Grazie dei fiori. Oggi basta una pistola

Dal Festival di Sanremo ai summit della NATO: la storia di un mondo che ha sostituito i bouquet con i souvenir balistici. E continua a chiamarlo progresso.

di Giuseppe Arnò

“Grazie dei fiori…” cantava Nilla Pizzi. E noi, senza saperlo, vivevamo in un’epoca nella quale i ringraziamenti avevano ancora il profumo delle rose.

Eravamo poveri, certo. Ma la povertà, almeno, non pretendeva di essere intelligente.

La televisione proponeva Il Musichiere e i documentari di Piero Angela; la politica litigava con se stessa senza trascinare il pianeta sull’orlo dell’abisso; la magistratura faceva la magistratura e la Cina era un’immensa cartina geografica che pochi avrebbero saputo indicare con precisione.

Perfino Vladimir Putin brindava con Silvio Berlusconi, mentre gli Stati Uniti, patria di Frank Sinatra più che dei dazi, sembravano i custodi di un ordine mondiale che oggi ricordiamo quasi con tenerezza.

Poi il mondo ha deciso di evolversi.

E l’evoluzione, come spesso accade, ha preso una strada curiosa.

Così accade che a un vertice della NATO il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan omaggi gli ospiti con una pistola personalizzata, completa di proiettili e firma. Non un elegante fermacarte. Non una penna. Nemmeno una cravatta. Una pistola.

Un tempo si regalavano fiori. Oggi si regalano armi da collezione. Domani, di questo passo, per gli anniversari di matrimonio basterà un drone.

Forse è un lapsus freudiano. Oppure è semplicemente lo specchio dei tempi. Quando si trascorrono le giornate parlando di riarmo, deterrenza, missili e fronti di guerra, anche il galateo finisce per arruolarsi.

Del resto, il mondo sembra aver smarrito il vocabolario della pace. Le guerre si moltiplicano, le diplomazie arrancano e l’umanità si comporta come quel fumatore incallito che, tossendo, continua ad accendersi un’altra sigaretta.

Napoleone sosteneva che la pace duratura fosse poco più di una parentesi tra due conflitti. Difficile dargli torto: di guerre era un esperto sul campo, non un opinionista da salotto televisivo.

E noi? Ci stiamo lentamente abituando all’eccezione. La guerra diventa normalità, mentre la pace assume l’aspetto di una nostalgica cartolina d’altri tempi, insieme ai 45 giri, alle cabine telefoniche e ai mazzi di garofani.

Qualcuno continua a sperare che l’uomo riesca finalmente a smentire il vecchio homo homini lupus. È una speranza rispettabile. Ma la cronaca quotidiana sembra divertirsi a smentirla con puntualità svizzera.

Così, mentre ricordiamo con malinconia quel semplice “Grazie dei fiori”, ci accorgiamo che il vero souvenir dei nostri tempi non è più un bouquet, ma un’arma elegantemente confezionata.

E forse la storia, che possiede un raffinato senso dell’umorismo, sta soltanto cercando di dirci una cosa: il progresso corre veloce, ma non sempre nella direzione giusta.

Per il resto, come si diceva una volta nelle borgate romane, non resta che affidarci alla Provvidenza.

Aò… che Dio ce la mandi buona. Prima che qualcuno pensi di recapitarcela con corriere espresso.

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Foto by Canva remixed

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