
Dal Babbo Natale “troppo bianco” alle annessioni geopolitiche, passando per moschee misteriose e presepi identitari: cronaca semiseria di un Avvento inquieto.
Siamo alle porte del Natale e, come da tradizione moderna, la pace resta un’opzione facoltativa. L’Avvento dovrebbe essere attesa, silenzio, magari anche un po’ di raccoglimento. Invece no: il mondo contemporaneo, generoso come sempre, ci recapita il suo pacco regalo carico di notizie, tutte rigorosamente fuori misura.
Cominciamo dal Nord, dove l’aria è fredda ma le idee scaldano parecchio. Qualcuno ha scoperto che Babbo Natale è troppo bianco. Scandalo. Nuova frontiera del pensiero woke, che non si ferma davanti a nulla, neppure alla barba più famosa del pianeta. Per fortuna c’è chi, pragmatico, propone una soluzione pacificatrice: sostituirlo con lo spazzacamino di Mary Poppins. Meno barba, più fuliggine, ma almeno inclusivo. E così, con una spolverata di carbone, il Natale è salvo. O quasi.
Scendendo verso Torino, troviamo invece la super moschea: 1.300 metri quadrati di fede, architettura e, dettaglio non secondario, fondi. Chi paga? Mistero. Un mistero così trasparente che la Corte dei Conti, guarda caso, non c’entra. Il Ministero delle Finanze sì, ma solo per chiarire. Insomma, tutto limpido: basta non fare troppe domande.
Dalla Campania arriva poi la cronaca, quella vera, senza metafore natalizie. Le parole del consigliere comunale D’Agostino, area dem, raccontano una realtà che non è affatto un’eccezione. È la solita storia italiana: quando la politica parla, spesso lo fa per confermare quello che già sapevamo. E cioè che il problema non è il singolo episodio, ma l’abitudine.
Nel frattempo, a Roma, Giorgia Meloni lancia la “rivoluzione del presepe”. Difendere le radici, dice, non significa temere il futuro. E il direttore Cerno rincara: “L’identità non è una colpa”. Concetto antico, in realtà. A Delfi, sul tempio di Apollo, c’era scritto Gnōthi seautón: conosci te stesso. Lo sapevano Socrate e Platone, lo ripeteranno Kant e Nietzsche. Oggi lo riscopriamo davanti allo specchio, chiedendoci non solo chi siamo, ma se è ancora lecito esserlo senza chiedere scusa.
Come se non bastasse, arriva la meteorologia: ciclone di Natale in avvicinamento. Pioggia, neve, vento. Speriamo solo maltempo. Perché c’è chi, come in Ucraina, affronta il freddo senza luce e senza tregua. Lì il Natale è un lusso, non una ricorrenza.
E il mondo? Il mondo è governato da uomini che giocano a Risiko con la realtà. Trump guarda la Groenlandia per “sicurezza nazionale”. Putin vuole l’Ucraina intera, sempre per sicurezza. Xi osserva Taiwan con la stessa premura. Tutti parlano di difesa, e intanto si riscopre l’Anschluss, come fosse una pratica catastale da sbrigare prima delle feste.
E così eccoci qui, alla vigilia del Natale, tra Babbi Natale corretti, identità difese, tempeste in arrivo e confini che si allargano per decreto.
Buon Natale, lasciatecelo dire almeno quest’anno. L’anno prossimo, come sempre, si vedrà.
Giuseppe Arnò



















