“La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa.”
— Karl Marx
Nessuna infografica, nessun saggio di geopolitica o editorialista della domenica ha descritto meglio l’evoluzione della Destra novecentesca quanto quel celebre meme: a sinistra, un cane iper-palestrato, mascella quadrata, occhi infuocati; a destra, lo stesso cane, ma decrepito, tremolante, ormai fuso nel divano con un plaid addosso e la faccia da chi ha appena perso anche l’ultimo treno per la storia.
Eppure, lì dentro — in quel banalissimo collage da social — c’è tutto: il passaggio dalla Destra come progetto di dominio e trasformazione del mondo, alla Destra come comitato di accoglienza del proprio pubblico. E sì, vale la pena tentare una (sempre parziale e raffazzonata) ricostruzione.
Un secolo fa: velleità e violenza
Cento anni fa, la Destra era muscolare, ideologica, perfino mistica. Fascismi, nazionalismi, tradizionalismi, colonialismi: la missione era grande, era storia con la S maiuscola. La Destra credeva in qualcosa — spesso in qualcosa di profondamente sbagliato, ma comunque qualcosa. Un’Idea che pretendeva di prevalere sulla realtà. L’uomo nuovo, l’ordine, la gerarchia, la forza, l’onore.
Dall’altra parte, la Sinistra era lo spazio della massa informe: lavoratori sfruttati, anarchici disorganizzati, drogati, bohémien e utopisti. Era caos, fermento, utopia: lo “stato brado” dell’umanità, ancora tutta da civilizzare attraverso l’istruzione, l’emancipazione, la lotta.
Oggi: Nutella contro Nietzsche
Nel 2025 la mappa si è rovesciata.
La Sinistra è diventata la custode del progresso. Non più l’assalto al cielo, ma la manutenzione del mondo. Porta sulle spalle tutto il peso della moralità, dell’ecologia, dell’inclusività, dei diritti, della complessità. È diventata seria, tragicamente seria. Un’ideologia che non ha più il fascino della rivoluzione, ma la noia della responsabilità.
La Destra, invece, ha fatto implosione. Non ha più una narrazione, né un orizzonte. Il suo rappresentante più paradigmatico — Matteo Salvini — ha tradotto il vecchio “Credere, obbedire, combattere” in “Mangiate Nutella e fatevi i cazzi vostri”. Il suo messaggio è chiaro: non cambiate. Rimanete esattamente come siete. Pigri, confusi, approssimativi, a vostro agio tra il barbecue abusivo in giardino e lo scontrino non fatto.
Non c’è più traccia dell’ambizione tragica, imperiale, mistica. Al suo posto c’è il cazzeggio — ma un cazzeggio elevato a filosofia, a progetto politico. L’uomo della Destra postmoderna non vuole trasformare il mondo, vuole che il mondo non lo disturbi.
Conservare l’individuo, non i valori
Una volta si parlava di conservatorismo, cioè di un ordine superiore da difendere. Oggi si tratta di conservazione individuale: la propria casetta, il condono edilizio, il motorino truccato del ’97, il privilegio come diritto acquisito. Non c’è più Patria, c’è il giardino di casa. Non c’è più Tradizione, c’è il “mi sono sempre fatto così”.
In un mondo in cui la Destra ha perso la guerra culturale, non cerca di riscrivere i valori: li evita. Se la moralità è oggi patrimonio della Sinistra, la Destra ha scelto di essere amorale, apolitica nel senso più profondo: senza polis, senza progetto comune.
Essere di sinistra oggi: una condanna al pensiero
Il paradosso è che, per quanto ridicolizzata, è la Sinistra che oggi si fa carico della continuità storica dell’Occidente: Hegel, Kant, Marx, perfino Cristo. L’idea che la Storia abbia un senso, che le nostre azioni contino. Che ci sia un dover essere.
Ma a quale costo? Essere di sinistra oggi è una maratona morale. È svegliarsi ogni mattina e ricordarsi di essere fallibili, di dover correggere i propri bias, di dover pensare agli altri, al pianeta, agli esclusi. È rinunciare al sollievo della pancia e scegliere ogni giorno il peso della testa.
La vittoria della destra è una disfatta mascherata
Eppure la Destra vince. In Italia, certo — ma non solo. Vince quasi ovunque in Europa. Ma è una vittoria di Pirro, una conquista illusoria, incapace di tradursi in strategia, visione o guida. La Destra vince perché non pretende nulla dal proprio elettorato, ma questa non è forza: è abdicazione.
Il continente appare un corpo flaccido e spaesato. Di fronte alle sfide geopolitiche del nostro tempo — la Cina, la Russia, l’AI, le migrazioni, le transizioni ecologiche e digitali — l’Europa è un vecchio cane stanco che prova ogni tanto a ringhiare, ma non riesce nemmeno ad abbaiare. Le destre d’oggi non propongono soluzioni, non immaginano futuri: al massimo, provano nostalgia per i mondi scomparsi.
È una destra che vuole governare ma non guidare, sedersi ma non costruire, sorvegliare ma non decidere. Una destra che prende i voti come si prende un like: per simpatia, per pigrizia, per paura. Ma poi si arena, si inchioda, si incarta su se stessa.
Conclusione: Cani vecchi in un continente stanco
Ecco perché quel meme è così efficace. Perché racconta una verità scomoda: la Destra ha smesso di credere nella storia e si è rifugiata nella sitcom quotidiana; la Sinistra si è presa tutto il fardello della coscienza, e ne è uscita stanca, cupa, insopportabile.
Nel frattempo, l’Europa — che pure si credeva l’avanguardia del mondo — è diventata la pancia molle del pianeta. Un continente che non ha più nemici esterni da combattere, né sogni interni da inseguire. Che si specchia nel proprio cane tremolante e si domanda, sottovoce: “Che cosa siamo diventati?”



















