L’Unione Europea riscopre la sua anima atlantista, mentre Trump riscopre l’arte dell’autoritarismo commerciale. Un’intesa tra sorrisi di circostanza, golf e alluminio al 50%.
Finalmente c’è l’accordo. Dopo mesi di dichiarazioni muscolari, ultimatum da reality e tweet più taglienti del tungsteno, Donald Trump e Ursula von der Leyen hanno annunciato in Scozia il più grande accordo commerciale mai raggiunto tra le due sponde dell’Atlantico. Tariffe al 15%, festeggiamenti contenuti e, soprattutto, acciaio e alluminio che restano ben blindati al 50%. Perché l’amicizia è una cosa seria, ma la concorrenza sul metallo lo è di più.
L’intesa, presentata con entusiasmo dai due protagonisti – lui reduce da una sessione mattutina sul green di Turnberry, lei visibilmente sollevata – è stata salutata come un nuovo inizio. “Porterà molta unità e amicizia”, ha detto Trump, con quel tono da predicatore convertito, dimentico del fatto che, fino all’altro ieri, definiva l’Europa “il peggior nemico commerciale degli Stati Uniti”. Ma si sa, in politica estera come a golf, l’importante è la buca del giorno.
Von der Leyen, dal canto suo, ha rimesso il vestito buono dell’atlantismo europeo, quello che si indossa quando c’è da ribadire che l’UE è unita nella diversità… anche quando si tratta di accettare 600 miliardi di dollari di investimenti made in USA per riequilibrare la bilancia commerciale. “Il 15% è una sfida”, ha ammesso, “ma ci garantisce l’accesso al mercato americano”. Tradotto: meglio pagare un po’ di più che rimanere fuori dal club.
E mentre il presidente USA esclude il settore farmaceutico dall’accordo e lascia intatte le barricate su acciaio e alluminio, dall’Europa nessuna voce fuori dal coro. Tutti applaudono, alcuni in silenzio, altri con entusiasmo obbligato. In fondo, la vocazione atlantista dell’UE si è sempre nutrita di pragmatismo e compromessi, anche quando si rischia di sembrare la parte debole di un patto “equilibrato a modo suo”.
Trump, che definisce sé stesso un “deal maker tosto”, ha ottenuto ciò che voleva: un accordo a misura del suo stile, condita da una spruzzata di autoritarismo commerciale e un contorno di vantaggi per l’economia americana. Gli europei, invece, portano a casa la benedizione dell’accesso al mercato americano e una foto di gruppo che fa tanto multilateralismo posticcio.
Considerazioni finali?
Quella che si è consumata in Scozia è stata una danza tra due visioni del mondo: una UE che cerca costantemente di ricordare a sé stessa di essere autonoma, ma che poi non disdegna le coccole dell’alleato più turbolento; e un Trump che, da buon imprenditore, firma l’accordo tra una buca e l’altra, consapevole che l’unico multilateralismo che conta è quello con il proprio nome sopra.
Amicizia e unità? Forse. Di certo, 15% è il prezzo attuale dell’equilibrio. Il resto, si vedrà alla prossima stretta di mano. Magari tra un bunker e un birdie.
di Redazione



















