41º in arrivo

ALLERTA ROSSA: CALDO, CAOS E BUONSENSO IN ESAURIMENTO

Quarta ondata di caldo africano: 41 gradi in arrivo. Ma il vero clima torrido è quello della cronaca, tra coltelli, guerriglia urbana, politica-spettacolo, giudici sotto esame e un mondo che sembra aver smarrito il libretto delle istruzioni.

 

di Giuseppe Arnò

Attenzione, cittadini: arriva la quarta ondata di caldo africano. A metà settimana il termometro potrebbe toccare i 41 gradi e le notti si trasformeranno in autentiche «super tropicali». Gli esperti raccomandano prudenza: il caldo provoca stress termico, cefalea, pressione alla testa e stanchezza mentale.

Per carità, speriamo che almeno politici e magistrati siano immuni. Perché se il caldo dovesse colpire anche loro, rischieremmo di passare dall’attuale cinquanta per cento di caos al cento per cento. E lì, altro che aria condizionata: servirebbe un miracolo.

Del resto, a guardare la cronaca, non è soltanto il clima ad aver perso la misura.

Il 12 maggio scorso, per esempio, non c’erano 41 gradi. Era una giornata normale e, presumibilmente, nei tribunali funzionava anche l’aria condizionata. Eppure Abdul Ballout venne rimesso in libertà perché, secondo la valutazione giudiziaria, non rappresentava «un pericolo concreto». Oggi Berlino piange un morto e conta 29 feriti.

Il caldo, questa volta, non c’entra proprio nulla. Qui il problema è il sistema.

Quando la realtà cambia, prima o poi devono cambiare anche le regole con cui la si affronta. La società di oggi non è quella di ieri, la radicalizzazione ha assunto forme nuove e la valutazione della pericolosità di un individuo non può essere affidata a formule astratte, come se il mondo reale fosse rimasto fermo in attesa della prossima sentenza.

Il vecchio principio secondo cui il giudice è «il perito dei periti» è nobile. Ma il perito dei periti dovrebbe, forse, conoscere anche il mondo nel quale vive.

Intanto, Parigi ci mette del suo.

Tre feriti in un attacco con coltello, un uomo fermato e una frase agghiacciante: «Allah mi ha mandato per uccidere delle donne».

Meno male che non ha detto «Mi manda Picone». Avremmo potuto almeno sperare in una commedia.

Ma ormai basta aprire un giornale per trovare l’intero repertorio: attentati, coltelli, aggressioni, terrorismo, disordini, guerre, crisi e catastrofi. Siamo al cinquanta per cento del potenziale caos, dicevamo. Con buone prospettive di rialzo.

E non poteva mancare l’Italia.

In Val di Susa la protesta No Tav è tornata a degenerare in scontri e violenze. Il governo avverte: «Lo Stato non indietreggia». Parole giuste, perché uno Stato che indietreggia davanti alla violenza non è più uno Stato: è un servizio clienti.

La magistratura indaga sulla possibile regia degli ambienti più radicali. Se davvero dietro gli assalti ci sono organizzazione, strategie e modalità da guerriglia, allora il problema non è più soltanto l’ordine pubblico. È la tenuta stessa dell’autorità dello Stato.

E qui non servono slogan. Serve prevenzione, intelligence, certezza della pena e, soprattutto, la capacità di intervenire prima che la guerriglia diventi una consuetudine.

Perché una volta che la violenza diventa normale, il giorno dopo diventa tradizione.

Anche lo sport, naturalmente, non vuole essere da meno.

Caos azzurro: Maldini e Leonardo sbattono la porta, risalgono Conte e Mancini, mentre Thiago Motta sembra sfumare. Malagò cerca la soluzione e la Nazionale assomiglia sempre più a una poltrona musicale: parte la musica, girano i nomi e, quando si ferma, qualcuno resta senza sedia.

Ma almeno il calcio, quando va male, ha il buon gusto di farci soffrire soltanto novanta minuti.

Poi c’è Hollywood.

Si scoprono i compensi del cast di The Odyssey e il cachet di Zendaya fa discutere. Cinque minuti sullo schermo, una cifra da capogiro.

Purtroppo Omero non può più reclamare i diritti d’autore. Peccato: avrebbe potuto diventare finalmente ricco dopo qualche migliaio di anni. Incassa Nolan. Anche l’Odissea, in fondo, ha trovato il suo moderno Ulisse: parte da Hollywood, attraversa il mare dei milioni e torna a casa con il bottino.

E la politica?

La politica ha ormai capito tutto dell’intrattenimento.

Nappi e +Europa, una pornostar in lista non fa più scandalo. O tempora, o mores! Ai tempi di Cicciolina, almeno, la provocazione sembrava ancora una provocazione. Oggi rischia di sembrare semplicemente un normale episodio della campagna elettorale.

Il confine tra politica e spettacolo è ormai talmente sottile che, a volte, non si capisce più chi stia recitando e chi stia governando.

E naturalmente, in questa rassegna del caos, non poteva mancare Donald Trump.

Si racconta che abbia rallentato le operazioni contro l’Iran per il timore di esaurire i Patriot. Se fosse vero, sarebbe curioso che una simile preoccupazione venisse comunicata pubblicamente: una maniera assai originale di informare anche gli avversari sulla disponibilità delle proprie munizioni.

Ma con Trump tutto è possibile. Perfino che la strategia militare venga presentata come un comunicato stampa.

E allora eccolo, il nostro bollettino quotidiano.

Temperature in aumento.
Violenza in aumento.
Caos in aumento.
Buonsenso: precipitazioni scarse.
Istituzioni: visibilità ridotta.
Politica: nuvolosità variabile, con possibili schiarite elettorali.
Magistratura: clima incerto.
Sport: temporali sparsi.
Hollywood: piogge di milioni.

Per il resto, si consiglia di rimanere in casa.

Non tanto per il caldo.

Per la cronaca.

E se proprio dovete uscire, portate con voi acqua, cappello e una buona dose di prudenza.

Il termometro potrebbe arrivare a 41 gradi.

Il problema è che il buon senso, ormai, sembra aver superato da tempo la temperatura di ebollizione.

Montanelli, davanti a tutto questo, probabilmente avrebbe sorriso amaramente. E forse avrebbe scritto che il mondo non è diventato più pazzo: siamo semplicemente diventati più bravi a raccontare la sua pazzia.

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Foto by Canva mix

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