Europa, non fare la stupida: la Moldavia bussa alla porta

Il voto a Chişinău è un messaggio chiaro: i moldavi scelgono l’Europa, malgrado i tentativi russi di hackerare perfino le ombre. Ora però tocca a Bruxelles: se non si capisce che qui si gioca un avamposto vitale, allora Rugantino avrebbe ragione a gridare “nun fa’ la scema, Europa!”.

Il sole, a queste latitudini, non sorge più ad Est. O meglio: sorge lo stesso, ma i moldavi hanno deciso che la luce buona è quella che arriva da Ovest, da Bruxelles, non da Mosca. E non è un dettaglio da poco, perché la Moldavia non è una cartolina da incorniciare, ma un confine vivo, nervoso, un avamposto che guarda Putin negli occhi.

Eppure, nella capitale europea, spesso ci si perde tra regolamenti sulle zucchine e conferenze sul “gender budgeting”, dimenticando che ci sono popoli che rischiano davvero la pelle, e che votano come se scegliessero tra un giaciglio in Occidente o il ritorno al gelo sovietico.

Questa volta i moldavi, guidati dalla presidente Maia Sandu e dal suo partito europeista, hanno detto chiaro: vogliamo l’Europa. E lo hanno fatto nonostante le intromissioni del Cremlino, che ha speso tempo e denaro in attacchi hacker, influencer comprati al chilo e campagne social degne della peggior televendita. Tutto inutile: ha vinto la linea europeista, con il contributo decisivo della diaspora, che non a caso guarda più alle opportunità di Milano o Berlino che ai richiami nostalgici di Mosca.

E adesso? Adesso la palla è in mano a Bruxelles. Perché non basta stappare una bottiglia di spumante e applaudire alla “vittoria democratica”. Occorre dimostrare che l’Europa non è solo un club esclusivo, lento e burocratico, ma una comunità che accoglie e difende. Se si promette l’adesione entro il 2030, bisogna farlo sul serio. E soprattutto bisogna proteggere: perché un avamposto non lo si decora di bandierine, lo si difende con politiche, diplomazia e, se serve, anche con forza.

L’Italia, dice il deputato Emanuele Loperfido (delegazione Osce), ha un ruolo importante: diplomazia economica, centralità geografica, la possibilità di spingere Chişinău più dentro l’orbita europea che mai. Giusto. Ma qui serve che l’intera Unione si muova, non solo Roma.

Dunque, cara Europa: non fare la stupida. Non voltarti dall’altra parte come se fosse l’ennesimo corteggiatore di provincia. La Moldavia non è un flirt: è un confine strategico, una scelta di civiltà, un popolo che ti ha detto “sì”. Sta a te non rispondere con un “ni”.

di Redazione

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