Gli onnivori del rancore: dieta quotidiana a base di talk show

Tra un dibattito urlato e un nemico immaginario, cresce una specie curiosa: si nutre di indignazione, digerisce male la democrazia e pretende il monopolio della verità.


C’è chi vive con una certa grazia: famiglia, lavoro, qualche svago e un’occasionale lamentela, giusto per non perdere il gusto della conversazione civile. E poi c’è l’altra metà del palcoscenico: gli instancabili coltivatori di livore, quelli che fanno della politica non un interesse ma una dipendenza, non un confronto ma una guerra di religione.

Li si riconosce subito. Non leggono: sorseggiano slogan. Non discutono: sibilano. Non ascoltano: aspettano il turno per sputare veleno, con la precisione del cobra sputatore. Ogni sera il loro rito è lo stesso: talk show come ostie laiche, sacerdoti di parte, e un’offerta quotidiana sull’altare dell’indignazione. Il giorno dopo si ricomincia, più affamati di prima.

Sono gli infelici. Ma non tutti allo stesso modo. Ci sono quelli che soffrono la propria infelicità, e meritano almeno una stretta di mano, e quelli che la esibiscono con orgoglio, come una medaglia al valore ideologico. A questi ultimi si addice il pensiero di Giacomo Leopardi: l’uomo è infelice perché incontentabile. Solo che qui l’incontentabilità ha trovato un impiego fisso: l’opposizione permanente alla realtà.

Perché la realtà, con la sua regola semplice, vince chi prende più voti, è indigesta. Meglio allora sostituirla con un mondo parallelo, dove si perde ma si ha sempre ragione, dove l’avversario non è un concorrente ma un usurpatore, e dove la democrazia è accettabile solo quando coincide con i propri desideri.

A questa fauna si attaglia perfettamente la chiosa di Ennio Flaiano: “E vissero tutti infelici e scontenti”. Non è una battuta: è un programma politico. L’importante è restare scontenti, perché la soddisfazione toglierebbe loro l’unico carburante disponibile.

Eppure la questione non è solo politica, è quasi igienica. Come osservava Marco Aurelio, la qualità della vita dipende dalla qualità dei pensieri. Se i pensieri sono rancorosi, la vita si fa rancida. E così, ogni giorno, questi professionisti dell’indignazione apparecchiano la loro griglia: oggi il 25 aprile, domani un centro migranti, dopodomani una dichiarazione mal digerita. Carne al fuoco non manca mai; manca, semmai, l’appetito per la realtà.

Si estingueranno, come una gramigna che ha esaurito il terreno? Difficile. La gramigna ha una virtù che la rende immortale: cresce meglio dove il terreno è trascurato. E il terreno della ragione, negli ultimi tempi, non gode di grande manutenzione.

Del resto, come ricordava Robert Schuller, i tempi duri non durano, ma le persone toste sì. E questi sono tostissimi: resistono a ogni evidenza, impermeabili ai fatti, refrattari al dubbio.

Finale 
Non temete, dunque, per la loro scomparsa: non accadrà. Gli infelici politici non si estinguono, si riciclano. Cambiano bandiera, lessico, perfino indignazione, ma restano fedeli a sé stessi: eterni oppositori della realtà. E, come tutte le abitudini difficili da perdere, continueranno a sopravvivere anche quando non serviranno più a nulla. Che, a ben vedere, è già successo.

di Redazione

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Foto by Canva

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