L’umanità col cerino acceso


Dal fuoco dei cavernicoli alle scintille della geopolitica: un milione di anni dopo, l’uomo ha imparato quasi tutto. Tranne spegnere l’incendio.

Il controllo del fuoco da parte dell’uomo primitivo, ci dicono gli studiosi,  risale a circa un milione di anni fa. Un successo notevole: grazie alle fiamme si poteva cuocere la carne, scaldarsi nelle notti gelide e tenere lontani gli animali feroci.

Ma non solo. Attorno al fuoco si imparò anche a raccontare storie, a ballare, perfino, nei momenti di grazia, a fare la pace.

Ecco, su quest’ultima voce la specie umana pare non essersi esercitata molto.

Perché il fuoco, una volta domato, si è rivelato irresistibile: l’uomo ha scoperto che con esso si possono incendiare boschi, città, animi e perfino dibattiti televisivi. Un progresso tecnologico, diciamo così, piuttosto coerente con il carattere della specie.

Lo psichiatra Raffaele Morelli sostiene che per conoscere davvero una cosa bisogna ardere, essere in preda al fuoco. È possibile. Ma qualcuno dovrebbe avergli ricordato il vecchio proverbio: il fuoco nel cuore manda fumo nella testa. E infatti il panorama quotidiano sembra più una grande pirotecnica planetaria che un manuale di civiltà.

Si brucia un autobus in Svizzera.
Prende fuoco un tram a Milano.
Si incendia una petroliera nello stretto più delicato del mondo.
S’infuoca la polemica politica.
E qualcuno promette addirittura di mettere a ferro e fuoco un referendum, come se la democrazia fosse un barbecue.

Insomma: il fuoco non manca. Manca piuttosto l’acqua.

Gli unici che da secoli insistono a portarne un secchio sono i Papi. Da Papa Leone XIII a Papa Francesco, il ritornello è sempre quello: pace, pace, pace. Una parola semplice, quasi sospetta nel suo candore, come se fosse rimasta l’ultima invenzione che l’umanità non ha ancora imparato a utilizzare correttamente.

Del resto il saluto di Gesù Cristo ai suoi discepoli fu limpido: “La pace sia con voi.” Non “l’incendio”, non “la rappresaglia”, non “il comunicato indignato”. Proprio la pace.

Viviamo tempi bui, si dice. E forse è vero. Ma già il filosofo Zenone di Cizio ricordava che non si può parlare della luce senza aver conosciuto il buio.

Il problema è che l’umanità sembra aver preso la frase un po’ troppo sul serio: per studiare la luce, continua a incendiare tutto il resto.

Considerazione finale: Dopo un milione di anni abbiamo imparato ad accendere il fuoco con un accendino, con un drone e perfino con un tweet. Spegnerlo, invece, resta un mestiere per santi. E infatti i pompieri non bastano mai.

Giuseppe Arnò

*Foto: Lagazzetta-online.com

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