di Bruno Fulco
Che l’anno nuovo porti al crollo dell’ipocrisia.
Quest’anno l’inverno a Roma ha fornito la giusta cornice alle festività natalizie che lentamente stanno scivolando via. Un inverno vero, di quelli che ti invita ad aprire il cassetto per riprendere sciarpe, guanti e cappelli, che da queste parti neanche è scontato siano sempre così necessari.
Un inverno di quelli che, per chi può, rende piacevole lo stare in casa, ma che invece obbliga chi un tetto non ce l’ha ad inventarsi soluzioni di fortuna drammaticamente difficili, in strada, con questo clima. E pensare che a detta dei più il clima doveva essere sostituito in maniera permanente da inverni caldi e senza piogge.
Ma per fortuna Roma con i suoi mille difetti ed egoismi è però animata da una fitta rete di associazioni di volontariato che, oltre a quelle istituzionali tipo la Caritas, offre quotidianamente a chi ne ha bisogno, assistenza, supporto materiale, fisico e morale, sopperendo con il proprio senso civico e civile all’inadeguatezza di un sistema sociale che, in una ricca città occidentale, non dovrebbe permettere a nessuno di scivolare in situazioni di indigenza e degrado.
Una forza autentica che proviene dal cuore della gente, e che si contrappone nella pratica alle carenze di una società dominata dall’ipocrisia. La stessa che poi attraverso i media si riversa tutti i giorni sulla gente in ogni forma possibile per confonderne le coscienze.
L’augurio migliore che si possa fare per il nuovo anno è proprio quello di vedere spazzata via questa onda di finzione, convenzionalismo e falsità, per donare ad ognuno la grande libertà del pensiero libero dal condizionamento di massa.
Un’ipocrisia che si insinua in ogni questione, in ogni aspetto della nostra vita, tentando di indirizzare la cultura di massa e le abitudini di ognuno di noi, ma spesso però solo a beneficio di poche elite e potentati economici, che governano le sorti della terra e di tutti quelli che ci camminano sopra.
La speranza per l’anno che verrà è quella di scoperchiare sempre di più questo gioco e potersi sentire liberi di ragionare, ad esempio sul cambiamento climatico, seguendo i propri approfondimenti e le proprie idee senza essere insultati o trattati alla stregua di criminali, se solo si osa uscire dal solco del pensiero comune richiamandosi a studi o a lavori di scienziati accreditati, ma che non sposano questa tesi.
L’augurio e di sfuggire alle ipocrisie che serpeggiano tutte intorno a noi, come l’Ideologia green che non può essere messa in discussione in nessun modo e in nessun aspetto, a partire da quello che mangiamo.
Ad un certo punto è sembrato che gli abitanti della terra per alimentarsi non potessero più fare a meno delle farine di insetti e di tutti i prodotti con esse confezionati. Poi è stata la volta della lotta culturale al consumo della carne per mille motivi, dal maltrattamento degli animali all’inquinamento che producono gli allevamenti, tutti temi che, voilà, hanno introdotto con rullo di tamburi l’ingresso del grande business della carne sintetica, di cui a un certo punto, anche di questa, non sembrava possibile fare più a meno.
E ancora in tema green, il martellamento che per anni ha portato a devastazioni paesaggistiche in nome delle pale eoliche e dei pannelli solari, business anch’essi che il tempo ha svelato essere motivati anche da grossi interessi esclusivi e di parte, oltre che dall’esigenza dall’energia pulita delle fonti rinnovabili.
Ancora per il green segue a stretto giro l’ipocrisia dell’auto elettrica ma di questa abbiamo già parlato. Giusto per non dimenticare comunque: costi esorbitanti delle macchine, difficile produzione e smaltimento delle batterie, che tutto è tranne che green, e soprattutto difficoltà quasi insormontabili di ricarica per gran parte delle situazioni in cui vive la gente tipo le grandi città, oltre all’autonomia ridotta che rende un calvario anche uno stupido viaggio di poche centinaia di chilometri.
Sulla questione elettrica poi, grava l’ipocrisia delle ipocrisie, conclamata dal fatto che non più di due anni fa si esortava la gente a limitarne il consumo riducendo riscaldamento, docce e condizionatori, e con il quale invece oggi si vorrebbe alimentare tutto il comparto auto. Non si capisce però chi è che ci dovrebbe dare ora tutta questa energia.
Su questa tematica poi le ipocrisie sembrano infinite, non ultima la visione di un mondo in cui praticamente a parte Europa, Stati Uniti, Canada e Australia che devono limitarsi all’inverosimile con restrizioni sempre più stringenti, il resto del mondo è libero di inquinare a piacimento.
Tutti questi protocolli, divieti e limitazioni infatti non si applicano al Sudamerica, la Russia e l’Asia tutta, con il paradosso che è proprio la Cina uno degli attori più attivi nel business dell’auto elettrica…si ma per venderla a noi. Basta prendere un planisfero ed individuare le aree di restrizione e quelle di zero limitazioni per rendersi conto che tutta questa questione è una grande pagliacciata.
In tema di ipocrisia, anche le guerre rappresentano un grande classico da strumentalizzare ad uso e consumo di forze politiche o interessi vari, per mantenere sul capo di ognuno di noi una pressione invisibile che tende a schiacciarci verso il basso impedendo alla nostra mente di prendere il volo.
Così è stato per l’Ucraina che nel tempo ha esaurito il suo potenziale, passando il testimone all’eterno conflitto Israele – Palestina, praticamente un manuale di come la potenza economica influenzi in ogni paese orientamenti, morale e narrazione di un evento bellico.
Ma anche quest’ultimo non è più una novità, a tenere banco ora è arrivato il rovesciamento della dittatura Siriana della famiglia Assad durata 53 anni, con lo stesso Bashar al-Assad fuggito a gambe levate dall’amico Putin, e sostituito dai ribelli di Hayat Tahrir al-Sham (Hts).
Un portavoce del nuovo governo Siriano ha dichiarato all’ANSA che non imporrà il velo alle donne, né introdurrà alcuna forma di limitazione alle libertà individuali non ostacolando quindi la presenza e la vita delle comunità di altre religioni.
Nemmeno il tempo di chiedersi se c’è da crederci o no e intanto già degli alberi di Natale della comunità cattolica Siriana sono stati dati alle fiamme a Damasco. Sembrerebbe cronologicamente solo l’ultima delle ipocrisie, quello che è certo è che la Siria si trasformerà presto nell’ennesimo osso da spolpare per interessi a vario titolo ad opera dei soliti noti: Usa, Russia, Turchia, e tutti i partner politicamente ed economicamente ad essi collegati.
Ma alla fine, circondati da tutto questo ipocrita bombardamento manipolatorio, la gente si sarà accorta che sono tutti elementi della stessa trama e che le mani che la tessono sono poche e sempre le stesse?
Io non ci giurerei altrimenti non si assisterebbe a fenomeni social come la valanga di livore scaricata sulla vicenda della speleologa Ottavia Piana, che si è infortunata nella grotta Abisso Bueno Fonteno, nella Bergamasca, rimanendo intrappolata per 83 ore prima di essere tratta in salvo.
L’impiego della monumentale macchina dei soccorsi che è riuscita a trarla in salvo ha scatenato incredibili polemiche ed indignazione riguardo a quanto potesse essere costata l’operazione.
Il dramma è tutto qua, la magia della manipolazione ci rende ciechi davanti all’ipocrisia che ci viene somministrata tutti i giorni, rendendoci stupidi come galline che si beccano in un pollaio. Così come è avvenuto con l’attenzione morbosa dedicata alle spese effettuate per i soccorsi alla speleologa rimasta intrappolata nella grotta qualche giorno fa, e per la cronaca, completamente coperte dall’assicurazione della speleologa stessa per tutte le sue attività. Salvo poi girarci dall’altra parte sfuggendo a noi stessi davanti a questioni molto più importanti per la nostra morale e quella collettiva.
Ai nastri di partenza di questo nuovo anno speriamo allora di riuscire ad aprire la mente assorbendo di meno. Un’ottima ispirazione potrebbe fornirla la Prima grande mostra retrospettiva dedicata a Franco Fontana, “Retrospective”, curata da Jean-Luc Monterosso e ospitata al Museo dell’Ara Pacis.
Maestro straordinario di come la mente possa leggere lo spazio aperto liberandosi da schemi e limiti. Un progetto espositivo che ripercorre per la prima volta l’intera carriera artistica di uno dei più grandi fotografi italiani del XX secolo, che ha rivoluzionato il linguaggio della fotografia a colori. L’augurio a tutti per l’anno che sta iniziando è che la visione di Franco Fontana sia uno stimolo per tutti a vedere in maniera diversa tutto ciò che ci circonda.