Calabria, la pista del futuro

 

Tra voli low cost, campanili sospettosi e un ottimismo che finalmente decolla

In Calabria si discute di tutto. Del mare troppo blu, del lungomare di Reggio, delle cipolle di Tropea, del sole troppo caldo, perfino del peperoncino troppo piccante. Figurarsi se non si dovesse discutere degli aeroporti. E infatti si discute. Si dubita. Si sospetta. Si fanno i conti col bilancino del farmacista e con l’umore del contribuente. Mancano soltanto gli auspici degli aruspici etruschi e poi il quadro sarebbe completo.

Eppure, nel frattempo, gli aerei atterrano, decollano e i passeggeri aumentano. E la Calabria, regione spesso raccontata più per le sue occasioni perdute che per quelle conquistate, si ritrova improvvisamente a parlare la lingua moderna dei collegamenti internazionali.

Naturalmente, siccome siamo italiani e il pessimismo da noi è sport nazionale più seguito del calcio, c’è già chi aspetta marzo 2027 con lo stesso entusiasmo con cui un notaio aspetta un’eredità litigiosa. Si aspetta la fine degli incentivi europei per poter dire: “Avete visto? Era tutta una bolla”. Una sorta di festival preventivo del “ve l’avevo detto”.

Ma forse, stavolta, converrebbe sospendere almeno per qualche minuto l’antica liturgia del disfattismo meridionale.

Perché è vero: il boom degli aeroporti calabresi è stato sostenuto da incentivi, campagne marketing, abolizione dell’addizionale comunale aeroportuale e robusti investimenti pubblici. I numeri sono lì, pubblici e leggibili anche senza la lente d’ingrandimento dei sospettosi professionisti. La Regione ha scelto di investire decine di milioni per trasformare gli scali calabresi in una porta del Mediterraneo. Operazione costosa? Certamente. Ma anche le autostrade costano, i porti costano, perfino le speranze costano.

La domanda vera non è se siano stati usati soldi pubblici. La domanda è: serviranno a creare un’abitudine stabile?

Ed è qui che entra in scena il fattore umano, quello che nessun economista riesce mai a calcolare fino in fondo. Una volta che il cittadino si abitua alla comodità, difficilmente torna indietro. È la grande verità della modernità. Roberto Gervaso lo sintetizzava magnificamente: “Le abitudini rendono la vita meno eroica ma più comoda”.

Tradotto in dialetto aeroportuale: chi ha scoperto di poter partire da Reggio Calabria, Lamezia o Crotone con facilità, prezzi accessibili e collegamenti numerosi, difficilmente tornerà con entusiasmo alle antiche odissee ferroviarie o alle traversate bibliche per raggiungere altri aeroporti.

E poi c’è un altro elemento che gli eterni pessimisti fingono di non vedere: la Calabria non è una regione artificiale. Non è un luna park costruito nel deserto grazie ai sussidi. Ha natura, clima, mare, montagna, borghi, storia, cucina e perfino quella struggente malinconia mediterranea che il Nord Europa scambia volentieri per poesia autentica.

Insomma, la Calabria possiede una materia prima che non si compra con i fondi europei: la bellezza.

Il governatore Roberto Occhiuto ha intuito che l’isolamento geografico era il primo nemico dello sviluppo. E adesso, con l’elezione a sindaco di Reggio Calabria di Francesco Cannizzaro, vittoria al primo turno con percentuali che un tempo si sarebbero definite “bulgare” senza bisogno di interpretazioni diplomatiche, è difficile immaginare brusche frenate politiche su una strategia che, almeno per ora, sta producendo risultati visibili.

Certo, il 2027 sarà uno spartiacque. Se il traffico reggerà anche senza flebo pubblica, allora la Calabria avrà davvero cambiato pelle. Se invece alcune rotte spariranno, si aprirà il dibattito sul rapporto costi-benefici. È normale. Succede ovunque nel mondo civile.

Ma c’è una differenza sostanziale tra prudenza e gufismo. La prudenza analizza. Il gufismo gode preventivamente delle disgrazie future.

E la Calabria, diciamolo con rispetto ma anche con un sorriso, di gufi ne ha allevati già abbastanza.

Per una volta, forse, vale la pena tifare senza sospetto. Anche perché il Mediterraneo non aspetta i pessimisti: decolla senza di loro.

Giuseppe Arnò

*
Ultimate Photo Blender remix

Iscriviti
Notificami
guest

0 Comentários
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
NOTIZIE CORRELATE

Vedi anche

“Linfa rara è la lacrima di una cicala” di Antonella Alfano (Eretica Edizioni, 2025 pp.  84 € 16.00) raccoglie il.

Il ruzzolone dello Zar Ruzzolone: un vero e proprio sport tutelato dalla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, praticato in.

Parigi 2024, Roncadelle tris d’oro come Brasile e Serbia: il paese vince 3 medaglie alle Olimpiadi Di Redazione ViPiù  –.