Analisi sarcastica del divorzio dell’anno
Erano la “strana coppia” della politica contemporanea: uno con la valigetta nucleare, l’altro con un razzo per fuggire su Marte. Donald Trump ed Elon Musk si erano giurati amore eterno, o almeno finché incentivi e commesse governative non li separassero. Spoiler: li hanno separati.
In un anno siamo passati dal bacio accademico con tanto di “chiave d’oro” della Casa Bianca a una raffica di post al napalm su X (ex Twitter, ex social, presto forse ex realtà). Il tycoon e il magnate si sono lanciati epiteti che nemmeno in un reality con opinionisti stanchi: “ingrato”, “bugiardo”, “impazzito”, e l’immancabile “Trump è nei file di Epstein”. Per ora, nessuno ha ancora minacciato di “togliere il follow”, ma non escludiamo sviluppi.
Trump, presidente-influencer part-time, ha dichiarato in pieno stile divorzista: “Non so se avremo più una grande relazione”. Traduzione: si è già tenuto il cane, la Tesla, e forse anche il codice nucleare. Musk, invece, si è sfogato su X lanciando un sondaggio in cui chiede se sia ora di fondare un nuovo partito. L’84% ha detto sì, ma d’altronde su X votano anche i bot di Neuralink, quindi la statistica è da prendere con un chip nel cervello.
Il “Big Beautiful Bill” — un nome che pare uscito da un cartone animato o da una marca di hot dog — è stato il colpo di grazia: una legge approvata “nel cuore della notte”, stile colpo di Stato sudamericano, con Musk che afferma di non saperne nulla. Lui, che nella Casa Bianca aveva un badge più usurato di quello del maggiordomo.
Nel frattempo, mentre Musk brucia 100 miliardi di dollari in Borsa come se fossero marshmallow, Trump lo accusa di volere più incentivi per l’auto elettrica. Elon risponde: “Grassa e brutta” è la legge. Ma la vera domanda è: parlava della legge o della loro relazione?
Non pago, Musk rilancia: “Trump dovrebbe essere sottoposto a impeachment e sostituito da JD Vance”. Proposta così casuale che sembra uscita da un bigliettino della fortuna. Ma ormai è guerra totale, e la SpaceX minaccia addirittura di ritirare la navicella Dragon, cioè l’unico mezzo americano affidabile per andare nello spazio senza usare Google Maps.
Il divorzio tra questi due giganti non è solo gossip da Oval Office: è la fine di un’era. Una fine con botte da orbi, tweet velenosi, e il rischio concreto che l’America si ritrovi senza razzi spaziali ma con un nuovo partito populista formato da Elon e, probabilmente, un’intelligenza artificiale che gli fa da vice.
E noi?
Noi raccoglieremo i cocci. I cocci della democrazia, dei mercati, delle navicelle spaziali e forse anche di un sogno: quello che i super-ricchi potessero convivere pacificamente nel giardino dell’impero, tra una deregulation e una bistecca al ketchup.
Ma dai, in fondo… C’eravamo tanto amati.
Giuseppe Arnò
Credito foto: AI



















