Quando la Cina gioca a fare la spia… ma finisce per farsi scoprire peggio di un ladro di polli.
Spiare il mondo sembra essere diventato il passatempo preferito di Pechino, ma con risultati che lasciano alquanto a desiderare. Altro che James Bond: il Dragone orientale, quando indossa lo smoking da agente segreto, finisce spesso con le mani nella marmellata, beccato in flagrante come un ragazzino che copia il compito in classe.
La Cina ci prova in tutti i modi: finti turisti con la macchina fotografica sempre pronta (ma puntata sui documenti riservati), palloni volanti che “per caso” sorvolano basi militari, videocamere onnipresenti che trasmettono dati come fossero reality show, telefonini spioni e persino squadre di polizia extraterritoriale che vanno in giro per il mondo a mettere il naso negli affari dei cinesi emigrati. Insomma, il menù è vario, ma spesso il sapore è quello di un pasticcio mal riuscito.
Uno degli episodi più imbarazzanti per Pechino risale al 2024, quando, nel cuore di Praga, l’intelligence locale sventò un presunto attentato in pieno stile Hollywood. Secondo i servizi cechi, l’obiettivo era niente meno che la vicepresidente di Taiwan, Hsiao Bi-khim. L’idea? Provocare un incidente d’auto simulato per “risolvere” la questione con la finezza di un camion in retromarcia. Peccato che il piano sia finito dritto nei fascicoli della polizia prima ancora di partire, lasciando Praga, Taipei e Pechino a scambiarsi accuse come figurine Panini.
E questi non sono episodi isolati. Dalla Silicon Valley alle capitali europee, l’ombra (nemmeno troppo discreta) dello spionaggio cinese continua a farsi notare. La Cina vuole sapere tutto di tutti, controllare tutto e tutti, e – quando serve – pure intervenire, magari senza neanche togliersi il cappello da turista.
Napoleone diceva che “una spia ben piazzata vale 20.000 uomini al fronte”. La Cina, con oltre un miliardo e quattrocento milioni di abitanti, dovrebbe poter scegliere con calma… e invece manda spesso in missione personaggi che sembrano usciti da un film comico più che da un thriller.
Il problema forse è che lo spionaggio moderno richiede più dimestichezza con mouse e password che con pistole e arti marziali. Oggi il vero agente segreto deve saper leggere file criptati, non saltare dai tetti. E pare che qualche falso turista cinese non abbia ancora aggiornato il curriculum.
Certo, ci saranno pure i veri 007 di Pechino, ma tra dilettanti allo sbaraglio, palloni gonfiabili e spie da discount, distinguerli è sempre più complicato. Forse è anche per questo che la Cina – come tutto il resto del mondo – si sta affidando sempre più all’intelligenza artificiale: almeno quella non dimentica il microfono acceso. O quasi.
di Redazione



















