Venezia, la Scuola Grande

La Scuola Grande di San Giovanni Evangelista,

pia confraternita plurisecolare, fulcro d’architettura ed arte


Servizio e foto di Claudio Beccalossi

Scuola Grande di San Giovanni Evangelista

VeneziaLa Serenissima, città sull’acqua per antonomasia dalle infinite sorprese e dalle inesauribili emozioni. Come quelle che riguardano l’illustre e storica Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, in San Polo 2456 (Sestiere San Polo), vicina alla chiesa dedicata allo stesso santo. Complesso monumentale d’architettura ed arte, con riferimenti a Gotico, Rinascimento e Barocco veneziano.

La particolare, prestigiosa e più datata (per fondazione) Scuola ancora attiva a Venezia, sorse nel 1261 e costituì una corporazione di Disciplinati o Flagellanti (i Battuti, confraternite di laici operanti dal medioevo, originariamente ligi alla penitenza dell’autoflagellazione) che stimolava il culto per, appunto, San Giovanni Evangelista. All’inizio ebbe sede a Sant’Aponal (Sant’Apollinare) per poi spostarsi, nel 1301, in contrada San Stin, occupando in affitto delle stanze della famiglia Badoer, al piano superiore d’un ospizio per anziane disagiate. Gli spazi in locazione furono ristrutturati tra il 1349 ed il 1354. Nel 1369 Philip de Mézières, gran cancelliere del re di Cipro ed esecutore testamentario del Patriarca di Costantinopoli, dotò la Scuola d’una reliquia della Vera Santa Croce dando al contesto un valore simbolico ed attirandovi una considerevole venerazione.

Il termine Scuola indicò, nell’antica Repubblica di Venezia, una confraternita od un’associazione di laici che, rifacendosi ai dettami della carità cristiana, praticò assistenza materiale e spirituale reciproca e pratiche religiose connesse alla devozione del proprio patrono.

 

Scuola Grande di San Giovanni Evangelista
Scuola Grande di San Giovanni Evangelista
Scuola Grande di San Giovanni Evangelista

 

Tra il 1414 ed il 1420 la Scuola fu rifatta, sottoposta alla sovrintendenza d’un Consiglio dei Dieci per poi essere denominata Scuola Grande nel 1467 ed arricchita di opere d’arte, con l’iniziale apporto da parte del pittore della Repubblica di Venezia Jacopo Bellini (Venezia, 1396? – 1470?), padre degli artisti, a loro volta, Gentile (Venezia, 1429 – Venezia, 23 febbraio 1507) e Giovanni (Zuane Belin in veneto, Venezia, 1427 o 1434 circa – Venezia, 29 novembre 1516), noto pure come Giambellino.

Furono collocati, oltre a manufatti d’architettura ed arredo, dei teleri (grandi dipinti ad olio su tela, lino o canapa, montati su telai lignei, usati nella tradizione pittorica veneziana nei secoli XV-XVI come decorazioni o rivestimenti murali, contrastando l’umidità lagunare, con termine che deriva dalla parola veneta teler, cioè telaio) nella Sala Grande della confraternita, teleri riguardanti i miracoli (o presunti tali) attribuiti al frammento della Vera Santa Croce.

Per la loro realizzazione confluirono su chiamata, tra il 1496 ed il 1501, artisti del calibro di Gentile Bellini, Giovanni Mansueti, Vittore Carpaccio, Lazzaro Bastiani, Benedetto Diana e Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino o Pietro Perugino. Mentre quest’ultima pittura andò perduta, le altre sono conservate nelle Gallerie dell’Accademia in Campo della Carità 1050, Sestiere Dorsoduro. Le Gallerie custodiscono una rilevante collezione di dipinti veneziani e veneti, dal Trecento bizantino e gotico agli artisti del Rinascimento (Bellini, Carpaccio, Giorgione, Veronese, Tintoretto e Tiziano) oltre a Giambattista Tiepolo ed ai vedutisti settecenteschi (Canaletto, Guardi, Bellotto, Longhi).

Perfino il grande pittore Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, Belluno, 1488/1490 – Venezia, 27 agosto 1576) lasciò la sua determinante impronta nella Scuola Grande, in seguito, purtroppo, “emigrata” altrove: infatti, dipinse una “Visione di San Giovanni Evangelista” per il soffitto della Sala dell’Albergo, poi finita alla National Gallery di Washington (Stati Uniti d’America).

Nel XVIII secolo altri due artisti contribuirono al livello eccelso dell’insieme: Giorgio Massari (Venezia, 13 ottobre 1687 – Venezia, 20 dicembre 1766) “generò” la Sala Capitolare e Jacopo Guarana (pure Giacomo, Verona, 28 ottobre 1720 – Venezia, 18 aprile 1808), creò la “Visione dei sette angeli e dei sette vasi”. Oltre alla Sala Capitolare, gli interni presentano l’Oratorio (o la Cappella) della Croce (dov’è custodito il reperto del sacro legno) e la Sala delle Colonne (così denominata per le cinque grandi colonne in pietra).

In seguito alla caduta della Repubblica di Venezia, nel 1797, la Scuola Grande fu soppressa per decreto napoleonico del 25 aprile 1806 ed il patrimonio passò al demanio o venne venduto, riducendosi a mero magazzino. Ma, come l’araba fenice, si ricostituì. Sotto il Regno Lombardo-Veneto, dopo trattative portate avanti fin dal 1830 col demanio austriaco dall’imprenditore edile benestante friulano Gaspare Biondetti Crovato, il fabbricato in… disarmo venne acquisito dalla Pia Società per l’Acquisto della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista (costituita da 83 benefattori veneziani) entrandone in possesso nel gennaio 1856 e, conclusi alcuni restauri urgenti, riaprendola il 27 dicembre 1857. Nel 1877 il patrimonio immobiliare passò alla Corporazione delle Arti Edificatorie di Mutuo Soccorso che, nel 1892, mutò appellativo in Società delle Arti Edificatorie di Mutuo Soccorso nella Scuola Grande di San Giovanni Evangelista.

   Il 17 febbraio 1929 l’organismo decise il ripristino a tutti gli effetti dell’antica Scuola Grande di San Giovanni Evangelista invocandone l’istituzione canonica. Ed il 7 marzo 1931 papa Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, Desio, 31 maggio 1857 – Città del Vaticano, 10 febbraio 1939) concesse all’opera il titolo di arciconfraternita (cioè confraternita di laici appartenente a più confraternite, dedite a beneficenza e culto, con maggiori indulgenze e privilegi pontifici).

Oggi l’imponente struttura, oltre ad essere sede dell’omonima confraternita plurisecolare, è un museo aperto ai visitatori e location di convegni, conferenze, eventi, concerti, esposizioni, serate di gala e matrimoni d’élite

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