L’Occidente resta il punto fermo, l’Europa la rotta del domani

Non c’è giorno in cui non ci venga ricordata, con titoli roboanti, l’avanzata della Cina: commercio, industria, arsenali, alleanze. Un continuo susseguirsi di scenari drammatici, come se il futuro dell’umanità dovesse giocarsi tutto tra Pechino e dintorni.
Eppure, fermandosi un momento, ci si accorge che non siamo alla vigilia di alcuna catastrofe. La Cina ha certamente compiuto passi importanti, e in campo economico può anche aspirare a superare l’America. Ma sul piano militare e politico il suo cammino resta ben più complesso, e non privo di fragilità. Le sue alleanze, oggi tanto enfatizzate, sono destinate prima o poi a incrinarsi: la storia insegna che più potenze vicine difficilmente convivono a lungo senza conflitti d’interesse.
Noi europei abbiamo forse perso tempo prezioso, troppo presi a riflettere sul clima, sul benessere e sui valori che caratterizzano la nostra civiltà. Ma questo non è un difetto: è la nostra forza. Ed è proprio da lì che riparte la capacità europea di innovare, di sorprendere, di tracciare nuove strade.
Perché in un mondo che si agita tra timori e competizioni, l’Occidente rimane la stella polare. E l’Europa, con la sua tradizione di pensiero e il suo slancio tecnologico, continuerà a essere la bussola che orienta il futuro.
di Redazione



















