L’America pensa all’Indo-Pacifico, l’Europa alla pipa di radica

Trump gioca al mercante globale e lascia i vecchi amici europei a guardarsi le spalle. Un’occasione amara ma forse utile: se Bruxelles trovasse un briciolo di volontà, potremmo perfino scoprire di non aver bisogno dello zio d’oltreoceano.
Trump, con la sua politica rivoluzionaria, lascia in subbuglio amici e nemici. Per i nemici non c’è problema, anzi: peggio per loro. Ma per gli amici, cioè noi, qualche domanda sorge spontanea.
In parole semplici: l’Europa dovrà vedersela da sola contro il pericolo rosso. I Paesi Baltici, confinanti con la Russia, sono già in ansia da abbandono; Romania e Bulgaria, al confine Sud-Est dell’UE, osservano con poco entusiasmo i droni russi che passeggiano nei cieli.
Putin, sempre più convinto che un’escalation possa garantirgli un cessate il fuoco in Ucraina alle sue condizioni, non ha bisogno di incoraggiamenti. Ma li trova comunque: l’atteggiamento di Trump, sempre più interessato all’Indo-Pacifico che alla vecchia Europa, gli serve su un piatto d’argento un vantaggio psicologico. Un mercante pro America, che vende protezione a chi paga di più, non un presidente disposto a sacrificare un dollaro per difendere Vilnius o Bucarest.
Certo, ferisce il cuore – il nostro amore per il popolo americano è pietrificato, quasi liturgico – ma non possiamo contestare nulla. Ognuno fa le proprie scelte. E noi? Dovremmo almeno annotare la lezione, tenerla in archivio e tirarla fuori al momento giusto.
Del resto, se vogliamo essere onesti, non partiamo svantaggiati. Gli Stati Uniti contano 348 milioni di abitanti, la Russia 146, l’Unione Europea 450: i numeri sono dalla nostra. Non mancano i cervelli, non mancano le basi tecnologiche. Se solo lo volessimo, potremmo fumarci America e Russia in una pipa di radica Amorelli.
Il problema è sempre lo stesso: la volontà. Come diceva Niccolò Tommaseo, “nelle cose del mondo, non è il sapere, ma il volere che può”. E allora, signori di Bruxelles, basta con i veti, basta con le tergiversazioni: si faccia ciò che va fatto. Non per fare grande l’America, ma per fare di nuovo grande l’Europa.
di Redazione



















