Tra telefonate miracolose, memorie selective e illusioni vaticane, il “piano di pace” di Putin somiglia più a un piano di conquista con benedizione annessa.
Donald Trump ci ha appena rivelato, con la solennità di un prete all’altare e l’entusiasmo di un venditore di aspirapolveri, che la guerra in Ucraina potrebbe finire a breve. Come? Grazie a una telefonata di due ore con Vladimir Putin. Due ore: il tempo di una pizza tra amici e — voilà — la pace mondiale è servita. E se poi i colloqui si fanno al Vaticano, magari tra una benedizione e una stretta di mano, che male c’è? “Che il processo abbia inizio!”, tuona The Donald, con la foga di chi lancia una nuova stagione di un reality show.
Peccato che l’unico “processo” a cui sembra interessato Putin sia quello di inglobare metà dell’Ucraina e trasformare l’altra metà in una zona cuscinetto, stile vecchia DDR. Ma su questo, silenzio stampa. Nessuno che si azzardi a dire che “il negoziato” tanto agognato da alcuni, non è altro che una commedia in cui l’unico a conoscere il copione è proprio Putin.
D’altronde, la Crimea? “Già russa”, ovviamente. Chi osa discutere? L’Europa, forse? Quella stessa Europa che non riesce a mettersi d’accordo nemmeno sull’ora legale? Quella che sventola la bandiera della pace mentre si dimentica che senza deterrenza militare, la diplomazia è solo un altro nome per “chiacchiere e tarallucci”?
A proposito: in Calabria si dice che “quando l’asino non vuole bere, è inutile fischiare”. Ecco, Putin è l’ “asino”. Solo che non è un povero animale testardo, ma un leader che non vuole assolutamente “bere” la pozione della pace. E continuare a fischiare, come fanno Bruxelles e co., serve solo a farci venire il fiatone.
Intanto, il Cremlino prende tempo. Finge apertura, propone un “memorandum” (che suona tanto quanto una lista della spesa con minacce tra le righe), e ribadisce che la Russia vuole “eliminare le cause profonde del conflitto”. Traduzione: niente NATO per Kyiv, e possibilmente nemmeno l’indipendenza. Ma tranquilli, si lavora per la pace!
Nel frattempo, l’economia russa gira che è un piacere… in modalità guerra. Armi, propaganda, consensi interni: la macchina bellica funziona a pieni giri. Perché mai Putin dovrebbe voler fermare il motore adesso?
E mentre Zelenskyj è messo in un angolo, Europa e Stati Uniti recitano un copione pieno di belle parole e zero azioni. Anzi, c’è il rischio concreto che, pur di dichiarare una “pace”, qualcuno firmi qualsiasi cosa, anche se include cedere Kherson, Zaporizhzhia, e magari pure un paio di città bonus.
Ma ehi, Trump ha detto che risolverà tutto in un giorno. Cosa potrebbe mai andare storto?
di [autore ironico a piacere]



















