Quando il Principe entra in scena e gli Ignavi restano a guardare

Trump, Machiavelli e l’Antinferno delle organizzazioni internazionali

Ci sono momenti nella storia in cui il silenzio non è prudenza ma complicità. E altri in cui l’azione, anche scomposta, diventa l’unica forma possibile di responsabilità. Il caso Venezuela appartiene a entrambe le categorie: da un lato l’inerzia cronica delle organizzazioni internazionali, dall’altro l’irruzione, poco elegante ma decisiva, di Donald Trump, che ha fatto ciò che gli Ignavi non osano nemmeno pensare.

Gli Ignavi, appunto. Quelli che Dante incontra nell’Antinferno, anime senza infamia e senza lode, condannate a inseguire eternamente un’insegna senza simboli, punte da vespe e disprezzate persino dall’Inferno. Ecco, se oggi il poeta tornasse tra noi, non avrebbe difficoltà a ritrovare quelle figure nei palazzi ovattati delle grandi organizzazioni internazionali: molte parole, infinite risoluzioni, nessuna decisione.

Machiavelli lo aveva capito con cinque secoli di anticipo. Nel Principe, soprattutto nel celebre capitolo XVIII, spiega che esistono due modi di governare: quello dell’uomo e quello della bestia. L’uomo governa con le leggi, la bestia con la forza. Ma quando le leggi falliscono, e falliscono a lungo, ostinatamente, il Principe deve saper ricorrere alla sua parte bestiale. Non per gusto, ma per necessità. È la ragion di Stato, non un capriccio.

E in Venezuela le leggi internazionali hanno fallito coscientemente. Per oltre un decennio una dittatura ha ridotto allo stremo un popolo intero: elezioni denunciate come fraudolente e mai seriamente indagate, diritti fondamentali calpestati, libertà soffocate sul nascere. Nessun consesso internazionale ha davvero voluto vedere. L’ipocrisia, mescolata a interessi economici che odorano di petrolio e carburante, ha chiuso non uno ma entrambi gli occhi.

A cosa sono serviti, dunque, questi organismi? A criticare gli Stati Uniti. A deplorare. A “esprimere preoccupazione”. Unica, timida eccezione: il Premio Nobel per la Pace 2025 assegnato a María Corina Machado, riconoscimento tardivo e simbolico alla resistenza democratica venezuelana. Ma i simboli, quando arrivano dopo anni di fame e repressione, scaldano meno del pane.

Nel frattempo, secondo la CIA, il Venezuela diventava base strategica del narcotraffico diretto verso gli USA; una ristretta cerchia legata al potere si arricchiva, mentre il popolo mancava di medicinali essenziali, carta igienica, cibo. Il Paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo ridotto a mendicare aspirine. Il quadro è completo. Ogni ulteriore commento sarebbe un alibi.

È in questo vuoto morale che entra in scena Trump. Non come filantropo, né come cavaliere senza macchia, ma come Principe nel senso più crudo e realistico del termine. Ha agito dove il “governo dell’uomo” aveva scientemente fallito. Ha scelto la forza quando le regole erano diventate una foglia di fico per l’inerzia. Piaccia o no.

Del resto, lo ricorda François de La Rochefoucauld: «Nessuno merita di essere lodato per la propria bontà, se non ha la forza di essere cattivo». Ogni altra bontà, spesso, è solo pigrizia travestita da virtù.

Il tempo dirà se Trump sia stato uomo o bestia. Ma una cosa è certa: mentre gli Ignavi continuavano a inseguire le loro bandiere senza stemma, qualcuno ha avuto il coraggio, o l’impudenza, di decidere. E nella storia, quasi sempre, non sono gli Ignavi a scriverla.

Giuseppe Arnò

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