Il Drake è stanco di rivoltarsi nella tomba:
Silverstone è l’ennesimo insulto alla leggenda
Una disfatta annunciata
Il podio? Un miraggio
Un’altra gara, un’altra figura barbina. A Silverstone la Ferrari riesce ancora una volta nell’impresa che ormai le riesce meglio: deludere senza riserve. I tifosi non ce la fanno più: oscillano tra la gastrite da Malox e la tentazione di tifare curling, sport dove almeno la strategia la capisce anche la nonna davanti alla tv.
Charles Leclerc, con il coraggio tipico degli sventurati, parte dai box con gomme slick sul bagnato. Mossa geniale, degna dei migliori bar sport di periferia. Risultato? Quattordicesimo, fuori dai punti, fuori dalla grazia di Dio, fuori da qualsiasi logica agonistica. Ma a Maranello continuano a studiare – con passione, ci mancherebbe – come perdere con eleganza.
Dall’altra parte, il vecchio leone Lewis Hamilton ci prova fino all’ultimo e sfiora il podio. Norris vince, Piastri (penalizzato) lo segue e Hulkenberg, uno che sembrava destinato a collezionare solo figurine, sale finalmente sul podio dopo 239 gran premi di onesto anonimato. E la Ferrari? Si ritrova a osservare la scena come il compagno di banco che non ha studiato.
Strategia da osteria
Ogni volta che piove, le altre scuderie aggiornano le strategie. Ferrari aggiorna il menù: acqua, vino rosso e decisioni a caso. Lo chiamano “rischio calcolato”, ma l’impressione è che a Maranello il calcolo lo facciano lanciando i dadi.
E dire che altrove la Ferrari funziona eccome: a Le Mans continua a vincere come una volta. Tre vittorie consecutive nella 24 Ore, dodicesima affermazione nella storia della corsa più affascinante del mondo, con una squadra chirurgica che non sbaglia nulla, nemmeno sotto pressione. La Ferrari vera, la Ferrari che ci piace, è lì. Non in Formula 1.
Dove sono finiti i geni di Maranello?
Allora, il problema non è il DNA. Il materiale umano c’è. Forse è solo mal distribuito. Forse quelli bravi stanno tutti dall’altra parte della fabbrica, mentre in F1 ci siamo affidati ai cugini che montano i mobili con il libretto sbagliato.
È tempo di fare piazza pulita: agosto è vicino, si va tutti in ferie. Al ritorno, nuova gestione, nuove idee, nuovi tecnici. Se non li troviamo in Italia, poco male: c’è la Cina, dove fanno volare i missili ipersonici e almeno lì la parola “velocità” ha ancora un senso. Oppure ci rivolgiamo direttamente a Elon Musk: magari in cambio di un paio di Model S ci presta due ingegneri e un algoritmo che azzecca quando cambiare le gomme.
Se proprio vogliamo varcare i confini del paradosso, possiamo sempre importare un manager dalla Corea del Nord. Almeno lì, quando qualcosa va storto, qualcuno paga davvero.
Eppure, ironia a parte, non servirebbe molto.
La Ferrari a Le Mans dimostra che la qualità, il coraggio, la precisione e il talento ci sono; che il motto dall´eccellenza in su è sempre valido. Ma in F1 regna la confusione, il pressapochismo e forse un po’ troppa autosufficienza. Perché quando si parla di Ferrari, si parla di orgoglio nazionale, non di un marchio qualunque.
Il Drake, intanto, continua a rigirarsi nella tomba. Al ritmo attuale, rischia di fare più chilometri di Leclerc in un intero weekend di gara.
Chiamatelo, qualcuno lo fermi. O, ancora meglio, fate in modo che possa finalmente riposare in pace.
Prossima gara: sperare è gratis.
Ma il Drake, almeno per oggi, continuerà a rigirarsi. Se non altro, lui gira.
Di Redazione
Foto: Lagazzettaonline



















