Mentre Ursula von der Leyen si sveglia dal sogno verde e rispolvera Draghi versione “plus”, Putin continua a giocare a Risiko e a Parigi si torna a rubare al Louvre: un’Europa che, tra allarmi dall’Est e furti d’autore, sembra finalmente destarsi… ma nel modo sbagliato.
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Pare che finalmente a Bruxelles qualcuno abbia aperto gli occhi. Non per guardare il panorama, ma per accorgersi che le mire imperialistiche di Putin non si fermano al Donbass, né alle sponde del Dnepr. No, il signore del Cremlino sembra avere una visione più “panoramica” del concetto di confine: un’idea che si estende a piacimento come un elastico, finché non si spezza.
Ursula von der Leyen, presentando in plenaria al Parlamento europeo il programma per il 2026, ha avuto un momento mistico: “Dobbiamo essere pronti alle minacce che realisticamente si presentano dall’Est”. Realisticamente, appunto. Forse, per un istante, la presidente ha dimenticato le fantasticherie del Green Deal “subito e per tutti”, le utopie dei pannelli solari in Lapponia e delle biciclette a idrogeno in Transilvania, e ha guardato il mondo per quello che è. Ben per lei, ben per noi: ogni tanto anche l’Europa fa capolino nel mondo reale.
Ma le sorprese non finiscono qui. Nel tentativo di ridare fiato a un mercato unico ormai più diviso di una famiglia a Natale, Ursula rispolvera Draghi, versione “plus”. “La velocità è essenziale, dice, le imprese in tutta Europa ci chiedono di rendere più semplice fare impresa”.
Nihil sub sole novi, certo. Solo che queste parole, già profetizzate da SuperMario tempo addietro, oggi sembrano rivelazioni apocalittiche. Meglio tardi che mai: anche l’Unione Europea, ogni tanto, riscopre l’acqua calda.
Intanto, mentre i governi si affannano tra manovre finanziarie e difesa comune, la Francia ha trovato un modo tutto suo per restare al centro dell’attenzione: un bel furto al Louvre, di quelli che fanno storia. Non manca niente: mistero, eleganza, e una banda che pare uscita da un incrocio tra Lupin, Occhi di Gatto e Checco Zalone.
Ogni epoca ha il suo colpo al Louvre, e noi, che non ci facciamo mancare niente, abbiamo finalmente il nostro. In fondo, tra guerre, inflazione e crisi politiche, un po’ di sana delinquenza artistica ha pure un che di romantico.
Se poi i ladri non verranno acchiappati, pazienza: avremo almeno assicurato un altro bel film europeo. E magari, per una volta, con un finale meno utopico e più realistico di certi programmi comunitari.
Giuseppe Arnò



















