Trump & Papa Leone XIV: Congratulazioni con riserva (e con muro)

Donald Trump ha fatto i suoi doverosi complimenti a Papa Leone XIV, primo Pontefice americano della storia. Fin qui tutto bene: patriottismo rispettato, bandiera onorata, stretta di mano virtuale fatta. Ma che ci sia dell’altro oltre la diplomazia lo dubitiamo.

Il Papa ha parlato di pace, e su questo Trump può anche annuire, magari pensando a qualche accordo di disarmo che non ha mai firmato. Ma quando Leone XIV ha osato pronunciare parole come “ponti” e “accoglienza per tutti”, il Tycoon dev’essersi sentito come Nabucodonosor davanti a un sogno che non capiva: inquieto, diffidente, e pronto a costruire un’altra torre (magari non di Babele, ma almeno di confine).

Del resto, ponti e muri non vanno d’accordo, neppure nei Vangeli. Mentre il Papa cita San Paolo e l’“abbattimento del muro di separazione” (Efesini 2,14), Trump preferisce Mosè che separa le acque — e poi magari fa costruire un bel cancello tra le due sponde.

Sì, Trump sarà contento di vedere un connazionale insediarsi sul trono di Pietro – magari un po’ come si è compiaciuto per l’elezione di un altro “outsider” americano, sé stesso. Ma da qui a credere in una convergenza di visioni tra la dottrina sociale della Chiesa e l’agenda trumpiana, ce ne passa.

A meno che Trump non decida di convertirsi al Vangelo secondo Leone, o che Papa Leone adotti il vangelo secondo Donald (quello con le tariffe, i muri e gli hashtag). Ma il primo miracolo non è nei piani del Cielo, e il secondo non è contemplato nemmeno da QAnon.

Il loro incontro sarà sicuramente caloroso e fotogenico, tra doni, sorrisi e forse una Bibbia con dedica. Ma poi, come i discepoli sulla via di Emmaus, i due si ritroveranno a camminare… in direzioni opposte. Ognuno per la propria strada, come già stanno facendo i grandi del mondo: un inchino, un tweet, e arrivederci.

Giuseppe Arnò

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