Servizio e foto di Claudio Beccalossi
Verona – Un polo d’intelligente attrattiva, di disarmante suggestione, d’ingannevole scoperta.
Ha aperto i battenti in città, in vicolo Santa Caterina 26, l’originalissino Museo “Illusione tra arte e scienza” realizzato dal Gruppo “Magic Museum” s.r.l. (https://www.museoillusioneartescienza. com/verona/). Cioè “impressioni ottiche” con installazioni, fotografie e didascalie, l’apparenza che intriga, affascina, sgomenta, istruisce e fa spettacolo trascinando. Un bonario match di boxe, insomma, tra percezione e verità, tra fattibile ed inattuabile. Come (se non più) d’una trasvolata onirica…
Una “galleria del miraggio schietto”, sulla scia di altri già a portata di pubblico a Torino (in Palazzo Falletti Barolo, in via delle Orfane 7/a), Bologna (in Palazzo Belloni, in via de’ Gombruti 13/a), San Marino (in via Basilicius 18) e Varese (in piazza Monte Grappa 5).
Il fine? La realtà virtuale. “Un’esperienza immersiva che permette d’esplorare ambientazioni uniche e surreali, ricostruite in modo interattivo e coinvolgente. Un nuovo sistema di vivere la magia delle illusioni”.
Il percorso include pure la piena implicazione in giochi ed effetti di specchi e luci. Nella fittizia moltiplicazione di sé, nell’infinito copia incolla, con visuali riproduttive a 360°…
Si tratta d’un itinerario alla scoperta di “misteri fisici, chimici, mentali delle percezioni e dei loro inganni. Con l’obiettivo di riconoscere le insidie delle apparenze, dei meccanismi che portano a vedere quel che non c’è, a capire come funziona il nostro cervello”. Quindi, un’evasione perspicace, uno svago d’apprendimento…
La… vernissage s’è avvalsa della partecipazione… ordinaria di Ronny che, camuffato con silicone mask, ha impersonato il suo alter ego Philip (“Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde”, racconto di Robert Louis Stevenson, docet?), “ambedue” di Firenze (www.creafx.com).
Ronny in maschera è stato presentato furbescamente da Clarissa, dello staff d’accoglienza, come “filosofo Emanuele Severino”, persona della quale «nessuno si sarebbe pentito di conoscere». In effetti, esiste (anzi, esisteva perché scomparso) un filosofo Emanuele Severino (Brescia, 26 febbraio 1928 – Brescia, 17 gennaio 2020). Ma l’aspetto del tizio ha lasciato subito perplessi i presenti, fino al suo rivelarsi in versione originale barbuta.
Lorenzo Cantini, general manager e motore ben lubrificato del meccanismo museale, s’è sbottonato sul dietro le quinte dell’iniziativa in casa scaligera.
«L’idea l’ho avuta a Las Vegas (Nevada, Stati Uniti) una decina di anni fa, quand’ero col famoso illusionista David Copperfield (pseudonimo di David Seth Kotkin, Metuchen, New Jersey, Usa, 16 settembre 1956, n.d.a.). Gli americani stavano inaugurando una mostra sui sogni e mi vollero come collaboratore, con un cachet molto alto. Copperfield mi disse “Guarda, Cantini, se tu fai una mostra così in Europa, con le illusioni primarie, dovresti avere successo”»
«Siccome io m’occupavo già di esposizioni (su Tutankhamon, sull’Inquisizione e sulle torture nei musei di San Gimignano, San Marino ecc.) – ha raccontato Cantini – da addetto ai lavori ho intuito che questa poteva essere un’esposizione in grado d’interessare sia ragazzi che gente attempata come me. Effettivamente, ha avuto un grandissimo successo. Come a Torino, nel prestigioso palazzo Falletti Barolo, dove in un anno sono entrate 150mila persone».
Perché adesso Verona?
«Addirittura 40 anni fa feci una mostra di serpenti velenosi in piazza Bra. Sono legato alla città come a Firenze, perché sono un fiorentino (e si sente, dal mio accento). Ho voluto mettere questa rassegna in un posto che, sì, è un po’ nascosto ma si trova pur sempre in centro storico. Penso che abbia già un ampio consenso perché mi sta chiamando molta gente».
«Sarà un museo permanente Abbiamo contatti anche con Gardaland e credo che esisterà per diversi anni. Non è, quindi, una cosa temporanea ma un “museo delle illusioni” che m’auguro sia duraturo il più possibile. M’interpellano tante scuole e c’è una grande attesa anche da parte degli insegnanti».
Gli autori delle opere? «Ho preso un po’ da tutto il mondo. – ha risposto il general manager – Potrei essere io, mi sono rifatto ai miei viaggi internazionali, a Las Vegas. Questo museo si rinnoverà ogni anno mettendo nuovi “inganni visivi”. Non hanno fine. Ho attinto a gente del mestiere, dei docenti, degli psicologi perché m’aiutassero a capire che quello vedibile a volte è un abbaglio. La gente rimane sorpresa se non addirittura sconvolta».
In sintesi, quindi, “Illusione tra arte e scienza” costituisce una nuova formula-museo alquanto di richiamo, fuori dagli schemi classici, nell’equivoco-abbaglio con leggi di natura…























