New York si veste di rosso (ma è solo moda)

Mamdani trionfa tra i giovani e le minoranze, ma il socialismo nella patria del capitalismo resta come il tofu nel barbecue texano: d’effetto, ma indigesto.

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Si chiama Zohran Kwame Mamdani, ha origini indiane, è musulmano, socialista e, secondo Donald Trump,  “un piccolo comunista”. Per la stampa americana è l’alba di una nuova era, per la metà degli elettori newyorkesi l’inizio di una scommessa, e per il resto del mondo uno di quei fenomeni da osservare con la stessa curiosità con cui si guarda un bambino che gioca con la presa elettrica.

In un Paese che ha fatto del capitalismo la propria religione e della libertà individuale la sua liturgia, l’idea che un giovane socialista possa guidare la capitale morale degli Stati Uniti ha un che di mistico, quasi esotico. Ma si sa: il popolo cerca sempre il nuovo, poi si scotta e torna a coppe. E quando si scotta a New York, non è un semplice bruciacchiarsi: è un incendio mediatico.

Mamdani piace perché è giovane, sorridente, cosmopolita, figlio della generazione che “vuole cambiare il mondo con un tweet e una petizione online”. È il prototipo del progressista digitale: antirazzista, pro-Palestina, contro la polizia cattiva e a favore delle case per tutti, possibilmente gratis. I suoi cavalli di battaglia, riforma dell’abitare, revisione delle prigioni, municipalizzazione dei servizi pubblici. hanno l’aroma nobile delle utopie ben confezionate. Ma il problema è sempre quello: chi paga?

Negli Stati Uniti il socialismo è come il tofu nei barbecue texani: fa scena, ma non sfama nessuno. E il rischio per il nuovo sindaco è quello di scoprire presto che a New York la realtà costa più dei programmi elettorali. Perché, al di là dei proclami e delle interviste da salotto, la città resta un labirinto di disuguaglianze, affitti impossibili e lobby più potenti di qualsiasi slancio idealista.

La stampa progressista si è già innamorata del “piccolo comunista”. Lo racconta come il messia laico della nuova sinistra americana, un po’ AOC, un po’ Che Guevara da metropolitana. Ma non considera un piccolo dettaglio: Trump è tornato alla Casa Bianca. E se la Casa Bianca è tornata al tycoon, la rivoluzione socialista nel cuore del capitalismo suona più come un’operetta che come un cambio d’epoca.

Che la stampa si rilassi, dunque. È solo polverone.
Signori, niente di nuovo all’Ovest.

Giuseppe Arnò

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