I volenterosi, ma di che cosa?
Volenterosi, sì. Ma di che? Di pace, di gloria o di appalti? La domanda non è peregrina e nemmeno cattiva: è semplicemente figlia dell’esperienza. Perché la storia insegna che, quando i cannoni tuonano ancora, c’è sempre qualcuno che comincia già a misurare le tende per il banchetto della ricostruzione.
Il presidente francese, il premier britannico e il cancelliere tedesco si presentano come i primi violini dell’orchestra europea. Peccato che la sinfonia sia stata annunciata prima ancora di avere lo spartito. Si parla infatti di forze di pace, di contingenti internazionali, di coalizioni dei volenterosi e di scenari postbellici, mentre la guerra continua a reclamare vite e macerie. Il risultato è una curiosa inversione logica: si organizza il servizio ai tavoli quando il ristorante è ancora in fiamme.
Secondo Londra, oltre trenta Paesi sarebbero pronti a partecipare alla futura missione di mantenimento della pace in Ucraina. Una notizia confortante, se non fosse che la pace, per il momento, continua a mancare all’appello. È come discutere sulla disposizione delle sdraio mentre la nave sta ancora cercando di evitare l’iceberg.
L’Europa, che già fatica a trovare una voce unica sulle questioni più semplici, scopre improvvisamente una sorprendente unanimità nel discutere ciò che verrà dopo. Sul prima, invece, regna la consueta nebbia continentale. Italia e Polonia partecipano ai tavoli diplomatici, si convocano vertici, si redigono documenti e si distribuiscono dichiarazioni. Tutto molto importante, naturalmente. Resta però un dettaglio: chi sta costruendo la pace?
Perché una sensazione si insinua, ostinata, tra le pieghe delle dichiarazioni ufficiali: che tra i pacifisti di professione e gli opportunisti di vocazione la distanza sia talvolta inferiore a quanto si creda. La pace è un ideale nobile; la ricostruzione, invece, è anche un gigantesco affare economico. E quando gli interessi bussano alla porta, il rischio è che la colomba venga accompagnata da un esercito di geometri, consulenti e mediatori finanziari.
La scheggia finale
San Giovanni Paolo II ricordava che la pace si fonda su verità, giustizia, amore e libertà. Oggi, osservando certi dibattiti, viene il sospetto che qualcuno abbia aggiornato la formula: visibilità, conferenze, contratti e dividendi.
La pace, quella vera, continua ad arrivare per ultima. Come sempre. Perché i santi la costruiscono; gli uomini, spesso, ne aspettano soltanto l’inaugurazione.
Giuseppe Arnò
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Foto Canva remix
