Dalla purezza mariana alle impurità terrestri: viaggio sarcastico tra santi irraggiungibili, politici imploranti e società che festeggia mentre affonda.
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Oggi, 8 dicembre, si celebra l’Immacolata Concezione: una festa solenne, nobile, universale, proclamata con tutti i crismi già nel 1708 da Clemente XI, bolla pontificia inclusa. Una di quelle ricorrenze in cui il cielo sembra illuminarsi un po’ di più, almeno sulla carta e nei programmi liturgici. In Portogallo, addirittura, è festa nazionale in onore della patrona. E nel resto del mondo la si onora con parate, fuochi d’artificio, processioni, luminarie: insomma, tutto il repertorio per ricordarci che la purezza esiste… almeno in teoria.
Già, perché mentre la Madonna resta immacolata, quaggiù le macchie pullulano come dopo una pioggia nel bosco.
E infatti, ecco Zelensky. Domani mattina lo ritroveremo a Castel Gandolfo, ospite di Papa Leone (che non esiste, ma forse è un segno dei tempi: ormai nemmeno i Papi riescono a rimanere al loro posto nei titoli dei giornali). Sarà ricevuto a Villa Barberini alle 9:30, probabilmente in cerca dell’ennesima benedizione. Si direbbe che non sappia più a quale santo votarsi: corre avanti e indietro come uno che ha perso il numero del carro attrezzi, mentre gli “amici volenterosi” lo tirano per la giacca sulla cessione dei territori e Washington gioca a fotticompagno, strizzando l’occhio a Putin e bacchettando l’Europa come uno scolaretto distratto.
Risultato: nessun segno di pace sulla terra martoriata d’Ucraina, ormai finita sul banco delle trattative tra Trump e Putin. L’Europa balbetta una difesa debole, inefficace; Trump non vede l’ora di sfilarsi dalle responsabilità e intanto si è già assicurato i suoi interessi, soprattutto quelli legati alle terre rare. A guadagnare tempo sono solo gli affari.
Del resto, non serve andare lontano per trovare il disordine: basta allargare l’obiettivo. Cina contro Giappone, Cina contro sé stessa, contro noi, contro tutti. Un mondo che accumula armi come fossero punti fragola del supermercato e che brucia miliardi al giorno in arsenali sempre più sofisticati.
E poi apri il giornale e trovi:
“Gli comunicano lo sfratto: 71enne fa esplodere la casa e muore.”
Firenze. Italia. Europa. Pianeta Terra. Mentre gli Stati si preparano alla guerra mondiale, la disperazione individuale riesce ancora a competere come potenza distruttiva.
Per fortuna, per bilanciare tanta cupezza, arriva una notizia “allegra”:
Roma si illumina per il Natale, acceso l’albero a Piazza del Popolo.
Il sindaco Gualtieri inaugura le festività. Il pensiero corre ai Baccanali: riti dionisiaci, eccessi, dissolutezze… ma è solo un volo pindarico. Anche perché ormai ci accontentiamo di un selfie sotto le lucine LED e, al massimo, di un vin brûlé tiepido.
Sul fronte politico, Salvini sbotta ancora. Questa volta dopo le rivelazioni de Il Giornale sui permessi islamici e sul temibile scenario del 2050. Il vicepremier invoca accordi chiari, più chiari del cielo dell’Immacolata. Qualcuno in Europa, nel frattempo, lo consola approvando la norma sui Paesi terzi. Ma la vera spina nel fianco dell’italiano medio, e non solo, resta sempre la stessa: la corruzione.
E qui Norberto Bobbio, come un vecchio saggio che entra in scena dalla quinta, ci ricorda che la società italiana appare moralmente fiacca, putrefatta. Non solo il governo: tutti. Un gioco di specchi, ricatti e convenienze che forma una ragnatela da cui non si esce se non perdendoci un pezzo di reputazione.
E mentre Bobbio ci ammonisce a distanza di decenni, scorrono le cronache fresche del giorno:
– traballa la nomina di Albanese all’Onu, perché le regole sono diventate un optional;
– si dimette l’amministratore del San Raffaele: caos, revoche, dimissioni;
– un primario che pretende soldi per la dialisi, manco fosse un parcheggiatore abusivo;
– Qatargate che continua a sgocciolare veleni;
– a Cuba un ex ministro dell’Economia condannato all’ergastolo per spionaggio.
Viene naturale chiedersi: da chi siamo circondati? E, soprattutto, da chi siamo governati?
Votare serve ancora? O è diventato un rito dionisiaco anche quello, con meno vino e più amaro in bocca?
Il mondo brucia, la corruzione dilaga, la guerra si prepara, la disperazione esplode, la politica arranca. A questo punto, il pranzo è servito: buona indigestione.
Per finire
E allora, in questo giorno dedicato all’Immacolata, una verità si impone: la purezza è una grazia, non un talento. E noi, che di grazie ne riceviamo sempre meno, potremmo almeno sforzarci di non peggiorare il mondo dopo il caffè. Perché i miracoli non capitano tutti i giorni; gli scempi, invece, sì.
di Redazione



















