Da Marilyn a Musk: il mondo corre, noi cerchiamo ancora di stargli dietro

Un secolo di storia, dalla magia del cinema alla magia dell’intelligenza artificiale. Abbiamo visto cambiare tutto: il modo di vivere, di comunicare, di viaggiare e persino di invecchiare. Del futuro sappiamo poco. Una cosa, però, è certa: sarà sorprendente. Sempre che ci arrivi.

 

 

Oggi Marilyn Monroe avrebbe compiuto cento anni. Un secolo esatto. E già questo numero, da solo, dovrebbe farci riflettere. Perché Marilyn appartiene a un’epoca che molti di noi ricordano con quella particolare nostalgia che non è necessariamente rimpianto, ma riconoscenza. Gli anni Cinquanta furono gli anni della sua consacrazione artistica, di un cinema che sapeva ancora far sognare e di un mondo che, pur con le sue tragedie e le sue contraddizioni, sembrava procedere con un passo meno affannoso di quello odierno.

A Marilyn, dunque, il nostro pensiero e un ideale requiem aeternam. Anche perché, a ben vedere, il suo ricordo non riguarda soltanto una grande attrice, ma un’intera stagione della nostra storia.

Erano gli anni in cui il futuro sembrava una promessa e non una minaccia. Si ascoltava la musica sul vinile, si telefonava da casa, si aspettava una lettera con pazienza e, quando arrivava, la si leggeva due o tre volte prima di riporla in un cassetto. Oggi, invece, un messaggio non ricevuto entro cinque minuti può generare sospetti, ansie e perfino crisi diplomatiche familiari.

Dal vinile siamo passati allo streaming, dalla macchina da scrivere all’intelligenza artificiale, da Policarpo a Elon Musk. E non è detto che sia finita qui. La scienza corre, la tecnologia sprinta e noi, nel frattempo, cerchiamo di capire dove abbiamo messo il telecomando.

Il presente, del resto, è una categoria piuttosto sfuggente. Appena tentiamo di afferrarlo, è già passato. Panta rei, dicevano gli antichi. Oggi dovrebbero aggiornare la massima: panta rei velociter. Tutto scorre, ma con la connessione veloce.

Roberto Gervaso osservava, con la consueta eleganza, che è difficile godere del presente perché passa subito. E forse aveva ragione. Il passato, almeno, possiamo ricordarlo; il futuro possiamo immaginarlo; il presente, invece, non fa in tempo ad arrivare che già si è trasformato in ricordo.

La vera rivoluzione, tuttavia, è che viviamo più a lungo. La speranza di vita è cresciuta e, con essa, è cambiato anche il concetto di vecchiaia. È arrivata la cosiddetta quarta età, ultima frontiera dell’esistenza, con le sue nuove opportunità, i suoi problemi e le sue inevitabili sorprese.

A questo punto, però, attenzione. Si racconta che Putin e Xi stiano studiando qualche misteriosa stregoneria per arrivare a 150 anni. Trump, naturalmente, potrebbe essere già al lavoro sulle contromisure: brevettare la formula, venderla a licenza e, possibilmente, applicare un piccolo sovrapprezzo.

Del resto, a forza di cercare di prolungare la vita, non ci meraviglieremmo più se un giorno qualcuno annunciasse la pillola dell’immortalità. Sempre che, nel frattempo, l’umanità non trovi il modo di autodistruggersi. E sempre che il Creatore, ammesso che ci crediamo, sia d’accordo con questa nostra crescente ambizione di correggere il progetto originale.

Perché ormai le cose impensabili di ieri diventano realtà oggi.

A Shanghai si discute di intelligenza artificiale e di come possa favorire gli interessi cinesi in Europa, mentre l’Europa cerca di capire come difendersi e competere. È il nuovo grande confronto del secolo: non più soltanto carri armati e missili, ma algoritmi, semiconduttori, dati e tecnologie strategiche. La guerra del futuro, forse, potrebbe essere combattuta senza sparare un colpo. Basterà spegnere un server.

Nel frattempo, il mondo continua a offrire il suo quotidiano repertorio di contraddizioni.

Una sentenza può essere perfettamente coerente sul piano giuridico e, contemporaneamente, lasciare inquieta la coscienza civile di un Paese. La politica continua a discutere, l’opposizione si oppone e la maggioranza governa, ciascuno secondo il proprio mestiere. Nel frattempo, i cittadini aspettano.

Sul fronte internazionale, si intrecciano accordi sul nucleare civile, investimenti miliardari, nuove alleanze e vecchie rivalità. L’energia resta una delle grandi chiavi del potere mondiale, mentre il confronto con l’Iran e la competizione tecnologica ridisegnano gli equilibri geopolitici.

E poi c’è la Russia, alle prese con le difficoltà energetiche e con un mondo che non sembra più disposto a farle sconti. Mosca, si dice, è a corto di carburante e deve guardare alla Siberia. Non per pescare nel fiume Ob, naturalmente, ma per cercare risorse che costano sempre più care.

In casa nostra, invece, il copione cambia poco.

Un aereo ha un problema al motore e una tragedia sfiora il mondo dell’aviazione. La politica protesta. L’opposizione si oppone. Qualcuno accusa. Qualcun altro replica. Poi tutti ricominciano da capo.

E, quando sembra che la giornata non possa offrire altro, arriva la cronaca nera: un uomo uccide il fratello, ferisce la moglie, poi si costituisce. Una tragedia familiare che si aggiunge alle tante che riempiono le cronache e che ci ricordano, brutalmente, quanto sia fragile la convivenza umana.

Oggi, almeno, nessun nuovo femminicidio da registrare. Ma il termine merita una riflessione linguistica, senza nulla togliere alla gravità del fenomeno. Il suffisso -cidio, infatti, non è nato ieri: parricidio, fratricidio, regicidio, deicidio, genocidio, infanticidio e, naturalmente, uxoricidio appartengono da tempo al nostro vocabolario. La lingua, come la società, si aggiorna continuamente e trova nuove definizioni per realtà antiche.

Persino l’omicidio degli insetti ha avuto la sua stagione di gloria: il DDT, un tempo celebrato per aver contribuito alla lotta contro la malaria, oggi è quasi un reperto archeologico della chimica. Anche le sostanze, come gli uomini e le ideologie, hanno un inizio, un apogeo e una fine.

E così torniamo al punto di partenza.

Da Marilyn a Musk abbiamo attraversato un secolo che sembra essere durato mille anni. Abbiamo visto nascere la televisione, il computer, Internet, il telefono intelligente e ora l’intelligenza artificiale. Abbiamo assistito alla trasformazione del mondo e, in qualche modo, anche alla nostra.

Abbiamo guadagnato anni di vita, ma forse abbiamo perso qualche minuto di serenità. Abbiamo conquistato la velocità, ma non sempre sappiamo dove andare. Possediamo più informazioni di quanto l’umanità abbia mai avuto, ma non è detto che abbiamo più saggezza.

Il passato ci appare più ordinato perché lo conosciamo già. Il presente ci confonde perché lo stiamo vivendo. Il futuro, invece, resta un grande punto interrogativo.

E qui, francamente, conviene non fare previsioni.

Perché se davvero Putin e Xi arriveranno a 150 anni, se Trump brevettarà l’immortalità, se l’intelligenza artificiale finirà per governare l’Europa e se Musk porterà l’umanità su Marte, noi non sappiamo proprio che cosa aspettarci.

Una sola certezza ci rimane: il futuro è nelle mani di Dio.

Anche perché, osservando con attenzione il presente, forse è meglio non lasciarlo interamente nelle nostre.

E qui, probabilmente, Indro Montanelli avrebbe sorriso sotto i baffi. Avrebbe guardato il mondo correre verso il futuro, avrebbe lasciato passare qualche secondo e poi, con quella sua ironia asciutta, avrebbe probabilmente osservato: «Siamo entrati nel nuovo millennio convinti di aver finalmente capito tutto. È il modo migliore per accorgerci, fra qualche anno, di non aver capito niente.»

Giuseppe Arnò

*


https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Marilyn_Monroe,_Photoplay_1953.jpg?uselang=it#Licenza

Opera di dominio pubblico: Marilyn Monroe nel 1953 , come appare sulla copertina del numero di dicembre 1953 della rivista Photoplay  

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