A ME MI SALVANO SEMPRE I PRETI!
Firmato Oriana Fallaci
Ricordare la figura di Oriana Fallaci in questo ventennale è doveroso in quanto ‘scrittore ‘ – come voleva essere chiamata – capace nell’aver impresso in maniera indelebile la storia nel giornalismo e nella letteratura dal momento che i suoi libri sono patrimonio nelle scolaresche. Conosciutissima quale inviata di guerra – decisamente una delle prime – negli ultimi anni si applicò intensamente ai propri pensieri e meditazioni tramite scritti contrassegnati da accesi dibattiti spesso e volentieri divergenti dalle sue opinioni.
Figura altamente indomita, la rivediamo strisciante sui sentieri di guerra col suo bell’elmetto calcato in testa, non mancando di documentare per giornali internazionali discrepanze varie in maniera scabra e ruvida lo scorso ‘900 dal momento ‘che era di casa’ in Indocina ed ancora Medio Oriente
Decisamente nata ‘forzuta’ internamente e mentalmente visto che da bimbetta pedalava ed ancora pedalava in sella alla sua bicicletta, da brava staffetta partigiana. Al diavolo la paura!!!
Del suo temperamento contrassegnato anche da profonda ricerca spiritale come verrà fuori, la ricordiamo nel suo piccolo essere di un metro e 60 cm. di 43 chili di peso, con Monsignore Fisichella nell’incontro di Riccardo Nencini per l’ultima sua fatica letteraria “Mai stanca di vivere “ ricordando appunto l’amica – toscanaccia Oriana. Seduta tra loro anche la giornalista Giovanna Botteri davanti al foltissimo pubblico tracciandone l’altissima personalità unita al carattere d’acciaio.
Monsignore Fisichella, innanzi tutto ci colpisce il suo bellissimo sguardo colto e fiero – risponde con tenero sorriso e ‘tocco’ sulla spalla sorridendo – domandandole se Oriana Fallaci era veramente atea dal momento che le chiese di tenerle la mano stretta prima di lasciare la vita terrena.
“Tante volte mi pongono questa domanda. Io più che definirla atea preferisco definirla come una donna in ricerca, una donna che ha saputo all’epoca accettare la sfida di Papa Benedetto 16°, vivere nel mondo come se Dio esistesse, quindi non prescindendo da lui bensì ricercandolo in quei momenti della vita che sono fondamentali per tutti.”
La vostra amicizia come nacque?
“In maniera molto casuale, pur paradossale che può sembrare. Praticamente da una intervista che io feci al Corriere della Sera e, a partire da lì ricevetti una lettera da lei nascendone poi molte altre. Decisamente una fitta corrispondenza.”
Si può definire una donna atea ma cristiana?
“No, preferirei definirla non atea ma persona di profonda cultura cristiana, certamente in ricerca di Dio. Una donna che sperava che Dio si potesse incontrare.”
Fu proprio lei Padre che l’accompagnò davanti a Ratzinger dal momento che desiderava conoscerlo?
“Sì, fu un momento molto importante nella vita di lei stessa. In quella mezz’ora a tu per tu col Papa trovò riscontro esprimendo i suoi sentimenti uniti alle sue preoccupazioni. Da parte del Papa trovò una risposta molto corrispondente al suo delicato momento di vita esistenziale.”
Sappiamo tutti dei tragici fatti avvenuti a Città del Messico durante il massacro di Tlatelolco quando rimase molto ferita mentre documentava la repressione studentesca. Fu gettata su un cumulo di persone morte ed un prete s’accorse che respirava salvandola. Chissà, un segno del destino?
“Le posso riferire quello che Oriana stessa ebbe la bontà di dirmi durante un momento dei nostri contatti col suo bell’accento toscano: “A me mi salvano sempre i preti”!
Carla Cavicchini