GIUSTIZIA E POLITICA

L’affondo di Le Pen dopo la condanna:

una battaglia per la democrazia e la libertà di scelta

 

“La giustizia è la costante e perpetua volontà di dare a ciascuno il suo.” – Ulpiano

La sentenza: ineleggibilità e reclusione

La condanna di Le Pen ha scosso profondamente l’intero panorama politico francese, suscitando un ampio dibattito sulla giustizia e sulle sue implicazioni politiche. La sentenza che l’ha colpita, che la rende ineleggibile per i prossimi cinque anni, ha suscitato indignazione, non solo tra i sostenitori del Rassemblement National, ma anche tra molti cittadini francesi che vedono in questa decisione una minaccia al diritto di scelta politica. Oltre alla questione dell’ineleggibilità, Le Pen è stata condannata a una pena di quattro anni di reclusione, con due anni da scontare con il braccialetto elettronico, e una multa di 100.000 euro.

La Corte ha anche dichiarato ineleggibili tutti i funzionari eletti del partito, una decisione che si applica immediatamente, indipendentemente dall’eventuale ricorso in appello. Ma la sentenza non si è fermata a questo: il Front National, che oggi si chiama Rassemblement National, è stato sanzionato con una multa complessiva di due milioni di euro, un milione dei quali senza condizionale. Inoltre, la giustizia francese ha ordinato la confisca di un milione di euro già sequestrati durante il procedimento giudiziario.

La reazione di Le Pen e Bardella

Le Pen, furiosa, ha definito questa condanna come un attacco diretto alla democrazia, un gesto che, secondo lei, ha lo scopo di impedire al suo partito di presentarsi alle future elezioni presidenziali. Parlando con forza e determinazione, ha dichiarato che “non lasceremo che i francesi si facciano rubare le presidenziali”. Ha accusato i giudici di essersi intromessi nel processo elettorale per danneggiare il suo partito, descrivendo la sentenza come una vera e propria “bomba nucleare” sganciata contro di loro.

Le Pen ha inoltre lanciato un appello ai suoi sostenitori, promettendo di utilizzare tutti i mezzi possibili per lottare contro questa decisione che considera ingiusta e motivata politicamente. Secondo la leader del Rassemblement National, questa sentenza non è un atto giuridico neutrale, ma una mossa deliberata per danneggiare la sua carriera politica e indebolire il suo partito, che continua a guadagnare consensi tra i francesi.

Anche Jordan Bardella, presidente del partito, ha espresso il suo dissenso nei confronti della sentenza, paragonando il trattamento riservato a Le Pen a una “deriva estremamente grave” che tradisce i principi democratici fondamentali. Bardella ha dichiarato che milioni di francesi sono indignati, ritenendo che i giudici abbiano agito in modo partigiano e sproporzionato. Ha anche sottolineato che il ricorso in appello è l’unico strumento per ribaltare la situazione, e che non si arrenderanno facilmente, nonostante le difficoltà.

Il sostegno da parte di Meloni e la mobilitazione popolare

La condanna di Le Pen ha avuto risonanza oltre i confini francesi, con esponenti politici europei che hanno espresso la loro solidarietà. Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, ha condannato la sentenza, affermando che nessuno che creda veramente nella democrazia può gioire per una decisione che colpisce un leader di un grande partito e priva milioni di cittadini della loro rappresentanza politica. “Nessuno può rallegrarsi per una sentenza che danneggia la democrazia”, ha scritto Meloni sui social, dando così un segnale di sostegno a Le Pen.

Nel frattempo, la base del Rassemblement National ha risposto attivamente. Dal momento della condanna, il partito ha visto una forte mobilitazione, con oltre 10.000 nuove iscrizioni e la raccolta di oltre 300.000 firme in favore di Le Pen. Questi numeri riflettono la determinazione dei suoi sostenitori e il crescente senso di ingiustizia percepito da una larga fetta della popolazione francese. Il partito sta preparando una serie di manifestazioni e campagne di volantinaggio, che partiranno già dal prossimo fine settimana, per protestare contro quella che considerano una decisione ingiustificata e politicamente motivata.

La lotta legale e le prospettive per il futuro

Nonostante la condanna, il ricorso in appello offre ancora una speranza. La Corte d’appello ha annunciato che la decisione finale sul ricorso sarà presa entro l’estate del 2026, un periodo che potrebbe permettere a Le Pen di prepararsi per le elezioni presidenziali del 2027. In ogni caso, il Rassemblement National non intende cedere, e Bardella ha chiarito che, finché esistono vie legali per annullare la condanna, non si considererà un’alternativa a Le Pen. La sua priorità è portare avanti la battaglia legale per permettere a Le Pen di tornare sulla scena politica.

Nel frattempo, il caso di Le Pen è stato paragonato ad altri episodi di esclusioni politiche che hanno coinvolto leader europei, come quello di Calin Georgescu, il candidato di estrema destra rumeno, escluso dalle elezioni presidenziali per presunti illeciti elettorali. Il caso di Le Pen è dunque visto come parte di un più ampio schema di ostacoli posti ai movimenti di destra in Europa.

Conclusioni

Questa vicenda non riguarda solo Le Pen e il Rassemblement National, ma tocca questioni cruciali per il futuro della democrazia in Francia e in Europa. La lotta per difendere la libertà di scelta dei cittadini, il diritto di essere rappresentati da chi si ritiene più adatto a farlo, è una battaglia che va ben oltre le sorti di un singolo partito. Mentre il Rassemblement National si prepara a lottare in tribunale, le manifestazioni e le mobilitazioni politiche si intensificano, e la politica francese entra in una fase delicata, segnata dal confronto tra le istituzioni e una parte crescente della popolazione che sente di essere stata tradita dal sistema giudiziario. Le Pen e il suo partito non intendono arrendersi, pronti a combattere per i diritti dei francesi fino in fondo.

Carlo Di Stanislao

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