…e daje co ’sto ponte

Tra crisi energetiche, desertificazione industriale e un Mezzogiorno che grida vendetta per le occasioni perdute, in Italia non manca mai il tempo per riaccendere l’ennesima, stanca polemica. Stavolta — di nuovo — il bersaglio è il Ponte sullo Stretto di Messina. Un’idea che resiste al tempo come un vecchio disco graffiato: ogni volta che si torna a parlarne, ecco rispuntare le stesse accuse, le medesime lamentele, identiche obiezioni.
I detrattori, puntuali come le tasse, denunciano lo scippo di risorse: “Tagliano i fondi al Sud per regalarli alle grandi opere del Nord!” – gridano indignati. In prima linea, la Calabria, che ancora attende manutenzione, strade degne di questo nome, collegamenti moderni. Eppure, il ponte è lì, sempre nel mirino, sempre da demonizzare.
Ma quanti, tra questi indignati, ricordano le polemiche gemelle di quando si costruì l’Autostrada del Sole? Allora, si disse che “Cristo si era fermato a Eboli”. Oggi, quella stessa infrastruttura è considerata un pilastro del collegamento tra Nord e Sud. I calabresi — gli stessi che si sentivano dimenticati — ringraziarono quando poterono raggiungere Milano in un giorno anziché in tre.
Storia vecchia, che si ripete con ogni grande opera: treni veloci, porti, infrastrutture. Sempre le stesse voci, sempre gli stessi timori, finché il cemento non prende forma. Allora, come per magia, il rumore si spegne, e il progresso diventa ovvio.
Costruiamo il ponte, dunque. E poi giudichiamo. Non sarà la soluzione a tutto, certo, ma smetterà almeno di essere il comodo alibi dei barcaioli nostalgici e dei politici di piccolo cabotaggio.
Però sia chiaro: ponte o non ponte, nulla cambierà nella sostanza finché non avremo una classe dirigente che prenda davvero a cuore le sorti del Sud. Finché non ci saranno politici di peso, con visione e coraggio, disposti a mettere mano ai nodi veri: investimenti, occupazione, legalità, sanità, istruzione.
Il problema non è il ponte. Il problema è l’abbandono. E su questo, non si può più restare in silenzio. Avanti coi lavori, ma soprattutto avanti con la verità.
Giuseppe Arnò



















