La Befana, il Tricolore e il mondo che non aspetta

 

Italia in polemica permanente mentre fuori si ridisegnano gli equilibri. E la natura, con il gelo, ci mette in pausa forzata.

 

C’è qualcosa di irresistibilmente italiano nel riuscire a litigare anche sulla Befana. Non su una qualunque, ma su quella con il Tricolore infilato nella calza. Apriti cielo. A sinistra qualcuno si è indignato come se, al posto dei tre colori, fosse comparsa una svastica o, per restare in tema biblico, un serpente tentatore.

La vicenda è nota: Fratelli d’Italia porta doni ai bambini ricoverati all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. Un gesto di umana normalità che diventa, per incanto, “propaganda”. Il consigliere comunale del Pd Marco Zabai riconosce la bontà dell’iniziativa, ma avverte: quei simboli sono “di partito”. Ora, a voler essere pignoli, i bambini non votano, non fanno analisi semiotiche e nel Tricolore vedono solo tre colori allegri. Per di più, proprio in questi giorni ricorre il 229° anniversario della bandiera italiana, che il presidente Mattarella ha ricordato come simbolo delle basi civili e della Patria. Ma si sa: la coincidenza, in Italia, è sempre sospetta.

Siamo alle solite. Una Babilonia gentile e rumorosa dove tutto si mescola e nulla si distingue: lezioni di sharia che spuntano come funghi, piazze che trovano sempre nuovi alleati, tifoserie che sbagliano bersaglio, archivi sterminati che promettono scandali universali. Ci si raccoglie, giustamente, nel dolore comune per le vittime di Crans-Montana e, per un attimo, sembra che si parli la stessa lingua. Poi si torna alla cronaca minuta, ai talk, alle polemiche da cortile.

Nel frattempo l’Epifania, fedele alla tradizione, diventa l’ennesima maratona gastronomica. Un omaggio all’enogastronomia nazionale, recentemente incoronata dall’Unesco, più per quantità che per finezza. Anche questo, del resto, è un tratto identitario.

Eppure, mentre noi discutiamo animatamente di calze e simboli, là fuori accadono le cose serie. Si consolida un nuovo asse Ovest-Est, gli Stati Uniti, la Cina e la Russia si misurano sulle materie prime, il Venezuela torna improvvisamente centrale, i mercati reagiscono, le petroliere vengono fermate e custodite, Mosca si irrita, Bruxelles accelera sul Mercosur. Ucraina e Gaza restano sospese, con i morti che continuano ad aumentare, indifferenti alle nostre distrazioni.

C’è persino spazio per una nota di umorismo involontario: manifestazioni pro Maduro con bandiere cubane, a dimostrazione che la confusione, quando è globale, parla tutte le lingue.

Infine arriva lei, la natura. Tradita, sfruttata, ma ancora paziente. Congela l’Europa, la copre di neve e ci mette tutti in stand-by, come un vecchio tecnico che stacca la spina per evitare danni peggiori. Forse è un invito. A fermarsi. A guardare oltre il proprio ombelico. A capire che il mondo non aspetta le nostre chiacchiere.

Ma conoscendoci, passata la gelata, torneremo a discutere della Befana. Il nuovo ordine mondiale, quello, può attendere. Montanelli avrebbe sorriso. Poi avrebbe sospirato.

di Redazione

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