Il Paese della felicità? Solo nelle favole

Fra classifiche ingannevoli e utopie sociali, meglio accontentarsi della nostra imperfetta Italia che rischiare la perfezione con contorno di antidepressivi.

Una lettrice osserva che sì, va bene gioire per le vittorie sportive, ma sarebbe meglio primeggiare in campi più seri: sanità, equità fiscale, pensioni, e via discorrendo. Giusto. Ma a ben vedere, quello che auspica non è un Paese: è il Paese della felicità.

Ora, la felicità è un bene tanto desiderato quanto sfuggente, una condizione umana precaria che muta a seconda di chi la definisce o la misura. Se poi si parla di felicità assoluta, allora siamo già nel regno dell’illusione. Non a caso, proprio nei Paesi che le classifiche ci presentano come i più felici al mondo, ci si suicida molto di più che in Italia o in Grecia.

Secondo il World Happiness Report 2018 dell’Onu, Finlandia, Norvegia e Danimarca guidano la classifica della felicità, mentre l’Italia è relegata al 47° posto e la Grecia addirittura al 79°. Ma se passiamo alla graduatoria dei suicidi, il quadro si capovolge: la “felicissima” Finlandia occupa la 32ª posizione, l’Islanda la 40ª, la Svizzera la 61ª, mentre l’Italia si colloca al 142° posto e la Grecia al 157°. In sostanza: nei Paesi del benessere e del welfare generoso si muore di più per mano propria.

Come spiegare questa apparente contraddizione? Gli studi nordici parlano di perfezionismo, isolamento sociale, pressione sui giovani, uso massiccio di antidepressivi, armi da fuoco troppo diffuse, e una secolarizzazione che priva molti di quei punti di riferimento spirituali che in altri contesti aiutano ad affrontare le difficoltà della vita. Non è un caso che in Finlandia, il Paese più felice del mondo, il suicidio sia la terza causa di morte tra i giovani fra i 15 e i 24 anni.

Ecco allora l’altra faccia della felicità certificata: dietro il sorriso delle classifiche ci sono numeri che inquietano, soprattutto tra i giovani.

A questo punto, non resta che una considerazione: non pretendiamo troppo. Un buon governo può e deve migliorare la qualità della vita, ma la perfezione sociale resta un’utopia che rischia di trasformarsi in un paradosso. Meglio accontentarsi della nostra Italia imperfetta, con tutti i suoi difetti, piuttosto che inseguire un’illusoria felicità nordica con contorno di antidepressivi e statistiche sui suicidi.

Forse non saremo i primi al mondo nella sanità o nel sistema fiscale e nella lotta alla povertà. Ma se in cambio viviamo un po’ più a lungo, e con meno voglia di farla finita, non è già una forma di felicità?

Giuseppe Arnò

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