Se Landini canta “Noi tireremo diritto”, gli italiani intonano un bel “Fateci lavorare, per carità”.
Non bastava la Flotilla trasformata in sceneggiata da varietà, adesso ci si mette pure la processione di scioperi a gogò. Persino il Garante, che in genere si limita a sbuffare come un vecchio zio a Natale, ha alzato la mano e detto: “Ragazzi, basta così”. Ma Landini no: implacabile, sembra uscito direttamente dalle note di quella vecchia marcia del 1935, “Noi tireremo diritto”, scritta da E.A. Mario, deciso appunto a tirare diritto, anche se davanti c’è il muro del traffico, della spazzatura non raccolta e delle famiglie che non sanno come incastrare lavoro e figli.
In fondo l’Italia è questa: un Paese dove, se si può scegliere tra il dialogo e la cagnara, si vota sempre la cagnara. Poi, però, quando gli italiani mettono la croce sulla scheda a destra, tutti cadono dal pero. Forse, pensiero ardito, c’è un collegamento.
Intanto la crociata marinaresca è finita come previsto: arresti, rimpatri e titoloni solo sui giornali di casa nostra. In Europa, dove tra un vertice su Ucraina, nucleare e difesa comune si ricordano anche di bere il caffè, della Flotilla non s’è accorto nessuno. Non per censura, ma perché, diciamolo, era roba da bar sport del porto.
E allora eccoci agli scioperi. Ma per cosa? Perché Trump dice di voler mettere pace, e c’è chi vuole il contrario? Perché litigare su tutto, anche sull’accordo che ancora non c’è? Forse il vero obiettivo è solo restare sulle prime pagine. Ma, come ammoniva un vecchio adagio, non bisogna mai aggrapparsi a un’idea come a un’ancora: ti trascina giù e ti affoga.
Morale: con tutto il rispetto per israeliani e palestinesi, Dio li benedica, qui abbiamo da badare a cose ben più serie. Tipo impedire che l’Italia diventi il Paese dove si lavora solo nelle pause tra uno sciopero e l’altro.
E se Landini insiste a “tirare diritto”, allora qualcuno dovrà pur ricordargli che il muro davanti non lo sfonda lui: ci va a sbattere il Paese intero.
di Redazione



















