Pinocchio nella Città dei Citrulli

Dal burattino all’uomo contemporaneo: quando il divertimento prende il posto del pensiero, la coscienza tace e il discernimento diventa una virtù dimenticata.

Metamorfosi del burattino e decadenza della coscienza:
il monito critico e filosofico di Mimmo Leonetti

 

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– Nell’odierno orizzonte storico, contraddistinto da una progressiva atrofia del pensiero critico e da una deriva solipsistica delle coscienze, Mimmo Leonetti  — affida a una rigorosa esegesi filosofica una denuncia vibrante sulla condizione dell’uomo contemporaneo.

​Muovendo dalle architetture simboliche del mito collodiano, l’analisi di Leonetti denuda le aporie del presente, in cui l’individuo abdica alla propria sovranità teoretica per consegnarsi alle lusinghe di un’esistenza eterodiretta.

​«L’età contemporanea celebra il trionfo della sofistica e dell’inconsistenza», afferma Leonetti. «Siamo spettatori di un’alienazione sistematica in cui il soggetto viene adescato dalle figure archetipiche dell’inganno: la demagogia opportunistica del Gatto e della Volpe, l’apologia dell’inedia e del disimpegno intellettuale incarnata da Lucignolo, e la pervasività seduttiva dell’Omino di Burro — allegoria di un potere tecnocratico e paternalista che offre la narcosi del divertimento in cambio della servitù volontaria».

​Il fulcro epistemologico della riflessione risiede nella tragica recisione del legame con l’eredità nomica e morale: il rifiuto del Grillo Parlante, inteso quale istanza della phronesis (la saggezza pratica) e voce custode della memoria dei padri. Reprimere tale imperativo etico significa condannarsi all’esilio gnoseologico.

​«Sopprimere il monito della coscienza e deridere l’insegnamento generazionale non affranca l’uomo, ma lo trascina rovinosamente verso la Città dei Citrulli», prosegue il saggista. «Trattasi di un’illusoria etopia dove la rescissione del rigore etico e dello studio metodico sfocia in una drammatica mutazione antropologica: l’essere umano cessa di essere soggetto autopoietico e si riduce a mero deiudicatus, incapace di discernere il vero dal verosimile».

​Nel solco dell’umanesimo meridionale e fedele al principio cartesiano e scientifico del Nullius in verba — rifiuto d’ogni principio d’autorità dogmatica e affermazione dell’indipendenza di giudizio —, Mimmo Leonetti rivolge una chiamata al risveglio delle intelligenze: recuperare la fatica del discernimento, la sacralità della ricerca teorica e l’intransigenza morale come unico baluardo contro il dilagare della barbarie conformista.

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