Il risveglio di Miraflores

Quando il diritto internazionale si mette il pigiama e la geopolitica entra dalla camera da letto

Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati prelevati nel cuore della notte, direttamente dalla loro camera da letto. Non da una folla inferocita né da una congiura di palazzo, ma da uno dei reparti più raffinati dell’ingegneria militare statunitense: lo squadrone Delta. Un’operazione chirurgica, di quelle che non lasciano macerie ma producono imbarazzo.

Secondo le ricostruzioni, la coppia dormiva. È un dettaglio che la cronaca ama, perché introduce l’elemento onirico: il risveglio improvviso, la sensazione dell’incubo. Solo che, questa volta, il “dream come true” non apparteneva ai dormienti, bensì a un popolo che da anni non riesce più a chiudere occhio. Il sogno che si è avverato, insomma, era coltivato altrove.

A Caracas, i fedelissimi chavisti sono scesi in piazza al grido di “ridateci Maduro”. Un appello commovente, se non fosse che somiglia molto alla richiesta di restituire il capitano mentre la nave sta già imbarcando acqua da tutte le parti. La barca affonda, ma l’orchestra continua a suonare.

Sul piano internazionale, come da copione, si sono levati i lamenti rituali. Nessuno può applaudire apertamente un’operazione del genere: violazione della sovranità, sequestro di persona, pericoloso precedente. Il diritto internazionale, evocato con tono grave, è tornato a essere quella nobile retorica che si sfoggia nelle occasioni ufficiali e si ripone con cura quando disturba. Del resto, di precedenti il mondo è pieno: Crimea, Ucraina, minoranze cancellate con metodo industriale. Il diritto, come l’interpretazione delle Scritture, è severo con i deboli e creativo con i forti.

Cina, Russia e Iran hanno protestato. La prima dopo essersi assicurata che il petrolio continui a scorrere; la seconda con l’autorevolezza di chi predica dal pulpito di Kiev; la terza per dovere ideologico. Proteste corrette, educate, senza particolare convinzione. Quanto basta per salvare la forma, non la sostanza.

Poi arrivano i documenti, quelli veri. L’incriminazione depositata a Manhattan parla di decenni di potere usato come copertura per traffici illeciti, di istituzioni corrotte, di una élite politico-militare arricchita dalla cocaina diretta negli Stati Uniti. Nomi e cognomi, ruoli e responsabilità, in un elenco che assomiglia più a un organigramma che a un atto d’accusa. È la prosa fredda della giustizia federale, che non indulge in metafore ma pesa le parole come lingotti.

Washington, nel frattempo, annuncia di voler vigilare sulla transizione democratica. Si parla di leadership futura, di verifiche, di possibilità. Donald Trump, con la sua consueta franchezza, lascia intendere che il petrolio venezuelano non è un dettaglio. Le malelingue sostengono che la democrazia sia solo l’abito della domenica. Può darsi. Ma resta un fatto imbarazzante: nessuno, prima d’ora, si era preso la briga di intervenire davvero mentre un popolo veniva impoverito, affamato e costretto all’esodo. Se l’azione è stata anche interessata, resta pur sempre un’azione. E non è poco, in un mondo che preferisce commentare.

C’è poi Cuba, grande convitata di pietra. Per anni ha vissuto alle spalle del Venezuela, nutrita da un petrolio generoso e da regalie politiche. Oggi, con zucchero e tabacco ormai banditi dalle coscienze salutiste del mondo, l’isola dovrà inventarsi un futuro senza la stampella venezuelana. Non sarà semplice.

Dal Brasile, grande Paese guida del continente sudamericano, dove osserviamo e scriviamo, le proteste ufficiali sul metodo convivono con un più intimo sospiro di sollievo. I flussi migratori di una popolazione disperata avevano creato problemi enormi a un Paese già alle prese con le proprie problematiche. La stabilità, anche quando arriva in modo scomposto, ha sempre un suo fascino.

Resta la domanda finale, quella che conta davvero: finisce qui o è solo l’inizio? Il Venezuela è l’epilogo o il primo capitolo? La storia insegna che quando la geopolitica entra in una camera da letto, raramente si ferma alla prima stanza. E che i risvegli, soprattutto quelli bruschi, non riguardano mai solo chi dormiva.

Giuseppe Arnò

Foto libera da diritti: Fachada de entrada al Palacio de Miraflores

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