Ponte sullo Stretto: occasione mancata o svolta storica?

Un’ipotesi provocatoria: e se Reggio e Messina diventassero una sola grande realtà autonoma nel cuore del Mediterraneo?


E se con la costruzione del Ponte sullo Stretto si realizzasse di fatto una conurbazione Reggio/Messina?
E se le due Province, quella di Reggio e quella di Messina, storicamente discriminate dal punto di vista amministrativo dalle rispettive Regioni, a favore di quelle di Catanzaro e Cosenza in Calabria e di Palermo e Catania in Sicilia, chiedessero di costituire una Provincia Autonoma dello Stretto, simile a quella di Trento e Bolzano, con tutte le agevolazioni che ne deriverebbero?

E se nascesse, nel cuore del Mediterraneo, una nuova Città Metropolitana di 500/600 mila abitanti, con una sola grande Università, una sola grande squadra di calcio di Serie A e tutte le altre articolazioni statali e regionali riorganizzate e razionalizzate per ottenere il massimo dei risultati, alla luce degli enormi sommovimenti economici, sociali e culturali che attendono il pianeta nel terzo millennio?

E se si concentrassero, poi, tutti gli sforzi sul porto di Gioia Tauro, facendolo diventare davvero – e finalmente – la porta d’ingresso in Europa di tutte le merci e i traffici provenienti dall’Estremo Oriente?
E se si valorizzassero, dopo, le immense aree libere del retroporto della Piana di Gioia Tauro, mettendole a disposizione dei più grandi investitori internazionali in tutti i settori produttivi d’avanguardia?

E se, per una volta, si tentasse di abbandonare la via dell’assistenzialismo statale (che ad oggi costituisce oltre il 65% del PIL regionale calabrese e più o meno di quello siciliano) per puntare sull’imprenditoria privata diffusa?
E se i nostri ragazzi, grazie a tutto questo, decidessero di investire qui il loro futuro?

Perché parlare solo di pesci, di uccelli, di alghe, di terremoti, di cantieri, di espropri, di indennizzi, di paesaggi, di insularità?
E perché proprio la Sinistra – anzi, le Sinistre – aduse a predicare le utopie ideologicamente più irraggiungibili, considerano questa del Ponte sullo Stretto alla stregua di un’utopia ingegneristica ispirata dal malaffare politico-speculativo?

A chi giova? Ai calabresi e ai siciliani dubito; ai reggini e ai messinesi certamente no.


Conclusione
Il Ponte sullo Stretto, più che un’opera faraonica, potrebbe essere l’innesco di una trasformazione storica. Resta da capire se avremo la volontà – politica, economica e culturale – di percorrere davvero questa strada, o se lasceremo che resti soltanto un’altra occasione mancata.

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