La fine del diritto o il diritto dei più forti

La nube di polvere e fumo che si  alza costantemente dalle rovine di Teheran non ha nemmeno lontanamente il sapore di quella libertà tanto decantata dal Presidente americano, ma sa di cemento e macerie precedentemente esplose, di corpi bruciati e di quella sensazione metallica che lascia in bocca ai superstiti la voglia di vendetta e di scatenare, purtroppo, terrore e stragi ovunque nel mondo. Con l’azione bellica americana è stato sepolto l’ultimo brandello di un Diritto Internazionale che avevamo finto di rispettare per più di ottant’anni. Parlare di attacco preventivo davanti a quello che rimane di una scuola di Teheran, ci fa capire crudamente che le vittime non hanno trovato certamente la democrazia, bensì il buio eterno in nome di una liberazione che somiglia terribilmente a un’esecuzione sommaria. Si bombarda per togliere il velo alle donne ma le si restituisce alla terra, chiuse in un telo neanche lontanamente dignitoso. La guerra non è mai stata la soluzione, ma è sicuramente una distrazione suprema. Serve ad addormentare le piazze, a gonfiare i titoli dei giornali, a far passare in secondo piano i processi e la vicenda dei file Epstein, a nascondere le crisi economiche, messe sotto il tappeto a stelle e strisce del più becero e rozzo patriottismo. Se oggi è diventato lecito sbarazzarsi di un Capo di Stato sovrano perché se lo meritava, chi fermerà Pechino quando deciderà di fare lo stesso con Taiwan? O quando Putin volesse fare altrettanto con l’Ucraina o magari con qualcun altro? Il Diritto Internazionale non è un “menu à la carte”: o è universale e rispettato da tutti, o è una sorta di copertura ad uso e consumo dei bulli planetari. E se possono usarlo come carta igienica USA e Israele, è oltremodo evidente che  potrebbero fare altrettanto Mosca, Pechino, Pyongyang o anche altri. Ci disperiamo per l’Ucraina aggredita ma brindiamo per l’Iran invaso, in un comportamento da decerebrati. Sanzioniamo il tiranno di Mosca ma abbracciamo il giustiziere di Washington, credendo anche di essere moralmente giusti. Khamenei era un oppressore, certo, ma il vuoto di potere riempito dalle bombe, la storia ci ha tristemente insegnato, partorisce raramente fiori, per di più fornisce a tanti la giustificazione perfetta per comportarsi allo stesso modo. Noi tutti siamo purtroppo spettatori  paganti di una tragedia che ci vede protagonisti solo come futuri possibili bersagli, in un mondo che è diventato un posto crudele e pericoloso, dove chi ha le armi migliori preme con il dito sul grilletto e scrive la storia; tutti noi aspettiamo solo di sapere chi saranno i prossimi a finire sui necrologi dei giornali, nella speranza che i due bulli del pianeta non scatenino l’Ultima guerra mondiale. Definirla solo terza non renderebbe affatto l’idea della sua esatta dimensione reale.
Alex Ziccarelli

* Immagine con I.A.

 

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