valuta locale, realizzare accordi di swap bilaterali e aiutare i nostri paesi membri a ridurre l’esposizione alla volatilità esterna e a valorizzare i mercati dei capitali nazionali.”.
Parlando al direttorio della Banca, anche Lula ha lanciato l’appello per “una riforma dell’architettura finanziaria globale”, esortando di “mostrare al mondo che è possibile creare un nuovo modello di finanziamento, senza condizionamenti” per sostenere progetti di sviluppo e non la speculazione.
Vistosi scavalcato, il presidente Trump ha minacciato di imporre un addizionale 10% di dazi a quei paesi che interagiranno con i Brics. Il Sud del mondo non sembra impaurito dal bullismo. Gli unici a crederci ancora sono i tremebondi paesi europei. (mario lettieri* e paolo raimondi**\aise)
*già sottosegretario all’Economia **economista 

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