Aule di Giustizia: Giustizia Fatta. Assoluzione definitiva per Pino Munno: “Chiuso un capitolo buio. Ora chi ha sbagliato chieda scusa alla comunità di Rende”
RENDE (CS) – “Finalmente, e ad oggi definitivamente, si chiude un capitolo buio che ha ingiustamente sconvolto la mia vita e quella della mia famiglia”. Con queste parole Pino Munno, funzionario regionale e figura politica di primo piano, commenta la decisione dei giudici che hanno confermato in Appello la sua totale assoluzione, mettendo la parola fine a una complessa e dolorosa vicenda giudiziaria.
Da stimato funzionario regionale a politico di rango e di spessore, protagonista negli anni di un continuo e riconosciuto successo personale, Munno ripercorre i momenti difficili vissuti a causa di accuse rivelatesi totalmente infondate e finiti al centro di assalti di pirateria mediatica. Nel farlo, richiama le profonde riflessioni sul tema delle “Aule di Giustizia” e sui rimedi per una giusta giustizia, care al giureconsulto Mimmo Leonetti:
“Richiamando il pensiero del giureconsulto Mimmo Leonetti nel suo ‘Aule di Giustizia’ su quali siano i veri rimedi per una Giusta Giustizia, occorre riflettere profondamente sul senso delle istituzioni e della verità. Leonetti, noto per le sue posizioni controcorrente, denuncia senza mezzi termini un sistema malato, parlando apertamente di accanimento investigativo e di continue violazioni dei diritti della difesa.
Un cronista di Cosenza affermava che ‘l’informazione fatta onestamente non deve celare nulla, anzi deve approfondire i fatti e far scoprire ai lettori la verità che non si riesce a capire dietro gli eventi, con la responsabilità di misurarsi con il dolore degli altri’. Peccato che, alla prova dei fatti, oltre il cinismo non si sia andati affatto.
Già Platone nella Repubblica (Libro II, 374b-c) ricordava l’importanza del rispetto dei ruoli e della competenza:
«Al calzolaio noi impedivamo di voler essere agricoltore o tessitore o architetto, e che dovesse esser solo calzolaio, perché ci riuscisse bene la calzoleria; e a ciascuno degli altri davamo del pari un unico ufficio, a cui ognuno era nato, e in cui, disinteressandosi degli altri e lavorando a quello per tutta la vita senza mai far perdere il tempo opportuno, lo avrebbe bene esercitato.»
Il male che mi è stato fatto e i danni subiti sono innumerevoli e lasceranno per sempre un segno indelebile. Essere accusato ingiustamente di fatti alieni alla propria persona lascia un’amarezza profonda. In questa esperienza traumatica, tuttavia, ho maturato la consapevolezza che l’unione familiare offre la forza necessaria per combattere ogni ingiustizia.”
Nel suo intervento, Munno si sofferma con durezza sui meccanismi del sistema giudiziario e sull’impartialità della magistratura:
“La tagliola che il pubblico ministero frappone, spesso senza neppure troppi sotterfugi, si chiama carcere e sequestro preventivo: strumenti usati a fini confessori per inchiodare se stessi o presunti complici, attraverso cavilli che portano a confondere la nobiltà della giustizia con la meschinità del giustizialismo. Siamo un Paese alla rovescia, in cui si dimentica che il dovere costituzionale di un PM è anche quello di svolgere accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini, come citato dall’art. 358 c.p.p.”
“L’indipendenza del giudice è anche espressione della sua credibilità, cosa che non riguarda solamente i tratti della persona fisica del magistrato, ma costituisce un valore essenziale in uno Stato democratico.”
Nonostante l’amarezza per il tritacarne mediatico e giudiziario, Munno ribadisce la propria fiducia nelle istituzioni e rivolge un sentito ringraziamento a chi gli è stato accanto:
“Dal profondo del cuore voglio ringraziare le persone care che non mi hanno mai abbandonato e, in particolare, il mio legale, l’avvocato Gianluca Garritato, che ha sempre creduto nella mia innocenza, sapendomi affiancare, comprendere e difendere con straordinaria professionalità. Anche nei momenti più bui ho avvertito una sensazione rassicurante che mi ha fatto credere nel trionfo della verità. Questa assoluzione dimostra che la luce e la bellezza della vera giustizia alla fine emergono sempre.”
In conclusione, il pensiero va all’impatto della vicenda sulla città:
“Oltre al danno personale, ci tengo a sottolineare che a subire un grave pregiudizio è stata l’intera comunità rendese. Il Comune di Rende è stato ingiustamente sciolto per mafia; ora che la verità dei fatti è stata dimostrata, ritengo che qualcuno debba chiedere scusa e rispondere concretamente dei danni arrecati alla città.”
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